Iela ed Enzo Mari, “La mela e la farfalla”, Emme Edizioni (1969)

Pagine rivoluzionarie. Gli anni ’70 dell’editoria per ragazzi in Italia

di Paola Vassalli

Questo testo e le immagini che lo accompagnano sono tratti da I nostri anni ’70. Libri per ragazzi in Italia, a cura di Silvana Sola e Paola Vassalli.

C’erano una volta in Italia le “signore dell’editoria per ragazzi” ed è la loro voce che vogliamo farvi ascoltare mentre ve ne raccontiamo le gesta, perché a loro dobbiamo molta di quella rivoluzione che ha cambiato radicalmente e innovato il panorama dell’editoria per i nostri bambini, negli anni Settanta del secolo scorso. E con loro vogliamo parlarvi degli artisti, autori e illustratori che hanno scritto la storia del libro illustrato per l’infanzia alla ricerca della sua modernità, progettando e creando libri per un bambino nuovo.

In un decennio assai controverso ma ricco di uno slancio vitale, di una energia creatrice che è stata capace, in questo particolare ambito, di coniugare libertà e insieme identità. Libertà dai vecchi canoni espressivi, quando abbandona definitivamente l’idea di una illustrazione a esclusivo servizio del testo per un “albo” dove immagini e parole si rincorrono, creando un ritmo nuovo e parlando direttamente al bambino apprendista lettore. Identità perché in questi anni nasce e si consolida una generazione di autori, editori, librai, bibliotecari, critici e lettori, che si riconoscono in una comunità. Perché, come ci ricorda Giorgio Gaber, “libertà è partecipazione”.

In questo decennio emergono e si sviluppano soggetti assai diversi ma con un comune progetto: regalare ai bambini un libro di qualità, pensato per loro, che ne rispetti intelligenze e personalità. Un albo illustrato che è la prima “galleria d’arte” per una educazione al visivo e alla vita tout court. Perché i bambini agli inizi della vita pensano per immagini, un pensiero che è proprio degli artisti, che noi adulti ritroviamo nei sogni.

Dieci anni di un generale rinnovamento che affonda le proprie radici negli anni Sessanta, in quella “rivoluzione” che tutto cambia o contribuisce a cambiare, negli anni del miracolo economico che si conclude con un conflitto sociale esploso non a caso nelle università e nelle fabbriche. Anni difficili e controversi appunto, che hanno trasformato il mondo, grazie alle nuove tecnologie e all’abbattimento delle frontiere. E ci hanno regalato una nuova modalità “politica” del vivere quotidiano.

Sono gli anni in cui nasce a Bologna la Fiera Internazionale del Libro per l’Infanzia e la Gioventù, è l’aprile del 1964, che si caratterizza subito come spazio di condivisione e scambio di idee, contribuendo a far incontrare e a formare nuove generazioni di operatori del settore. In Fiera il 1967 sarà l’anno della prima Mostra degli Illustratori, voluta fra gli altri da Paola Pallottino — ancora una signora dell’editoria — autrice di una preziosa Storia dell’illustrazione italiana(1).

In questo clima una giovane Rosellina Archinto, al ritorno da un viaggio in America, fonda nel 1966 la sua Emme Edizioni. Siamo nella Milano, patria del design, e lei ha un grafico di fiducia, Salvatore Gregorietti. L’avventura durerà vent’anni e si chiuderà con un catalogo particolarmente ricco che si rivolge per la prima volta direttamente ai più piccoli e insieme agli adulti che si occupano di libri e bambini. Il suo è un libro “oggetto” o meglio un libro “progetto” al quale partecipano in molti: editori, scrittori, illustratori, grafici, fotografi, libri non a caso chiamati nell’ambiente “i libri per i figli degli architetti”. Un progetto di rinnovamento e riscrittura anticipato in Italia già nei primi anni Quaranta da Bruno Munari, con i suoi preziosi libri nati dall’incontro con due grandi editori, Einaudi e Mondadori. Per la Emme Edizioni l’artista pubblicherà nel 1968 Nella nebbia di Milano, libro omaggio alla sua città. Una città che Munari ama per “il suo impasto di pragmatismo e di creatività, di serietà e di comunicativa sempre aperta all’ironia. Una città ideale per chi ha qualche progetto in testa”.

