Cristina Pinto, protagonista della miniserie Le camorriste

#DIGFestival Narrare le mafie oltre Gomorra

Come raccontare i clan nel giornalismo e nella fiction: il parere degli esperti Chirico e Di Girolamo e la testimonianza dell’ex camorrista Cristina Pinto

Parla ai microfoni del #DIGFestival di Riccione Cristina Pinto, protagonista della miniserie Sky “Le Camorriste” di Paolo Colangeli e ospite del primo talk dei #DIGAwards: “Camorra, a Napoli è ancora emergenza”. “Il perché della mia scelta riguardo alla criminalità non la potrò mai svelare, perché comprometterei una persona e non lo voglio fare”.

Lady Camorra ha cambiato vita, ora fa la pescatrice. “Ho cambiato la mia vita innanzitutto per mia figlia e poi perché mi sono accorta che il camorrista è ben diverso da quello che mi aspettavo io. Mi aspettavo lealtà, complicità…” Vent’anni di carcere, non ha mai collaborato con la giustizia: “Non l’ho mai fatto perché io ho sbagliato e io ho pagato. Basta”

Giacomo Di Girolamo, giornalista siciliano, fa il punto sul racconto delle mafie in Italia: “Nel 2006 è uscito “Gomorra”, sono passati dieci anni e stiamo fermi ancora a quel tipo di racconto. È stato importante dal punto di vista dello storytelling sulla criminalità, però ora è un racconto di comodo. Tutta la narrazione dell’antimafia in generale, sia nel giornalismo che nella fiction, secondo me oggi deve sfuggire dalla trappola consolatoria”.

Di criminalità, in particolare di Mafia Capitale, parla ai #DigAwards anche Danilo Chirico, che ha moderato il talk del 24 giugno sulla camorra: “In questa campagna elettorale di mafia non si è mai discusso. Si è discusso di buche, di progetti futuribili come le olimpiadi, ma i temi che riguardano la vita delle persone sono rimaste ai margini.”