Storie di sorveglianza — tra distopia e realtà.

Quando le prime, sconvolgenti rivelazioni di Edward Snowden sui programmi di sorveglianza con cui l’agenzia di sicurezza nazionale statunitense (NSA) si garantisce l’accesso ai dati di un numero spaventoso di persone nel mondo sono state pubblicate sul Guardian, le vendite di 1984, il capolavoro di George Orwell, sono letteralmente salite alle stelle (crescendo di quasi il 10.000%!).

Questo non è in realtà poi così sorprendente, quando si considera che è proprio (anzi, solo) grazie alle rivelazioni dell’ex analista dell’NSA diventato whistleblower che abbiamo tutti acquisito, improvvisamente e brutalmente, consapevolezza di quanto in là si possano spingere i governi nell’implementare programmi di sorveglianza di massa tanto segreti quanto spaventosi. Snowden ci ha rivelato che il governo può ascoltare le nostre chiamate, leggere le nostre e-mail, controllare letteralmente tutto quello che facciamo su internet — ed ecco che, all’improvviso, quel vecchio romanzo distopico scritto quasi 70 anni fa è iniziato a sembrare inquietantemente attuale.
Tutto d’un tratto, il confine tra distopia e realtà è diventato piuttosto evanescente, ed i cupi avvertimenti di Orwell di futuri possibili da evitare hanno iniziato a sembrare piuttosto profezie di una realtà imminente.

ma quindi stiamo davvero vivendo in 1984?”,

Ce lo siamo chiesti un po’ tutti (Snowden incluso).
E la parte veramente preoccupante è che il primo relatore speciale delle Nazioni Unite sulla privacy, Joe Cannataci, ha dichiarato che in realtà i programmi di sorveglianza britannici sono peggio di qualsiasi cosa immaginata in 1984.

Questa lista di 10 storie di sorveglianza da vedere e\o leggere è allo stesso modo al confine (opaco) tra distopia e realtà — e inizia, ovviamente e quasi doverosamente, proprio con il capolavoro di Orwell.

1. 1984, George Orwell;

Non c’è bisogno di molte introduzioni, qui: stiamo parlando di uno dei più importanti e citati romanzi del ventesimo secolo, che ha venduto milioni di copie nel mondo. “Orwelliano” è diventato un universale sinonimo di controllo e repressione, e la storia della (fallita) ribellione di Winston Smith contro il regime totalitario ha ancora oggi il potere di scuotere i lettori. 
Il tema della sorveglianza è assolutamente centrale in 1984: Orwell descrive infatti un mondo cupo e senza speranza in cui tutti sono sotto costante controllo del governo tramite “teleschermi” — il cui moderno equivalente sarebbero, chiaramente, le innumerevoli telecamere a circuito chiuso sparse ovunque nelle nostre città — e informatori segreti. Nella distopia di Orwell, il Grande Fratello ti osserva sempre e ovunque, e nemmeno la tua testa è un posto sicuro — non con la Polizia del Pensiero in giro. È tramite la sorveglianza costante e il controllo dei propri cittadini che il regime, totalitario e ubiquo, è anche in grado di plasmare la realtà a suo piacimento: a Airstrip One, provincia di Oceania, il passato può essere riscritto infinite volte, due più due può dover fare cinque e l’amore è qualcosa che può esserti strappato da dentro per sempre.

2. Do Androids Dream of Electric Sheep, Philip K. Dick;

È un dato di fatto: quando si parla di sorveglianza di massa, si finisce inevitabilmente a citare 1984 — ma il capolavoro di Orwell non dovrebbe essere l’unica opera a essere menzionata. C’è infatti tutta una produzione letteraria (e non solo) a cui fare riferimento, tra cui è doveroso includere Do Androids Dream of Electric Sheep di Philip K. Dick. Questo nonostante in realtà nel romanzo pubblicato nel 1968 dal prolifico autore non sia affatto centrale e venga affrontato soltanto incidentalmente: nel futuro post-apocalittico immaginato dal famoso scrittore sci-fi statunitense non c’è nessun governo autoritario che spia i suoi cittadini e i “normali” cittadini sono generalmente lasciati in pace. Il problema si pone piuttosto per gli androidi, alla cui caccia e distruzione si dedicano in maniera ossessiva le forze dell’ordine (tra cui il protagonista, Rick Deckard). In altre parole, l’apparato di sorveglianza e repressione statale è specificatamente indirizzato contro coloro che sono percepiti come “diversi”. Se la distopia di Orwell non prende in considerazione la razza e la religione come vettori di oppressione e sfiora a malapena la tematica della stratificazione sociale, il romanzo sci-fi di Dick offre insomma anche una riflessione su una tematica importante come quella della distribuzione ineguale dell’oppressione.
E dal libro è stato pure tratto un signor adattamento cinematografico: Blade Runner, di Ridley Scott.