Leo Lionni, “Piccolo blu e piccolo giallo”, Emme Edizioni (s.d.)

“Ma se c’è un libro che può segnare un radicale cambiamento nel rapporto con il bambino questo è Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni e ci piace aprire così la nostra rassegna anche se il suo arrivo nel catalogo Emme sembra essere di poco precedente agli anni Settanta; del resto i libri della casa editrice non riportano una data di pubblicazione e le attribuzioni sono spesso incerte.

Autore, pittore, scultore, grafico, designer e teorico della percezione visiva, Lionni amava raccontare di aver creato il suo primo libro per bambini Little Blue and Little Yellow, pubblicato in America nel 1959, durante un viaggio in treno, per intrattenere i suoi due nipotini, Pippo e Ann, ai quali il libro è dedicato. L’artista usa pezzettini di carta strappata e muove nello spazio i due protagonisti, o meglio i due colori. “Questo è piccolo blu. Eccolo a casa con mamma blu e papà blu. Piccolo blu ha molti amici, ma il suo miglior amico è piccolo giallo…” E fa “agire” sulla pagina macchie di colore, frammenti di un collage che la mano sposta per seguire il racconto. Nato dall’esperienza di Lionni — uno dei padri della “grafica attiva” americana — e più precisamente da un ciclo di conferenze sulla percezione visiva, il libro si nutre dello stato dell’arte americana in quegli anni Cinquanta, dall’Action Painting alla leggerezza dei Mobiles di Calder. Ed è un capolavoro assoluto, con il quale Lionni definisce le caratteristiche del picture book, il nostro “albo illustrato”: poche pagine, copertina cartonata, testo breve, un ritmo serrato che favorisca la sorpresa e l’emozione. Dice Bruno Bettelheim: “Soltanto un artista che sappia pensare essenzialmente per immagini riesce a creare un vero libro illustrato. Leo Lionni ha capito l’importanza del linguaggio visivo”(2). Ma Piccolo blu e piccolo giallo è soprattutto un libro sull’amicizia che ci aiuta a definire la nostra identità. Tema ricorrente quello dell’identità che ritroveremo in tutti gli albi del nostro autore: dal Topo dalla coda verde, storia del topolino “mascherato da se stesso”, a La casa più grande del mondo, dove la lumaca costruisce per sé la casa più grande ma anche più pesante del mondo, tanto da finirne schiacciata. E arriviamo a Guizzino, il pesciolino nero in un branco di pesciolini rossi, metafora dell’artista che ha la capacità di vedere e guidare in salvo la propria comunità. Infatti per Lionni “l’arte è soprattutto celebrare. Celebrare l’uomo, la sua umanità, la sua storia, la sua cultura”(3).

Maurice Sendak, “Nel paese dei mostri selvaggi”, Emme Edizioni (1969)

Sempre in arrivo dall’America, considerato da molti il manifesto della rivoluzione grafica e culturale del libro per l’infanzia, Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak approda nel catalogo Emme nel 1969 e Rosellina Archinto ne affida la traduzione al poeta Antonio Porta. Nato a Brooklyn da genitori ebrei di origine polacca, Sendak è un illustratore affermato, il cui codice figurativo deve molto alle letture classiche “vittoriane” mescolate alla modernità della cultura visiva americana. Nel 1963 crea Where the Wild Things Are, Nel paese dei mostri selvaggi, primo albo come autore totale, che viene subito criticato, non ultimo da Bruno Bettelheim, per i suoi contenuti “sovversivi”. È la storia di Max che, mandato a letto senza cena per castigo, parte per il paese dei mostri selvaggi e ne diventa il re. “Attraverso la fantasia — dice l’autore — i bambini raggiungono la catarsi. Essa è il loro migliore strumento per dominare le Cose Selvagge”. Come Max, ancora un eroe notturno, il Mickey di In the Night Kitchen, il nostro Luca la luna e il latte. Il protagonista della storia vola su un aeroplano di pasta nel cielo di una Manhattan, omaggio alla cucina materna, all’amata città di New York e ai suoi eroi d’infanzia, Mickey Mouse, Little Nemo, Laurel e Hardy.

