Speaking Blockchain

Guida per riuscire a sostenere una conversazione sensata sul tema.

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Illustrazione di Alessandro Curci. Scaricala se ti piace.

Dato il totale nonsense delle conversazioni che ho personalmente sostenuto su bitcoin e dintorni negli ultimi mesi, ho deciso di ordinare le idee e aggredire il tema cercando una fonte di informazione esaustiva e comprensibile.

L’ho trovata, e sono felice di condividere con voi il mio traguardo di consapevolezza. Perché va bene allargare il proprio vocabolario tecnico, ma se poi non sappiamo di cosa parliamo ci facciamo un po’ tutti la figura del Big Head di turno.

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Nel momento in cui scrivo il prezzo di un bitcoin è di 6.706€. Niente a che vedere con il picco di 16.297 € raggiunto a dicembre 2017, ma a prescindere dal valore del cambio, la domanda: “cosa sono i bitcoin?” per molti è ancora quella da 1 milione di dollari (veri, de’ carta).

E lo credo bene, perché — a quanto pare— per capire cos’è un bitcoin dobbiamo prima comprende cos’ha reso possibile la sua esistenza: Satoshi Nakamoto con l’idea della blockchain.

C’era una volta Satoshi Nakamoto

Nel 2008, proprio nel mezzo della crisi finanziaria mondiale, un hacker (o forse un gruppo) identificato come Satoshi Nakamoto pubblica in rete un documento intitolato Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System.

Lo scritto, in 8 pagine, getta le basi di un sistema informatico su rete P2P per la realizzazione di una moneta elettronica utilizzabile senza l’intermediazione di banche o governi.

Praticamene un utopia.

Ma tralasciando l’aspetto cyberpunk della storia (per il quale vi consiglio questo bellissimo documentario su Netflix), per comprendere Bitcoin dobbiamo concentrarci sull’innovazione che ha introdotto, dato che l’idea di una “moneta virtuale” pare non fosse una novità già nel 2008.

Blockchain: la vera rivoluzione

Ció che rende affidabile la circolazione della moneta virtuale di Nakamoto è la blockchain (catena a blocchi). Cos’è? In sostanza si tratta di un libro mastro pubblico che riporta cronologicamente ogni transazione.

Con “transazione”, è bene sottolinearlo da subito, intendiamo qualsiasi tipo di scambio che avviene sulla rete: che sia di bitcoin, euro o mele verdi, la blockchain è responsabile della loro validità.

Per garantirla, il sistema prevede che le transazioni vengano collegate indissolubilmente una dopo l’altra grazie alla crittografia: un processo matematico molto complesso che, ci basti sapere, rende le informazioni di ogni transazione immutabili, permanenti e sicure.

Il punto più importante, però, è che questo libro mastro non è custodito da un solo garante, ma da tutti i nodi della rete. Ciò decentralizza il sistema rendendolo praticamente inviolabile, perché se anche un nodo venisse attaccato, tutti gli altri sarebbero in possesso della versione non compromessa del libro mastro.

Va sottolineato che la blockchain è si pubblica, ma i dettagli delle transazioni, proprio perché crittografate, non lo sono.

  1. Crea una rete informatica super sicura
  2. Rende per la prima volta un oggetto virtuale immutabile nel tempo
  3. Elimina l’esigenza di avere un garante del sistema, decentralizzandolo completamente.

Considerando l’inconsistenza di un file — per la quale avere un portafoglio pieno di 0 e 1 potrebbe non sembrare la cosa più sicura del mondo — garantire la sicurezza in un sistema di transizioni virtuale e decentralizzato rende la blockchain un’enorme innovazione, come fu internet, l’elettricità, la ruota e la figa prima di lei.

Ma se abbiamo intuito che esiste un nuovo modo, super sicuro, di tenere traccia di “chi possiede cosa”, ciò che sfugge ancora è cosa sia un bitcoin e come possa valere come una settimana alle Hawaii all inclusive.

Proviamo a capirlo insieme.

Transazione > Mining > Bitcoin

Nel mondo reale se ho 1 euro e lo uso per acquistare qualcosa, non sarò più fisicamente in possesso di quell’euro. Su internet è un po’ più complicato di così, ecco perché esistono “terze parti” come le banche o PayPal: sono loro a garantire la validità delle transazioni online, conservandone il registro e facendo si che i conti tornino.

Per eliminare il bisogno di terze parti, il sistema Bitcoin introduce i “miners”: un network di migliaia di super computer che mantengono sicuro e decentralizzato il registro delle transazioni sotto forma di blockchain, crittografando le nuove transazioni e convalidandole grazie all’utilizzo del “consensus algorithm (algoritmo del consenso).

Metto le mani avanti: qui le cose si complicano, e non possiamo farci nulla.

