La tassista

I miei sogni #02

Ero sceso in pausa caffè, al lavoro. 
A un certo punto gli altri salivano a lavorare e io mi accorgevo di aver sbagliato metropolitana (!). Sul vagone, mentre arrivavo in zona Gobba, c’erano due vecchiette (o tre) che parlavano tra loro; uguali alla Nonna Lina. Con l’accento mantovano, e io quasi pensavo fossero proprio la Nonna Lina. tutte e tre. Volevo parlarci ma poi mi rendevo conto che ero arrivato in stazione e dovevo scendere per prendere il treno opposto e tornare indietro.
Sceso nella stazione vedevo che stava per esserci un attentato e scappavo uscendo dalla stazione.

Salendo all’aperto mi ritrovo nel centro di un paesino di montagna. Li dapprima penso di tornare a piedi ma poi scorgo un taxi. Degli uomini, vestiti in giacca e cravatta, forse di ritorno dalla pausa pranzo, vogliono rubarmelo, il taxi, ma io li batto sul tempo. E comunque la tassista è dalla mia parte.

Chiedo alla tassista quanto costa portarmi a Milano, o alla fermata della metro più vicina; ma lei non mi risponde e inizia a guidare. Facciamo una strada che sbuca sul lungomare ligure e le dico, “ah ma caspita qui, voi, in un attimo, siete al mare; che fortuna”.
Poi, non so perché, finiamo a casa sua, della tassista, che è sposata e ha un bambino. E c’è anche il marito che rassicuro circa il fatto che anche io ho moglie e figlia e non voglio ingropparmi la tassista.

Poi mi sveglio.

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