Assolutamente nuovi sono i libri dell’illustratore alsaziano Tomi Ungerer, che come Sendak gioca un ruolo importante nella letteratura per ragazzi, facendo saltare tutte le regole e capovolgendole. Un gioco dal quale sono usciti vincitori, perché le loro provocazioni sono infine state accettate anche da quei pedagoghi che in un primo momento ne rifiutavano lo stile e i contenuti dirompenti. Sospeso come già Lionni e Sendak fra due culture e due mondi, l’Europa e l’America, Ungerer nasce a Strasburgo, città da lui molto amata alla quale dedica uno dei suoi primi libri, nel catalogo Emme col titolo Tre feroci banditi.

Tomi Ungerer, Allumette, Bompiani (1974)

In questa rassegna presentiamo due suoi titoli, entrambi pubblicati in Italia da Bompiani negli anni Settanta, L’animale di monsieur Racine, dedicato al suo amico Maurice, e Allumette, una piccola fiammiferaia, rivisitata in chiave moderna alla sua maniera, feroce e dissacrante.

In America il mercato del libro per bambini è invaso in quegli anni da artisti che, provenendo dal mondo della comunicazione e mescolando supporti e stili diversi, cercano nel libro per ragazzi un nuovo campo di espressione e contribuiscono così a “sottrarre la letteratura per l’infanzia alla separatezza di un genere considerato a torto minore”(4).

Sia pur in modi assai diversi, Lionni, Sendak e Ungerer sono tutti specialisti della comunicazione visiva e portano in America una cultura europea che ha fatto fra l’altro tesoro della lezione del Bauhaus. Mentre tutta americana è l’esperienza del Push Pin Studios, che pure è presente nel catalogo Emme con alcuni titoli firmati da Seymour Chwast. “Questo gusto ‘pop’ aveva invaso l’Europa soprattutto attraverso la fortunata operazione di Yellow Submarine, il film animato realizzato da Heinz Edelmann per i Beatles, presentato a Locarno nel 1968 e salutato internazionalmente come una novità assoluta. Diffusosi in breve sulla scia del successo del gruppo musicale divenne la cifra di quegli anni. Per gli addetti ai lavori, invece, un simile gusto si era esteso in Europa anche grazie alla mostra Push Pin Style”.(5) Tenutasi nel 1970 a Parigi al Museo delle Arti Decorative e, l’anno successivo, al Castello Sforzesco di Milano, a cura della fondazione Olivetti, la mostra eserciterà una forte influenza su quella generazione di illustratori.

Tedesco di origini cecoslovacche, Edelmann vive in Inghilterra e, sull’onda del successo del film per il quale aveva realizzato i disegni animati, illustra superando se stesso un libro, anche qui dal sapore psichedelico, dove atmosfere pop convivono con un segno gioiosamente liberty, Andromedar SR1, testo di Martin Ripkens e Hans Stempel. Pubblicato per i tipi della Emme nel 1971, il libro è un nuovo manifesto di intenti per la giovane casa editrice, con la sua storia che si ispira liberamente al motto pacifista “mettete un fiore nei vostri cannoni”.

Anthony Browne, “Lo specchio magico”, Emme Edizioni (1976)

E ancora — siamo nel 1976 — dall’Inghilterra si affaccia nel catalogo Emme Anthony Browne, Through the Magic Mirror, Lo specchio magico, primo di una lunga serie di successi dell’autore. In copertina, ispirato da un’opera di Magritte, La Reproduction interdite del 1937, il disegno rappresenta un bambino di fronte allo specchio che non gli restituisce il suo volto, piuttosto lo invita a entrare per scoprire un mondo fantastico, come Alice in Attraverso lo specchio di Carroll. Ancora una volta una dichiarazione di poetica. Dice l’artista “Quando penso alla mia carriera di autore illustratore, mi rendo conto che la maggior parte dei miei libri non trattano, come alcuni sembrano credere, di gorilla e scimpanzé: parlano di emozioni e di bambini solitari”(6).

E dal Giappone, portatore di una cultura assai personale ma che sa confrontarsi con l’Occidente senza perdere il suo fascino, ancora un grande maestro, lo straordinario Mitsumasa Anno, con un prezioso libro senza parole, Il viaggio incantato del 1978, che narra il viaggio dell’uomo nel mondo mentre il tempo della vita scorre.