3. The Minority Report, Philip K. Dick (& Steven Spielberg)

Un’opera di Philip K. Dick che viene citata piuttosto frequentemente quando si parla dello stato di sorveglianza è invece The Minority Report. Nel disturbante futuro immaginato nel racconto, le persone vengono abitualmente arrestate per crimini che non hanno ancora commesso — grazie infatti a dei veggenti chiamati “precogs”, che sono in grado di conoscere il futuro e sapere di un atto criminale prima ancora che questo abbia luogo. Grazie a questo speciale corpo di polizia, detto “pre-crimine”, il tasso di criminalità è ridotto del 99,8% e a NYC trascorrono anni senza che venga commesso un omicidio — per cui, che importa se il prezzo da pagare è incarcerare le persone per dei crimini a cui non hanno ancora nemmeno pensato?
L’adattamento cinematografico di Spielberg, datato 2002 e decisamente da vedere, affronta ancora più esplicitamente la tematica di una società caratterizzata da un pesantissimo apparato di sorveglianza governativa.

4. A Scanner Darkly, Philip K. Dick (& Richard Linklater);

E poi, ovviamente, c’è A Scanner Darkly. Questo racconto di Dick (l’ultimo, promesso!) e il suo successivo potente adattamento per il cinema realizzato da Richard Linklater si svolgono in un futuro prossimo in cui il governo degli Stati Uniti è ossessionato con la guerra alle droghe, il che offre una giustificazione fantastica per implementare programmi di sorveglianza di massa (suona familiare, no?). Nella visione quasi profetica di Dick a consentire uno stato di sorveglianza totale è una droga allucinatoria, la cosiddetta Sostanza D, tramite cui il governo esercita un controllo pressoché totale sui suoi cittadini — un po’ tipo internet nella realtà, ha detto qualcuno.

5. The Circle, Dave Eggers;

The Circle, scritto nel 2013 da Dave Eggers, rientra sicuramente nel genere distopico ma allo stesso tempo è lontano anni luce dagli scenari cupi e disperati che caratterizzano i lavori di Orwell e Dick. Nella realtà alternativa (ma inquietantemente plausibile nella sua prossimità) di Egger non c’è proprio niente di brutto o oscuro — quantomeno, non a un primo sguardo. Niente governi autoritari, ma casomai una gigantesca e ubiqua compagnia di social network che ha sostanzialmente incorporato tutte le precedenti entità (Google, Facebook, Twitter, Paypal, Amazon et cetera). Le persone fanno letteralmente tutto — dallo shopping al voto, passando per il live-streaming delle proprie intere esistenze — tramite “the Circle”, che è divenuto (al grido di “caring is sharing!”) l’imprescindibile architettura tecnologica della vita quotidiana di tutti. La protagonista del libro, una ragazza — naive in maniera in quasi insopportabile — chiamata Mae si aggiudica un ambito lavoro nel campus centrale della mega compagnia, un ultra-moderno ed equipaggiato paradiso tecnologico nel cuore della West Coast. Nonostante tutti i suoi sforzi, però, Mae non riesce a integrarsi e continua a essere accusata di “essere poco social” — e la situazione non migliora certo quando dà il suo consenso a “diventare trasparente” (e cioè mandare tutta la propria vita, fatti salvi occasionali intervalli di tre minuti per andare in bagno, in live streaming). Ed ecco che poco a poco quell’assolato campus californiano e quella tanto democratica e impegnata socialmente compagnia cominciano a rivelare i propri spaventosi lati oscuri, e Mae realizza che un mondo in cui si è tutti connessi è anche un mondo in cui si è tutti controllati. 
In altre parole: tipo, “il 1984 della nostra generazione digitale”.

6. The Dark Knight, Christopher Nolan;

Ci sarebbero molte cose da dire sull’adattamento cinematografico di Batman realizzato da Nolan con la sua ambiziosa trilogia. Volendo ci sarebbero molte cose da dire sullo stesso Batman (e sì, sto pensando alla discussione su come il super pipistrello di Gotham City finisca per assomigliare spaventosamente a un eroe proto-fascista). In ogni caso, una cosa è certa: nel Cavaliere Oscuro, “la sorveglianza è il potere più oscuro”. Bruce Wayne hackera tutti i cellulari di Gotham, trasformando ogni cittadino della città in una telecamera di sorveglianza mobile (una potente e spaventosa tecnologia che potrebbe essere sviluppata presto). Ma poco dopo realizza che con la costruzione di un tale “sistema di controllo totale delle informazioni” è andato davvero troppo oltre, e ne permette la distruzione. Soprattutto, è a questo punto della vicenda che il latente autoritarismo di Batman è svelato e il supereroe assume l’identità del Cavaliere Oscura. Insomma — la sorveglianza totale è davvero un potere diabolico.

