

Coi social network siamo tornati al feudalesimo?
Si chiama digital sharecropping, un termine coniato da Nicolas Carr, autore del controverso “Internet ci rende stupidi?”, che descrive un particolare fenomeno economico relativo al 2.0:
“One of the fundamental economic characteristics of Web 2.0 is the distribution of production into the hands of the many and the concentration of the economic rewards into the hands of the few”.
In sostanza, tutti possiamo produrre contenuti sui social network (Facebook in testa) per sfruttarne le numerose potenzialità di marketing, tuttavia dovremmo aver chiaro che quei contenuti, di fatto, “appartengono” alle piattaforme stesse. E più contenuti di qualità produciamo, più quelle piattaforme acquisteranno valore e più attireranno pubblico disposto a diventare produttore o prodotto (ve lo ricordate il famigerato: “se il servizio è gratis, il prodotto sei tu?”)
È un concetto piuttosto importante (e inquietante) se ci si occupa di content marketing e social media management per un’azienda o se, come imprenditori, stiamo investendo energie e risorse nella generazione e divulgazione di ogni sorta di diavoleria per ottenere visibilità e traffico sui nostri siti.
Se, da un lato, è verissimo che questi ambienti virtuali offrono grandi opportunità in termini di networking, brand awarness, individuazione di prospect, dall’altro, è bene tenere presente sempre che siamo solo usufruttuari, siamo ospiti.
Un po’ come quando il potente signore di turno metteva a disposizione di una manica di poveracci i propri possedimenti terrieri e, da un giorno all’altro, poteva modificare le condizioni di questa relazione unilateralmente.
Così Facebook, ad esempio, può decidere che la nostra comunicazione non è in linea con la sua policy o modificare l’algoritmo costringendoci a fare più campagne a pagamento o, semplicemente, chiudere.
Cosa succederebbe se impostassimo la nostra intera esistenza online su un’unica piattaforma, attratti dalle bassissime barriere all’ingresso e dal fatto che tutta la nostra rete sociale sembra stazionarci dentro H24?
Esatto: spariremmo anche noi.
Qual è la soluzione, allora?
Beh, sicuramente, oltre a non affezionarci troppo ad un solo habitat, ma spalmare la nostra presenza all’interno di più canali, probabilmente la cosa più intelligente da fare è avere grande cura e attenzione per tutti quegli elementi che possiamo controllare direttamente:
- Un sito ben costruito e ottimizzato
- Un data base ben profilato per continuare a lavorare con l’email marketing
- Un’ottima reputazione offline che resista a qualsiasi scossone web.
Perché in molti continuano a pensarli come dei giocattoli innocui, invece i social network, ormai, andrebbero inseriti a più livelli nel calcolo del rischio d’impresa.
(Potete leggere qui il post originale in inglese)