La Emme di Rosellina Archinto non solo porta in Italia il meglio della produzione internazionale, ma pubblica anche all’estero i nostri artisti, stimolando e valorizzando quelli che sono gli esiti migliori della tradizione pittorica italiana. Come accade per il sorprendente Sembra questo sembra quello di Maria Enrica Agostinelli che, per dirla con le parole di Antonio Faeti, si “comporta come un pittore materico, addirittura informale”. Artisti che guardano alle nostre avanguardie storiche come Flavio Costantini ne Il cavallino di fuoco di Majakovskij, con i suoi contorni netti e le tinte fosche. Autori come Iela e Enzo Mari che, con un cifra stilistica assai lontana dall’anarchico Costantini, fatta di vuoti e pieni e di poetiche leggerezze, narrano il ciclo continuo della natura in “libri senza un inizio e una fine”, pubblicati ancora oggi con successo in giro per il mondo. Come un prezioso libro d’artista, I colori di Luigi Veronesi, attualmente nel catalogo Corraini. Perché questa storia vive di contrasti e opposti, di diversità e sperimentazione fuori da ogni rigida “gabbia”, come ogni libro d’arte, come un libro Emme, appunto.

Luigi Veronesi, “I colori”, Corraini Edizioni

Nel 1974 rinasce dalle ceneri della storica Editoriale Libraria, a cura di Gianni Stavro, la casa editrice EL(7); ha sede a Trieste e dal 1976 la dirige Orietta Fatucci, ancora una signora dell’editoria italiana. La EL pubblica i primi libri in formato tascabile, progettati per le diverse competenze linguistiche, e propone preziose riedizioni e coedizioni di albi illustrati innovativi, con gli inglesi, con i tedeschi e con i francesi. Con uno sguardo particolare al prezioso catalogo di François Ruy-Vidal.

È del 1974 uno splendido Pollicino, adattato dallo stesso Ruy-Vidal, con le illustrazioni di Claude Lapointe. Una interpretazione brillante che fa appello a un lettore attento: con piccole sequenze teatrali, Lapointe costruisce puzzle per una personale lettura dell’opera. Un prodotto innovativo anche nel formato e nella grafica, con un’illustrazione ricca, complessa e ambiziosa, che mette i bambini sullo stesso piano dei lettori adulti. Pubblicato in America dall’editore Harlin Quist, in quegli anni la migliore espressione di un linguaggio nuovo, “modernamente adeguato ai tempi”.

Claude Lapointe, “Pollicino” [di C. Perrault, adattamento F. Ruy-Vidal], Edizioni EL (1974)

Una proposta quella EL particolarmente coerente e attenta anche ai più piccoli, con i capolavori di Altan: Kamillo Kromo del ’78 e la serie Il primo libro di Kika, un grande classico della letteratura per ragazzi in Italia. Sempre per i più piccoli, è del ’79 la serie “Yok Yok”, il bambino dal cappello rosso, nato come personaggio di brevi cartoni, animati dallo stesso autore, il grande Etienne Delessert con Anne van der Essen.

Anche Delessert si divide fra due mondi e due culture. Prima di trasferirsi negli Stati Uniti, collabora a Losanna e poi a Parigi con intellettuali quali Ionesco e Piaget e editori come Harlin Quist e Ruy-Vidal; più tardi pubblicherà in Francia con Pierre Marchand della Gallimard Jeunesse, negli Stati Uniti con il grande Tom Peterson della Creative Company. E come i suoi editori scrive la storia dell’editoria per ragazzi fra l’Europa e l’America. Artista colto e grande comunicatore di idee, oggi Delessert vive in America e disegna per prestigiose riviste occupandosi di satira, costume e politica. Ma è soprattutto autore e illustratore fra i massimi innovatori dell’albo illustrato per bambini. A cominciare da questi originali primi libri nati dalla sperimentazione nelle scuole di Losanna condotta con Jean Piaget.

E ammiriamo il suo Come il topo piglia un sasso sulla testa e scopre il mondo, dove protagonista della storia è il topo che, metafora del bambino, esce dalla casa dove vive protetto con mamma e papà e, correndo qualche rischio, scopre il mondo.

