Il cerchio intorno a me
Sono affezionata alle parole che ho imparato e cambiarle comporta il rivedere le mie abitudini di cui non mi vergogno.
Sento sostituire il nome a persone, oggetti, malattie e mi chiedo se questa moda sia di qualche aiuto a qualcuno, forse si, non a me.
- Dis-abile offende, diversamente abile no.
- Autistico offende, a basso funzionamento neurologico, no.
- Comportamento sostitutivo, invece di disabilità.
- Genitore 1 o 2 invece di mamma o papà
- Graphic novel invece di fumetti.
- Assistente e non segretaria.
- Operatore ecologico e non netturbino.
Le parole feriscono ma anche le persone e quelle puoi chiamarle in modi diversi, conoscenti, amici, parenti, ma non puoi cambiarle, non ci sono sinonimi.
Non ho smesso di credere nei rapporti umani ma sto attenta e se mi fanno male non dimentico e non perdono.
Certo, mi illudo di evitare questi atteggiamenti, mi illudo di tenerli fuori dal mio mondo, ma il mio mondo ha tante falle e molte cose entrano e mi colpiscono.
Devo sigillare la mia bolla o devo imparare a subire?
La mia zona di comfort…
Non ho più una zona di comfort, si è distrutta, facendomi rievocare l’inabissamento del Tytanic e celebrando la mia personale apocalisse.
E’ rimasto un vuoto e, in quel vuoto, sopravvivo.
