8 Marzo? Passata la festa, gabbato lo santo.
del perché non c’era, e non c’è, nulla da festeggiare.
La Festa della Donna è passata, come sempre in un gran parlare di diritti, di proclami, di “faremo” e “cambieremo”.
In concreto un nulla di fatto, come sempre, anche questo. Gli unici che, ancora una volta si sono sfregati le mani sono stati fiorai e gestori di locali.
Una festa inutile, un’occasione persa
Nulla a che vedere con il significato profondo Giornata internazionale della donna, con le battaglie fatte da grandi figure del passato per conquistare i diritti di cui noi oggi godiamo come acquisiti e scontati.
Un lungo cammino, quello per l’emancipazione, duro e difficile che ci ha garantito il diritto al voto, alla pari dignità, all’autodeterminazione. Un cammino osteggiato da chi,ora come allora, vorrebbe vedere la donna relegata un gradino più sotto, succube, remissiva.
Da chi finge di non capire che la donna, è ben più di una costola d’Adamo .
Studi scientifici, raccontano che il cervello femminile lavora ad alti livelli, che riesce a gestire più informazioni e quindi più azioni in contemporanea. La donna è multitasking. Ha capacità di recupero e resistenza superiori che le permettono di dividersi fra lavoro professionale e casaligo, cura dei figli e mille altre piccole, grandi incombenze.
Quale sesso debole?
I tentativi di renderci giustizia , come con le quote rose, ora parità di genere dell’Italicum ,in primo piano in questi giorni,in realtà finiscono per relegarci in un altro ghetto.
Mi ha lasciata veramente basita quanto detto dalla Presidente Boldrini in una intervista sull’otto marzo, dove affermava che “chiedere le quote di genere non è una richiesta scandalosa”
Per me, invece lo è, eccome.
Voler imporre ,per legge, una determinata presenza femminile nei luoghi di potere,è una assurdità . Le donne non hanno bisogno di concessioni, non hanno bisogno che un legislatore obblighi a dar loro un posto . Non hanno bisogno di un regalo che arriverebbe loro, ancora una volta, dall’universo maschile .
Uomini e donne andrebbero , sempre e comunque, scelti per merito. Così come il lavoro dovrebbe essere ugualmente retribuito, avendo come discriminante del valore, impegno e capacità. Volerci trattare come una categoria “protetta” è svilente per la nostra dignità.
Quello che occorre alle donne è essere giudicate con obiettività, senza preconcetti . E allora, visto che le donne sono oggettivamente brave, spesso più brave degli uomini, potrebbero tranquillamente diventare la maggioranza nei luoghi di comando. Come effetto naturale di una valutazione meritocratica ,però.
Il motivo per cui questo non accade è che la realtà femminile è danneggiata da una mentalità retrograda e maschilista che nessuna imposizione di legge può cambiare. Ma solo una diversa educazione sociale.
Ne è la prova la recente cronaca politica. Nel segreto del voto , quando non c’era la faccia da mettere, la legge sulla parità di genere, quella dell’Italicum appunto, è stata bocciata, a dimostrazione che un certo stato di cose non cambia per legge, per obbligo, cambia se muta il modo di pensare maschile.
E il maschio italiano, purtroppo è ancora ,per retaggio ed educazione , lontano da questa maturazione anche un po’ a causa del nostro essere madri chiocce, del perseverare nel crescere i figli come principini, serviti e riveriti. E quanto mai desiderosi di mantenere lo status quo.
La mentalità femminile , ha comunque le sue colpe nel perdurare di questa disuguaglianza.
Inutile negarlo, difficilmente sappiamo fare squadra tra noi, sappiamo allearci. Ognuna per sé e Dio per tutte. E allora quelle che hanno sacrificato tutto in nome della carriera, esaurendosi in gavette estenuanti, vedono come il fumo negli occhi le altre che magari hanno saltato passaggi grazie anche ad un bell’aspetto. E quest’ultime, giù a lamentarsi di non essere prese sul serio perché troppo spesso bella diventa ingiustamente sinonimo di oca.
Vero è che ad una donna in un posto di comando non si perdona l’impreparazione, l’incapacità e quindi chi ce la fa, chi riesce ad emergere è sicuramente degna di ricoprire quel ruolo.
Esser donna è un’avventura bellissima, diceva Oriana Fallaci, e una fatica immane, aggiungo io.
La fatica di chi vive in salita, di chi deve esserci, deve lavorare in casa e anche fuori.
Ché se un tempo la figura femminile era prettamente casalinga, oggi, per permettere una vita dignitosa alla famiglia, la donna deve contribuire “attivamente” al bilancio famigliare con un stipendio. Ma questo non significa, di rimando , che l’uomo contribuisca “attivamente” alla vita di casa con una collaborazione nelle faccende domestiche o nella cura della prole. Per molte di noi trovare uno spazio personale diventa arduo e le ore di impegno estenuanti.
Ci deve venire riconosciuta, questa fatica, ma non per legge.
Fino a quando pretenderemo di avere “in regalo” il diritto di contare quanto gli uomini, ridurremo la nostra festa a mimose e una notte di trasgressione in cui tutto ci è permesso, compreso copiare il peggio del peggiore comportamento maschile; fino a quando alzeremo la testa, un giorno all’anno, per tenerla abbassata negli altri 364, ecco, fino ad allora nulla potrà mai cambiare.
E l’8 marzo resterà solo un’altra occasione sprecata, appassita presto come i fiori che ne sono simbolo.