Approdiamo infine alla Roma di Gabriella Armando, ancora una grande dame dell’editoria per ragazzi che esordisce alla fine degli anni Settanta, con le Nuove Edizioni Romane. Editrice colta e raffinata, Gabriella Armando raccoglie l’eredità paterna e nel 1978 fonda la sua casa editrice, oggi nella bella piazza Santa Cecilia, nel cuore di Trastevere, non lontano da quella della Gensola dove aveva sede la Armando Armando. Dalla casa editrice paterna eredita anche il grafico di fiducia degli anni di esordio, il bravo Sergio Vezzali, che per le Nuove Edizioni Romane progetta la veste editoriale, dalle inconfondibili linee gialle.

Colin McNaughton, “C’era una volta… 50 disegni per inventare un sacco di storie, Nuove Edizioni Romane (1977)

Le Nuove Edizioni Romane esordiscono così con un catalogo di tutto rispetto e assai vario. Dalla preziosa collana di architettura dell’americano David Macaulay, in grande formato con un essenziale e rigoroso bianco e nero, fra i primi moderni libri di divulgazione, all’originale C’era una volta che invita i bambini a scrivere storie in libertà grazie allo stimolo delle preziose illustrazioni di Colin McNaughton. Dall’ironico Anti-PierinoPorcospino al divertente e ancora oggi modernissimo La marmellata di prugne, con suggerimenti per una “nuova educazione”. Dall’attenzione al teatro con Il gioco del burattinaio di Maria Signorelli alla proposta dei classici, nella quale la casa editrice romana si specializzerà nel tempo, come Il fantasma di Canterville, illustrato da Oski, il caricaturista argentino Oscar Conti. Fino alla scoperta di uno dei più grandi autori italiani, Roberto Piumini che esordisce nel 1978 con Il giovane che entrava nel palazzo. E ci piace salutarlo con le parole di Roberto Denti. “In ogni sua proposta letteraria Piumini tende a fornire un’esperienza di parola al maggior livello qualitativo possibile” e ancora “La consuetudine con il teatro consente a Piumini una grande libertà di linguaggio, che sa usare con studiata raffinatezza”(8).

Roberto Innocenti, 1905: Bagliori a Oriente, Quadragono Libri (1979)

Per chiudere, non possiamo non ricordare fra gli artisti italiani il fiorentino Roberto Innocenti con un libro del 1979 per un “lettore adulto” — che è poi la cifra d’elezione per questo grande illustratore — pubblicato nella preziosa collana “I Papermint” della Quadragono Libri di Mario Vigiak. Parliamo di 1905: Bagliori a Oriente, attualmente nel catalogo della Margherita Edizioni, che vede protagonista la guerra russo-giapponese del 1904–5: “Era il libro che Vigiak regalava più volentieri, quasi delegandolo a rappresentare l’intera sua produzione […] Il realismo trasfigurato di Innocenti — ha scritto Paola Pallottino — dà vita a un connubio con il testo di Olivo Bin ormai leggendario e di alta poesia civile”(9).

Perché l’arte, tutta l’arte, è sempre una pratica della profondità e del movimento, anche quando si esprime sulla pagina di un libro, anche e soprattutto quando parla ai più giovani.


(1) Paola Pallottino, Storia dell’illustrazione italiana, La Casa Usher 2010

(2) Leo Lionni, Le favole di Federico, prefazione di Bruno Bettelheim, Emme Edizioni 1985

(3) Paola Vassalli e Andrea Rauch (a cura di), Leo Lionni. Art as a Celebration, catalogo della mostra, Comune di Siena 1997

(4) Emy Beseghi, Rosellina Archinto: pioniera e archeologa, in Giannino Stoppani (a cura di), Alla lettera emme: Rosellina Archinto editrice, Giannino Stoppani edizioni 2005

(5) Marta Sironi, Europa — America andata e ritorno: dall’eredità Bauhaus a un nuovo stile, in Loredana Farina (a cura di), La casa delle Meraviglie. La Emme di Rosellina Archinto, Topipittori 2013

(6) Christian Bruel, Anthony Browne, Éditions Être 2001

(7) Si veda di Livio Sossi, EL: metafore d’infanzia, Einaudi Ragazzi 1998

(8) Teresa Buongiorno, Dizionario della letteratura per ragazzi, Fabbri Editori 2001

(9) Luciano De Giusti (a cura di), Una storia in forma di Quadragono, Edizioni Biblioteca dell’Immagine 2000.


Questo testo e le immagini che lo accompagnano sono tratti da I nostri anni ’70. Libri per ragazzi in Italia, a cura di Silvana Sola e Paola Vassalli.

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