Piattaforme Positive

con Chiara Agamennone e Valeria Loreti

A dicembre Institute For The Future (IFTF) organizzerà un evento a Palo Alto per coinvolgere più persone possibili intorno al tema delle “piattaforme positive” e, partendo da alcune linee guida, co-progettare insieme possibili soluzioni a problemi emergenti. IFTF ha invitato tutto il mondo a contribuire all’evento ospitando delle jam territoriali e dando la possibilità ai partecipanti di candidarsi per una borsa di ricerca di 3 mesi per poter raffinare il proprio progetto.

Stiamo organizzando una jam a Milano,(qui il link alla Positive Platform Jam di Milano)e dato che uno degli obiettivi è anche quello di diffondere la cultura su questi nuovi modelli ci siamo permessi di tradurre alcuni punti salienti che possono aiutare una comprensione di base rispetto a questo fenomeno in grande crescita.

Cosa è una piattaforma?

Ci sono diverse voci autorevoli in Italia che descrivono questi nuovi modelli economici e i loro processi.

Secondo Marta Mainieri fondatrice di Collaboriamo le piattaforme sono “organizzazioni che abilitano due o più parti a incontrarsi per condividere o pubblicare beni, idee, servizi. Airbnb, Blablacar, ma anche Amazon, Ebay, Facebook e Twitter: nessuno di loro produce direttamente, ma tutte abilitano gli utenti a condividere pensieri, emozioni, macchine, case e così via.”

Secondo Simone Cicero ideatore del Platform Design Toolkit, una piattaforma è “un’azienda o un’organizzazione che — invece di produrre tutto internamente — produce un sistema (digitale e non) per orchestrare il lavoro e la partecipazione di terze parti indipendenti e, in questo modo, connettere domanda e offerta intorno ad una opportunità di mercato o un bisogno.”

immagine estratta dal post di Simone Cicero “Introducing The Platform Design Toolkit 2.0

Cosa è una piattaforma positiva?

Come scrivono Devin Fidler e Marina Gorbis, direttrice di Institute For The Future nel loro post “Design It Like Our Livelihoods Depend on It”, le piattaforme positive sono:

“Piattaforme che non solo massimizzano i profitti per i loro proprietari ma forniscono anche mezzi di sussistenza dignitosi e sostenibili per chi ne entra a far parte, oltre ad arricchire la società nel suo complesso.”

Dalle ricerche che sono state condotte negli scorsi anni sono emersi 8 punti che definiscono una piattaforma positiva:

1 - Massimizzazione dei profitti;

2 - Stabilità e prevedibilità per chi utilizza le piattaforme;

3 - Trasparenza;

4 - Possibilità di trasferimento prodotti e reputazione su più piattaforme;

5 - Ampliamento delle proprie abilità;

6 - Creazione di gruppi sociali (digitali e territoriali);

7 - Eliminazione dei pregiudizi e delle bolle sociali;

8 - Meccanismo di feedback per migliorare/migliorarsi.

Il tema è ancora ampiamente dibattuto a livello globale e non sono solo gli studiosi professionisti a contribuire. Infatti, un altro obiettivo che si propone la jam sarà creare un momento abilitante, per dare a tutti la possibilità di condividere le proprie esperienze, creando così una rete di crowdthinking rispetto al tema.

I testi utilizzati per l’articolo sono stati:

Marina Gorbis and Devin Fidler — 8 Principles for creating on-demand platforms for better work futures.

Marta Mainieri — Dalla promozione alla partecipazione: come cambia il marketing nell’era di Facebook, Amazon & Co.

Simone Cicero — Cosa sono i market networks e perché piattaforme come Uber sono solo l’inizio