L’arbitro

perché vedere questo film


Uscito con forse poca eco nel settembre 2013, “L’arbitro” racconta le vicende umane e sportive di due squadre di calcio della lega sarda: lo scarsissimo Atletico Pabarile e il suo diretto antagonista Montecrastu, unite e divise da una rivalità feroce che, inevitabilmente, finisce per coinvolgere anche gli abitanti del paesino sardo che fa da sfondo alla storia.

In parallelo ma lontanissima,e non solo geograficamente, la storia dell’ambizioso arbitro Cruciani e della sua carriera in ascesa.

Personalmente non amo il calcio in nessuno modo, mi annoia, non lo capisco. Sono una di quelle che , se c’è la partita in televisione, si addormenta. Quindi, se qualcuno mi avesse detto che avrei trovato interessante, divertente e a suo modo filosofico un film in bianco e nero che parlava di calcio e arbitri , l'avrei preso per pazzo.
E invece,inaspettatamente, mi è piaciuto, e tanto.

Folle, surreale, ironico, a tratti quasi onirico e , a suo modo, poetico, mi ha fatto sorridere, ridere e riflettere sulle tante umane miserie e le poche nobiltà .

Camus ,citato a inizio proiezione, dice che:

"Tutto quello che so della vita l'ho imparato dal calcio".

E in effetti ,nel corso della proiezione, più volte è possibile scorgere nelle dinamiche del calcio una metafora della vita stessa.

Il film racconta la Sardegna più profonda e dura. Lontana mille chilometri dalle spiagge mondane e dalle feste faraoniche. Una landa selvaggia, chiusa , a tratti ancora arcaica , dove i vecchi paiono scolpiti nella pietra e le faide, di famiglia e non, finiscono ancora nel sangue.

Una Sardegna, volutamente “vista” in bianco e nero, cristallizzata nelle sue dinamiche e che potrebbe, per questo, appartenere a qualunque epoca. Sensazione che il regista rafforza con il continuo strizzare l’occhio, nei tempi e nelle inquadrature, a Sergio Leone e al suo spaghetti western che possiamo ritrovare in tutti i suoi archetipi : La faida, il regolamento di conti, la storia d’amore ,il buono, il cattivo,il corrotto.

Parallela,e solo apparentemente più contemporanea, corre la vicenda del brillante arbitro in ascesa Cruciani , mix di ambizione e ingenuità, di rigore e corruttibilità. Accorsi ce lo dipinge affettato e compreso nel ruolo,così esasperatamente lezioso da divenire involontaria macchietta e il regista arricchisce questa sensazione accompagnando il personaggio con musichette d’antan . Strepitosa , fra tutte, resta la scena del balletto solitario di Cruciani/Accorsi che molto ricorda un passaggio del film In&Out con Kevin Kline.

Ottima regia, ottimo cast, non solo per quanto riguarda i protagonisti, Geppi Cucciari e Accorsi in testa, ma anche per i personaggio secondari,i comprimari, capaci di rendere in coralità, il carattere complesso della gente di Sardegna. A voler trovare un difetto, forse un po’ troppo sbrigativo il finale, che avrebbe meritato più ampio sviluppo e che precipita, invece ,rapidamente nella risoluzione finale.

Ma è solo accademia.

Quello che resta, e che conta, è un film intelligente, adatto a tutti coloro che, sportivi appassionati o meno, amano un umorismo intelligente.

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