La porta dell’ex Principe di Napoli

“Perché vendiamo l’ex Principe di Napoli”

L’Assessore Francesco Valesini interviene nel dibattito sulla vendita dell’ex Principe di Napoli, un ex asilo in disuso da diversi anni e vuoto dai tempi dell’Amministrazione Bruni, tra una ricostruzione delle intenzioni delle scorse amministrazioni e lo svelamento di dove ricadranno le risorse che potrebbero provenire dalla vendita dell’immobile.

Comune di Bergamo
Jul 24, 2017 · 3 min read

“Nei giorni scorsi i consiglieri di minoranza Tentorio e Gregorelli sono intervenuti per esprimere, con le consuete eccessive coloriture che accompagnano ormai inevitabilmente il confronto politico, la loro contrarietà all’alienazione del Principe di Napoli.

Per andare però oltre una ricostruzione caricaturale delle cose, ritengo indispensabile dare un quadro più completo e esaustivo delle ragioni che hanno motivato la nostra scelta.

Come già ricordato, l’edificio è stato trasferito nel 1998 al Comune di Bergamo con un vincolo sociale, in conseguenza dell’estinzione dell’“Asilo Principe di Napoli”, un Ente equiparabile alle cosiddette IPAB (Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficienza). Negli ultimi trent’anni l’edificio non è però mai stato utilizzato per questi scopi (servizi sociali per l’esattezza, trattandosi di IPAB) avendo ospitato altro tipo di funzioni. L’immobile ha anche subito un costante ed inesorabile degrado in conseguenza dei mancati interventi di manutenzione, consegnandolo oggi completamento vuoto e con parti ormai rese del tutto inagibili.

Per la verità, nel 2008, si era deliberato di ristrutturarne una parte, destinandola ad ospitare il Centro Famiglia. Di questo progetto non se ne fecce però più nulla, e lo stesso Centro venne realizzato altrove. Nel 2013 fu promosso un buon bando — come ebbi modo di riconoscere nei mesi addietro in Consiglio Comunale — destinato all’housing sociale, in cui si prevedevano interventi di ristrutturazione per un valore superiore ai 3 milioni di euro, ma con un cofinanziamento di provenienza regionale di oltre 800 mila euro. Nonostante queste condizioni favorevoli, il bando andò deserto.

Gli esiti fallimentari dei tentativi fatti fin qui derivano dal fatto che quell’edifico, per lo stato in cui si trova e per come è fatto, ha purtroppo un quadro di sostenibilità economica troppo incerto e complicato per poterlo convertire all’housing sociale.

Unica alternativa rimasta poteva essere quella di finanziarlo interamente con soldi pubblici, ma questo non è possibile, oggi più che mai, in quanto l’Amministrazione sta già investendo su altri capitoli di spesa come, ad esempio, la riqualificazione di oltre 200 alloggi popolari lasciati inagibili in tutti questi anni (ricordo che a fine anno, grazie al lavoro degli uffici comunali e di ALER, si assegneranno più di 200 alloggi ERP. Nel 2012 eravamo a circa 30) o come la ristrutturazione per 2,6 milioni di Casa Suardi in piazza Vecchia, quella stessa Casa Suardi che la precedente Amministrazione voleva vendere per farci si, in quel caso, un albergo di lusso.

Ora, avuto il nulla osta dalla Soprintendenza e dall’ATS, ente competente sui vincoli dell’ex IPAB, pur di non far cadere a pezzi l’edifico lasciando ancora per una volta ad altri l’incombenza di che farci, abbiamo optato per la sua cessione, prevedendo un intervento di restauro conservativo destinato prevalentemente alla residenza, ma con l’obbligo di mantenere alcuni locali di proprietà comunale e con un diritto di passo che attraverserà l’intero complesso per realizzare in futuro un collegamento pedonale fra via Pignolo e il parco Marenzi.

Il ricavato dell’alienazione sarà poi destinato a finanziare interventi da tempo attesi in quei quartieri come Grumello, Loreto, Longuelo, Valtesse non compresi negli investimenti già previsti nel Bando Periferie.

Se non è “sociale” tutto questo, non so cos’altro possa essere definito tale.”

Francesco Valesini

Comune di Bergamo

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Profilo dell’Amministrazione comunale di Bergamo/Official account of Bergamo municipality.

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