L’eremo di Lille

L’eremo di Lille

Ho passato molte delle estati della mia infanzia in un paese della Val d’Aosta chiamato Brusson.

Io e mia nonna facevamo lunghe passeggiate, tutti i giorni, macinavamo chilometri. Il mio momento preferito era andare a telefonare ai miei genitori alle cabine telefoniche, credo non lo faccia più nessuno ormai.

Ogni volta che torno a Brusson è un tuffo nel passato. Anche se non è fine da dire, il leggero odore di letame che si sente nell’aria mi riporta indietro di quasi 20 anni. Una delle mie passeggiate preferite era quella intorno al lago, fino all’Eremo di Lille.

Malgré ma simplicité, du haut du ciel sans voilé, tout bonne étoile me prodigue sa clarté.

Era una piccola casa diroccata e pericolante, nessuno con del buon senso ci avrebbe fatto avvicinare una bambina, ma io ero lì con mia nonna, che ne era totalmente priva.

L’Eremo di Lille era un posto affascinante perchè nessuno sapeva di chi fosse o chi ci avesse vissuto, si diceva fosse un eremita ma nessuno l’aveva mai visto, nessuno sapeva se fosse ancora vivo.
All’eremita piaceva scrivere poesie e attorno all’eremo aveva sistemato centinaia di pietre piatte con brevi poesie scritte in francese e alcune tradotte in italiano per chi, come me e mia nonna, non avrebbe potuto capire.

Doveva essere stato un uomo molto devoto, perchè a fianco della casa aveva costruito una fontana dove aveva sistemato anche una madonnina bianca. L’acqua al tempo già non scorreva più, ma la madonnina resisteva e la si può ammirare tuttora.

Maman, avec ta belle et douce voix dis-nous encore une fois que mourir c’est ne pas finir.

Sapevamo che esisteva una fontana a Vollon, dove erano state sistemate le stesse pietre piene di poesie. Un giorno decidemmo di andarla a vedere, Vollon non era distante, ma ero così piccola che non mi rendevo neanche conto di quanto avessi camminato. Giunte alla fontana, ci rendemmo conto che quelle pietre erano proprio uguali a quelle sistemate all’eremo e ci mettemmo a leggere.

Un signore arrivò con alcune bottiglie vuote per riempirle dell’acqua della fontana, acqua che arrivava direttamente dalla montagna. Ricordo che mia nonna gli chiese ciò che tutti volevano sapere “Signore, chi ha scritto queste poesie?”

Et en se miroitant, fugitif, passe le temps ainsi qu’en chuchotant l’eau gluante du torrent.

Lui sorrise e rispose “Io, sono io l’eremita”. Mi rendo conto solo ora dell’impatto che quell’avvenimento ebbe sulla mia vita. Non so se mia nonna credette alla storia dell’eremita, ma io si, e averlo incontrato fu la cosa più bella che mi fosse mai successa. Tornando verso casa ci fermammo alle cabine telefoniche per chiamare i miei genitori, a mia madre raccontai di quell’incontro tutta emozionata ed eccitata.

Tornammo ancora alla fontana ma non vedemmo mai più l’eremita.
Anche all’eremo tornammo spesso ma di quel signore neanche più l’ombra. Crescendo, il dubbio che fosse solo un anziano signore, a cui piaceva dire in giro di essere l’autore di quelle poesie, mi è venuto.
Ma io preferisco credere che fossero davvero opera sua.

L’eremo di Lille ora

Ora, l’eremo di Lille, non è più come 20 anni fa. Qualcuno ha deciso di comprarlo e di ristrutturarlo, fallendo. Le pietre non ci sono più, sono state tolte, tranne alcune sulla fontana e vicino alla madonnina. Resiste ancora la panchina in pietra sulla quale mi sedevo per riposarmi quand’ero piccola.

L’eremo si trova dietro il lago, al di là del ponte sulla destra. È sempre lì, e ogni volta che ci vado mi siedo sulla panchina e chiudo gli occhi per un po’, e dietro alle mia palpebre è esattamente com’era una volta.