7. Mr Robot, Sam Esmail;

Non c’è nessun bisogno di Batman se ci sono gli hackers, però
Un computer, una connessione wifi e la volontà di cambiare il mondo una digitazione alla volta sono tutto ciò che serve per combattere il sistema. E infatti nella serie tv Mr Robot il protagonista non assomiglia affatto a Bruce Wayne: Elliot — interpretato da un magistrale Rami Malek — è piuttosto un ingegnere informatico impiegato in una delle tante compagnie di cyber security della Silicon Valley e un “hacktivist” di notte. Niente muscoli, poche soldi e persino un problema di tossicodipendenza con cui fare i conti — ma in compenso una contorta volontà di combinare qualcosa di buono per combattere il male nel mondo (e cioè quella Evil Corp che sostanzialmente controlla tutto ciò che succede).

8. Black Mirror (The Entire History of You), Charlie Brooker;

Black Mirror, tanto pazzesca quanto oscura serie TV di Charlie Brooker — inizialmente trasmessa dal canale britannico Channel 4 e poi diffusa a livello globale da Netflix — è composta da 7 episodi (al momento: una terza stagione è stata infatti annunciata qualche tempo fa), ognuno con la propria distinta storia e differente cast. C’è però un evidente leitmotiv, e cioè l’esplorazione delle potenzialità della tecnologia in ipotetici futuri prossimi — tutti caratterizzati dal ruolo centrale degli schermi, di tutte le forme e tipi, (il dark mirror del titolo, insomma). La sorveglianza non è un tema centrale della serie, fatto salvo per un singolo episodio, The Entire History of You. Nel futuro qui immaginato, infatti, ognuno ha la possibilità di registrare la propria vita: ogni conversazione, ogni sguardo, ogni azione. Questo tramite una telecamera ottica che incamera e archivia ogni singola esperienza vissuta, che è così pronta a essere rivissuta infinite volte e persino condivisa con altri. Questo vuol dire che ogni persona con cui interagisci diventa potenzialmente una telecamera di sorveglianza, e il tutto ha delle conseguenze profondamente disturbanti a tutti i livelli, a partire da quello relazionale (il nocciolo della storia è l’ossessione per un tradimento, ma succedono anche cose inquietanti tipo fare l’amore con il ricordo del passato). Roba che ti passa per sempre la voglia di provare i Google Glass.

9. Citizenfour, Laura Poitras;

Basta con la fiction: ora passiamo ai fatti.
Citizenfour è infatti la vera, verissima storia di come Edward Snowden ha preso inizialmente contatti, tramite e-mail criptate, con il giornalista Glenn Greenwald e la regista Laura Poitras (entrambi tra i fondatori della eccellente testata di giornalista investigativo The Intercept) per poi incontrarli a Honk Kong e condividere con loro tutte le informazioni in suo possesso sui programmi di sorveglianza dell’NSA. 
Questa è, in breve, la storia di come, grazie al coraggio di un individuo (e di tutti gli altri che lo hanno aiutato), siamo tutti divenuti consapevoli del fatto di essere sottoposti a una sorveglianza costante da parte dei nostri governi. La storia di come abbiamo scoperto di aver completamente la nostra privacy, perché tutto quello che facciamo — ogni telefonata, ogni e-mail, ogni ricerca sul web — è potenzialmente sotto controllo. Raccontata da una che l’ha visto succedere coi propri occhi, che c’era proprio dall’inizio, e che è anche una delle migliori regista su piazza — roba che non c’è da stupirsi se è persino riuscita a vincere un Oscar (accettandolo con uno dei discorsi più brevi eppure più incisivi della storia degli Academy Awards).
Un must-watch, per tutti.

10. No Place to Hide, Glenn Greenwald;

Laura ha raccontato la storia delle rivelazioni di Snowden come sapeva fare meglio: con un film pazzesco (e poi già che c’era ha raccontato anche la sua esperienza, di vita sotto sorveglianza perenne, con una mostra diventata anche libro).
Glenn ha fatto lo stesso: con un libro minuzioso e coinvolgente— No Place to Hide. Bastano tre parole (le altre, ce le mette lui, ché tanto è più bravo): da leggere, assolutamente!

Questo post è l’adattamento in italiano (in versione estesa) di un articolo originariamente scritto per RightsInfo.