Un Atto di Coraggio.




Portare una divisa, non è facile, in nessun posto , figuriamoci in Italia.

Vi hanno cresciuti con tutti gli stereotipi giusti: prestigio, fascino dell’uniforme, orgoglio di servire e proteggere e poi vi siete ritrovati con addosso la fatica di un mestiere troppo spesso vilipeso,di uno stipendio vergognosamente basso a fronte di un rischio troppo alto; con l’ansia di chi è precario nella precaria situazione di uno Stato sempre più in bilico .

Lo sapevate però che indossare una divisa non è mestiere da tutti, non è cosa da cartellino timbrato, da orario 9–17 continuato: è una missione.

E’ un po’ come fare il dottore: ci sei dentro, ventiquattro ore al giorno, 365 giorni l’anno. Ci sei dentro forma mentis, sempre . E sempre devi essere pronto, anche quando sei infelice e la vita ti gira storta, quando i pensieri ti sommergono, quando fatichi ad arrivare a fine mese o sei incazzato.

Anche quando hai paura.

Soprattutto quando hai paura,perché spesso l’avete per compagna,voi servitori dello Stato, mandati allo sbaraglio,con pochi mezzi , a fare da linea di confine tra ciò che è bene e ciò che non lo è. Paura ma anche rabbia, se poi, l’ ingiusta giustizia italiana lascia andare liberi, il giorno dopo, quegli stessi catturati con fatica il giorno prima. Se si condannano i ladri di polli e i delinquenti, quelli veri, restano fuori, impuniti.

Ci si deve sentire desolatamente impotenti, come a cercare di svuotare il mare con un cucchiaino. Una fatica immane, senza soddisfazioni e di cui non si vede fine.

Ma questo non può essere una scusa, lo capite anche voi.

Una pretesto per sfogare sul primo che capita, le frustrazioni della giornata, lo sgarbo di un superiore, la discussione con il coniuge. La divisa, e il potere che, meritatamente o no ne deriva, non devono diventare strumento sadico di sfogo per malumori che ,alla fine,tutti abbiamo.

A voi si chiede di più, si chiede uno sforzo di autocontrollo maggiore che ai comuni cittadini. Quello di non rispondere alle provocazioni, di non cadere nel tranello dell’occhio per occhio,dente per dente. Il piacere perverso della ritorsione, che sia una multa per futili motivi o la manganellata a tradimento, non vi devono appartenere .Altrimenti vi mettete al livello dei delinquenti che perseguite o più in basso, e la vostra divisa diventa simbolo odioso di sopruso e prevaricazione.

Se qualcuno fra voi sbaglia, come sbagliamo tutti, è vostro dovere assicurarvi che paghi ciò che è giusto per non mettervi, voi stessi, al di sopra della legge.

L’omertà di categoria è un’infamia. Ogni indegnità, ogni violenza gratuita,ogni morte misteriosa non restano mai confinate alla scelta del singolo ma ricadono su tutti .

E fa orrore vedervi festeggiare dopo la fine di un processo in cui non siete stati dichiarati innocenti ma solo assolti per mancanza di prove o forse per l’incapacità di chi vi ha giudicati. Fa ribrezzo vedervi tronfi, quando dovreste solo provare vergogna.

Fate pena, quando querelate chi avete ferito e offeso invece di scusarvi.

Ilaria Cucchi non getta discredito sull’arma, non incita all’odio verso chi porta una divisa. Cerca Giustizia, quella con la G maiuscola ,quella che dovrebbe essere un diritto uguale per tutti e non un lusso per pochi.

Il fango ve lo gettate addosso da soli, mistificando, confondendo le acque, usando l’uniforme come lasciapassare, come tappeto buono sotto il quale nascondere la vostra anima più meschina.

Il discredito ve lo tirate addosso quando un onesto cittadino perbene, sente di provare sdegno, timore e disagio, di fronte ad una divisa, e non conforto e sicurezza.

State perdendo la faccia e nessuna querela, nessuna conferenza stampa dai toni trionfalistici, nessun discredito gettato addosso a chi vi chiede conto delle vostre azioni vi ridarà ciò che è andato perso.

Ilaria Cucchi ha ragione, questa assoluzione non è stata una vittoria ma una vostra sconfitta. E insieme a voi, di tutto il sistema che vi sorregge.

Prendetene atto e fate l’unica cosa giusta: cercate i colpevoli, anche se sono vostri colleghi. Trovate i colpevoli per ritrovare, nello stesso tempo, la vostra dignità.

E nel frattempo, anche se non servirà a riportare alle famiglie i cari scomparsi,abbiate la forza di un gesto importante.

Abbiate il coraggio di chiedere scusa.