Quanto è bello sbagliare

Vorrei essere più pazza. E pensare di meno. Riflettevo questa mattina di fronte allo specchio mentre svogliatamente mi lavavo i denti. Eh già, perché poi le intuizioni che ci paiono più geniali sono sempre quelle di notte, da ubriachi o in bagno. Il perché, non lo so. Come se le migliori cazzate ci si rivelassero all'improvviso. Come celesti apparizioni. Come ultraterrene vibrazioni. E in nessuno di questi tre casi — prendete appunti — dovreste avere un telefono vicino.

Di tutti gli stupidi buoni propositi di cui ci nutriamo in questa fine di anno — magari mi nutrissi solo di propositi, eccezione fatta per le valanghe di dolci e lasagne che mangeremo come non ci fosse un domani — questi sono quelli a cui tengo di più.

Vorrei essere più pazza quindi.

Come se la pazzia si calibrasse e si misurasse a piacimento. Magari. E in questo caso augurerei a tutti di essere più folli. E di osare. 
What are you afraid to loose?” Dice a un certo punto una canzone di cui mi sono innamorata. “Che cosa hai paura di perdere?” Niente. Ecco il folle non ha paura di perdere niente. Perché al massimo niente gli rimarrà.

“Sì, vorrei… vorrei essere più pazza. Mi piace questa cosa!” E dal bagno ero passata alla camera da letto, di fronte a un armadio colmo di vestiti, cercando di capire perché indosso sempre cose nere. Non pazza come quell’uomo che passava sotto casa mia dicendo frasi sconnesse e scrivendole su piccoli fogli di carta, lasciati in giro come timidi messaggi d’amore in balia di un oceano d’odio.

E la spontaneità, la spontaneità dove la mettiamo?

Ecco, penserò di meno. Lo prometto. Che poi agli uomini le donne che pensano troppo non piacciono. Sì, giusto. Penserò di meno. Riflettevo mentre guardavo la mia immagine allo specchio. 
Penso che penserò di meno. E ovviamente fare un programma per fare un programma è una cosa tipica femminile, giusto?. In linea, soprattutto, con quanto mi ero ripetuta fino a quel momento.

“Sai a cosa sto pensando? Penso che penserò di meno d’ora in poi!” Ma già il fatto di stare pensando a questo implica la mia impossibilità di farlo.
E, infatti, appena fuori di casa avevo abbandonato i miei propositi… Le due risoluzioni più brevi della storia.

E quindi? Quindi ho deciso che la cosa migliore è rimanere me stessa. Sorridere se mi va, piangere e ridere allo stesso tempo. Perché sono fatta così. Essere timida come sono. E fregarmene se a volte abbassare lo sguardo mi è più facile che parlare. Di sicuro, scrivere mi è più facile che parlare. E’ la malattia di noi creativi. Che poi mi faccio tanti discorsi in testa ma quando arriva il momento di ripeterli …

E fare tante cazzate. Scriverle, se necessario, riscriverle, tanto per esserne più sicura. Voglio fare sbagli. E rifarli se necessario. Perché in fin dei conti, tutto quello che ti va, che vorresti fare, non sarà mai uno sbaglio.

Vorrei essere più pazza e pensare di meno.

Sapete cosa? No, invece!

No.

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