Qualità, serie brevi e altre necessità da taschino.

Ultimo capitolo (o puntata, per restare in tema) dell’approfondimento dedicato a Studio+, l’app per le serie brevi dedicate a chi sempre più spesso preferisce non abbandonare smartphone o tablet anche per guardare contenuti cinematografici.

Quel che forse mi sono dimenticato di scrivere negli appuntamenti precedenti è il concept da cui è nato questo progetto, ovvero l’abbattimento della distanza tra utente e contenuto. L’immersività che sempre più spesso si cerca con TV a schermo curvo o con gli ormai noti visori per la realtà virtuale, è probabilmente più facilmente ottenibile tenendo un telefono sotto al naso.

Per omogeneità di giudizio ho preferito guardare un’ intera stagione di una delle serie originali create apposta da Studio+, Kill Skills. Si tratta di 12 puntate della durata media di 10 minuti ciascuna. La storia c’è e si dipana in maniera molto gradevole. L’aggancio è riuscito e già dopo i primi due episodi la curiosità è attivata: come andrà a finire? La sceneggiatura, i dialoghi e soprattutto la fotografia sono di buon livello, insomma non si tratta di un adattamento alla brevità, ma di un progetto pensato in grande e incastrato alla perfezione dentro una meccanica nuova che tiene col fiato sospeso e riempie le pause imposte dalla quotidianità.

Un’altra domanda a cui ho trovato risposta è: un’intera stagione in puntate così brevi genererà un’accozzaglia di tematiche che avranno l’obiettivo di scimmiottare le produzioni classiche nel tentativo di non farne sentire la mancanza allo spettatore? No. La risposta è no. Almeno nel caso di Kill Skills.

È una produzione danese del 2016 di respiro internazionale. La storia comincia a Londra con Sammy e un gran debito da saldare con il padre della sua fidanzata. La tragica morte di lei, a causa dell’ecstasy venduta da suo padre e da lei provata per la prima volta proprio con Sammy, trasforma quest’ultimo in una volpe da caccia che lascia l’Inghilterra per sfuggire alla vendetta di quello che, con un po’ di fortuna (o sfortuna) in più, sarebbe potuto essere suo suocero. A fargli compagnia ci sono il dolore e il senso di colpa per la tragica morte della sua amata Sara.

In Danimarca, è lì che, grazie a un amico i cui affari non sono del tutto legali, Sammy prova a rifarsi una vita. In cambio però il destino gli chiede di diventare un assassino professionista. O un’arma, come ama dire lui. Al soldo di un imprenditore senza scrupoli del luogo e facendo coppia fissa con il braccio destro di lui, l’arcigno Claes, Sammy cade in un vortice di sentimenti, droghe, omicidi che lo porteranno a… Il finale chiude la prima stagione ma lascia volutamente aperta la porta per una seconda.

Avvincente, con una colonna sonora strepitosa, bello da vedere: Kill Skills ha superato la prova, non sappiamo però se gli altri contenuti Studio+ faranno lo stesso. Ma certo non posso pensare a tutto io, dovrete provare voi stessi e magari farmelo sapere.

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