Riflessioni rurali

Agnone — 13/04/2016

È bastato solamente un giorno per riconnettermi con la storia.
Quella con la s minuscola che fa parte della vita di tutti, vedere i luoghi dove i propri avi sono cresciuti, conoscere quegli zii di secondo grado che non esistono più, che esistevano solamente con le famiglie di almeno 10 figli.
I nostri paesi si stanno trasformando in paesaggi lunari, i giovani sono scomparsi, gli anziani muoiono di solitudine, le tradizioni locali svaniscono e vengono sostituite da buchi neri.
Nei paesi non c’è economia, non c’è lavoro, non c’è futuro dicono, ma c’è bellezza, quella che in città ci è stata portata via in nome del progresso, dell’indipendenza e della crescita. I paesi in Italia sono esempi di estetica e ingegno, costruiti con i materiali locali e creati per durare nel tempo, inseriti nel contesto naturale, comunicano costantemente con il territorio, con le piante e gli animali che lo abitano. È la qualità che conta!

Pietrabbondante — Molise

Mi chiedo da tempo se la ricchezza questi gioielli nostrani possa essere parte di una strategia di rigenerazione sociale, rurale e urbana. È chiaro, in città siamo troppi, nei paese troppo pochi, c’è chi si lamenta della caotica vita nei megaformicai urbani e chi si dispera per veder morire il proprio borgo e tutta la sua storia.
Quello che è indispensabile è la comunità, quella massa critica di persone, dalle competenze ed interessi variegati in grado di rendere vivo uno spazio e di generare economia.

Sarebbe interessante capire dove questo ha funzionato, se ci sono esempi, qualcuno vuole condividerli?

Da una parte giovani, competenti tecnicamente, ma ancora poveri socialmente, dall’altra spazi enormi, case abbandonate o sottoutilizzate, nel mezzo, se vogliamo, c’è internet, in grado di coprire distanze enormi in tempi brevissimi, è possibile pensare o realizzare qualcosa?

Riconnetterci con la natura, capire che l’indipendenza che una volta si cercava in città può essere ritrovata nell’autosufficenza locale, che il lavoro si crea e non si subisce, che il futuro si costruisce partendo dal passato, ma non rimanendo aggrappati alle vecchie glorie.
Si parla troppo di innovazione, ma troppo poco di come questa potrà diventare tradizione, la ricerca costante di qualcosa di nuovo, come provare a cucinare una pietanza con ingredienti esotici ma globalmente standardizzati, cadendo in una competizione senza fine.

Nella nostra Italia, così fortemente in crisi, potremo ricominciare da quello che veramente ci distingue?