Ma davvero il Governo ha autorizzato l’ingresso di quasi 4000 auto in via XX Settembre e sulla Corsarola?

La risposta pare proprio sì. Ma non è una questione solo bergamasca: tutte le città italiane paiono trovarsi, grazie a un emendamento alla Manovra approvata, nella situazione di dover lasciar entrare nelle ZTL tutte le auto ibride. Significherebbe riversare migliaia di auto nei centri storici e nelle aree di pregio delle nostre città. Secondo FIAB e Legambiente “torneremmo indietro di 50 anni sui temi della mobilità urbana”. Cerchiamo di capirne di più.


La discussione generatasi in merito all’emendamento alla manovra che garantisce libero accesso in tutto il Paese alle auto elettriche e ibride non è una questione locale. Le reazioni sono su ogni quotidiano del Paese e coinvolgono amministratori, associazioni e cittadini da Nord a Sud. Lo stupore e la contrarietà dell’Amministrazione Comunale di Bergamo sono dunque nel solco di un movimento assai più esteso.

Venendo al merito, la senatrice Gallone, autrice dell’emendamento, precisa oggi che le aree pedonali non sono mai state incluse nelle intenzioni del testo. Dunque ci sarebbe stato un errore di interpretazione di chi ha letto il testo, a suo dire, ovvero un errore di tutti coloro che hanno reagito ovunque in Italia. Forse modificare così pesantemente il Codice della Strada dentro la legge di bilancio, approvato con una certa concitazione, non ha aiutato la riflessione e la condivisione delle scelte e nemmeno la stesura del testo. Questo è un mezzo pasticcio che coinvolge sia chi ha fatto l’emendamento sia il Governo che l’ha votato.

Smarcato il tema della aree pedonali, resterebbe dunque l’accesso alle ZTL (Zone e Traffico Limitato). A Bergamo con questa definizione è inclusa praticamente ogni area delicata della città, quale ad esempio la Corsarola, le vie interne di Città Alta, Via XX Settembre, senza ignorare le ZTL a protezione delle scuole. Aree a vocazione pedonale, dunque, classificate come ZTL per lasciare un transito minimo ai soli residenti. Non è solo una questione di mezzi inquinanti o meno, è anche un tema di utilizzo dello spazio pubblico e di congestione stradale. La distinzione aree pedonali/ZTL vale poco in questa discussione. In tutta Italia la quasi totalità dei centri storici è ZTL, non area pedonale. Sono ZTL i lungo mare e i lungo lago di molte località turistiche in tutto il Paese. La portata di questa scelta fatta al Senato della Repubblica (non presso il Consiglio comunale di Bergamo) è tale da aver spinto il sottosegretario Dell’Orco (M5S) a fare marcia indietro sui social, annunciando modifiche radicali.

Viene difesa anche l’apertura ai veicoli “ibride”, definizione non chiara del nostro sistema legislativo, che include auto capaci di muoversi in elettrico per qualche chilometro, ma anche auto che usano il motore a benzina per ogni chilometro effettuato. Stiamo parlando di migliaia di auto, circa il 5% del mercato delle immatricolazioni nel 2018, con crescita annua del 30%. Sono quasi 90.000 le ibride immatricolate in Italia nel 2018.

Il Comune di Bergamo ha 3.853 auto ibride registrate, mentre le auto dei residenti nelle ZTL sono 2.100 circa. Dunque il provvedimento assunto aprirebbe le ZTL cittadine ad un numero di auto quasi doppio a quelle oggi autorizzate, con un trend di crescita di mese in mese, viste le immatricolazioni.

L’Amministrazione non è insensibile al tema in generale. Bergamo, oltre agli sconti sulla sosta per tali vetture, consente alle sole elettriche al 100% un accesso libero alle ZTL come misura sperimentale, confermata negli anni per sostenere i progetti di logistica a basse emissioni, ovvero i furgoni elettrici (per un totale di soli 166 veicoli, furgoni inclusi), in futuro forse per attivare servizi di car sharing elettrico. Si tratta di una misura gestita e monitorata dal Comune, che valuta i numeri e gli accessi mese per mese, pronto a correggere il tiro giorno per giorno. Cosa assai diversa è una legge nazionale che impone a tutti i Comuni il libero accesso, per di pìù esteso alle ibride, molte più numerose.

Per concludere, in sede ANCI si sta lavorando ad una proposta correttiva che faccia chiarezza sul concetto di “auto ibrida”, proponendo una classificazione nazionale di tali vetture (mediante “pass verde”, indicazione sul libretto) lasciando però ai comuni la facoltà di gestire per tali vetture “ecologiche” le eventuali agevolazioni ed in particolare le facoltà di accesso alle proprie zone storiche sulla base di una conoscenza puntuale del proprio territorio.