La storia è questa: ogni nuova transazione che avviene sulla rete viene automaticamente comunicata a tutti i miner, i quali letteralmente gareggiano per riuscire a crittografare per primi le informazioni della transizione, rendendola così affidabile e mantenendo sicuro il sistema. Il primo dei miner che ci riesce, vince il privilegio di collegare la transazione a un nuovo blocco della blockchain.

Ma andiamo per gradi.

Il miner che conclude per primo i calcoli super complessi per crittografare la transazione, produce la nuova versione della blockchain. Ma questa, per essere ufficializzata, va convalidata dalla rete.

È in questo momento che tutti gli altri miner entrano in gioco, controllando che l’operazione si sia conclusa in maniera conforme. Come lo fanno? Confrontando la nuova versione della blockchain con quella in loro possesso.

Se il 51% concorda sulla validità, la nuova versione della blockchain verrà ufficialmente adottata da tutto il network.

Questa cosa del 51% mi è da subito suonata strana, o meglio, “più strana” di tutto il resto. In realtà capirne il senso è esattamente ciò che può farci finalmente vedere la luce in questa cripto-oscurità.

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“Fantozzi, anche poeta?!…sput!”

Ipotizziamo che qualcuno riesca ad acquisire il controllo della maggioranza dei miner, questo di certo influenzerebbe l’intero sistema compromettendone l’affidabilità.

Il punto è che la potenza di calcolo di tutta la rete di miner è qualcosa come 100 volte quella di Google, quindi averne il controllo vorrebbe dire sostenere dei costi proibitivi, che renderebbero il tentativo sostanzialmente antieconomico. “Senza contare la difficoltà di riuscirci, Mr. Robot!”

Ci siamo: ciò che collega il funzionamento del network Bitcoin al mondo reale è l’esigenza di potenza di calcolo, che costa energia elettrica, che costa denaro reale.

Affrontare il processo di mining è quindi ciò che crea valore nel sistema, per il quale chi riesce a concluderlo per primo viene ricompensato con:

  • La generazione di nuovi bitcoin
  • Delle commissioni sulla transazione appena crittografata

Sembra quindi che i bitcoin siano una “conseguenza” del sistema blockchain: la loro estrazione (ecco il perché del termine “mining”) è la ricompensa per il mantenimento della sicurezza del sistema. Ciò incentiva la crescita della rete e, di conseguenza, l’aumento della sua affidabilità.

Il valore dei bitcoin

Siete ancora confusi? Anch’io. Ma cerchiamo di alzare un attimo la testa e uscire da questo tunnel.

La storia ci dice che col passare del tempo le convenzioni sono cambiate: si è passati dal pagare col bestiame, poi con pezzi di metallo più o meno pregiato, poi con pezzi di carta illustrati. Questo, in estrema sintesi, perché le persone erano all’interno di un sistema che concordava sul loro valore.

Per i bitcoin è lo stesso. Quindi: cosa giustifica il valore dei bitcoin?

Come l’oro è una risorsa scarsa ed estrarlo costa denaro in termini di attrezzature e forza lavoro, allo stesso modo generare nuovi bitcoin — che il protocollo di Nakamoto sancisce saranno in totale 21 milioni — costa equipaggiamento tecnico, tempo ed energia elettrica. I bitcoin finiranno? Si, e questo è uno dei motivi del loro valore. Il mining ha un impatto ambientale? Si, e questo è un problema da affrontare.

Il sistema blockchain, malgrado non tutti siamo in grado di comprenderlo con agilità e fino in fondo (a meno che non sei Vitalik Buterin), è iper sicuro. Senza pretendere di essere un miner e tentare di estrarre bitcoin sempre più rari, potremmo affidarci alla blockchain per inviare denaro, acquistare case o prenotare il primo viaggio su Marte senza paura di non ricevere la mail di conferma d’acquisto di PayPal.

Bitcoin è una rete in espansione, a prescindere dalla possibile esplosione di una bolla. Le cose crescono quando le persone le usano, le usano perché funzionano, funzionano perché risolvono problemi. Anche le dot.com furono una bolla, ma la sua esplosione non fermò la tecnologia su cui si basavano: internet.

Concludendo…

Siamo nel mezzo di una rivoluzione tecnologica? Probabilmente si. Siamo nel mezzo di un cambiamento di paradigma monetario? Chi può saperlo. Ciò che è certo è che la blockchain è un’innovazione potentissima, alla base non solo della criptovaluta bitcoin, ma di tutte le evoluzioni che sono già giunte, che ci fanno sentir parlare di Ethereum, smart-contract, ICO, token e… porca miseria devo continuare a studiare!

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Ciao.

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Freelance UI Designer. In genere mi faccio tante domande, per questo ho sempre molta voglia di fare.

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