Gli oggetti soffrono?

Mi chiedevo se gli oggetti soffrissero.

O meglio: quando qualcuno di importante ti regala qualcosa e poi litigate, vi scannate, non vi vedete più, vi detestate di cortese odio, cosa prova quel dono? Si sente nella mani sbagliate?

Si vergogna? Scuote la testa e vorrebbe tanto tornare nella sua scatola o al caldo della bustina cinese rossa dove si stava da Dio, senza aver preso ancora una posizione?

Quando non lo guardi, sanguina? Il suo legittimo proprietario è ancora in connessione con lui? Gli manda segnali dal passato? Lo invita ad animarsi e a tirarti i pizzichi sul naso, di notte, e poi a rimettersi a posto, sulla mensola, fischiettando, così tu sei portato a impazzire perché credi di avere i fantasmi in casa e vai a dormire in albergo, poi ti ricoverano in manicomio e muori?

Che vita fa quell’oggetto se sente che tu lo stai per scaraventare fuori dalla finestra ogni volta che lo vedi? E, quando lo sfiori con nostalgia, trema? Lo sa che tu sei tu, sei quella Tu al quale è stato dedicato e questa cosa non potrà cambiare mai, anche se cambia? Ti riconosce?

Ho una mensola con degli oggetti. Non mi parlano, anche se mi dicono molto. Cerco di tranquillizzarli, confido loro che non hanno niente da temere con me, perché non li lascerò soli mai e non li getterò a casaccio nell’indifferenziata.

Li pulisco uno per uno, anche.

La memoria è un dono straordinario.

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