ISOLA CATALUNIA


Vorrei dire un paio di cose riguardo ciò che sta accadendo in Spagna a causa del referendum (illegale) per l’indipendenza della Catalonia. Non ho nessuna intenzione di entrare nel merito della questione, ma vorrei fornire un’idea originale su come affrontare questo tipo di tensioni, chiamiamole così, neo-regionaliste. Lo voglio fare perché credo che per questioni come questa, che riguardano il territorio, l’identità e la prossimità del governo dei cittadini, sia necessario un approccio nuovo, lungimirante e laterale. Un approccio che, come direbbe Alex Langer (ma anche il mio amico Federico Zappini), non crei muri e scontri ma ponti e scambi.

Io vorrei partire da alcuni presupposti non troppo lontani dall’argomento. Il primo è che l’idea di un Europa Federale è ormai data per scontata come unica via per proseguire il cammino europeo (che qui do per scontato si prosegua, altrimenti apriamo un altro tipo di dibattito). L’Europa federale, che sia a 19 Paesi o a 25, è ormai il progetto «presente», è l’immediato futuro. Il secondo presupposto è che esistono realtà regionali forti ben all’interno dell’Europa geografica. Esiste la Catalonia, esistono il Tirolo, le Fiandre, Istria, i Paesi Baschi, Scozia, Bretannia, Baviera, Vojvodina e via discorrendo. Il terzo presupposto è che anche se tra qualche lustro raggiungessimo una maggiore integrazione politica in Europa e diventassimo una sorta di Stati Uniti Europei, tutte queste regioni rimarrebbero dentro i confini Europei e rimarrebbero comunque potenzialmente entità indipendentiste e/o autonomiste. Ovvero entità legate al territorio e con un grado di coesione tale da sentirsi «alternative» ad uno stato nazione. E qui arriviamo al terzo presupposto, quello di cui sono più convinto, e cioè che il concetto di Nazione in Europa è ormai un concetto che va superato. E giustamente forse riusciremo a farlo creando passo dopo passo un’entità federale. Che sarà comunque un insieme di Nazioni.

Il problema dell’indipendenza di alcune Regioni Europee quindi, e in questo caso della Catalonia, si potrebbe risolvere in maniera lungimirante ed efficace creando, nel quadro istituzionale di una prossima Europa Federale, una sorta di «autonomia Europea», a cui le regioni potrebbero accedere tramite un processo democratico dal basso e dopo aver raggiunto alcuni criteri di tipo macro-economico e sociale, rimanendo però formalmente parte della propria nazione. L’Autonimia di una Regione facciamola derivare dal diritto Europeo, e discutiamo su competenze e fondi, su diritti e doveri, fermo restando che le Regioni Autonome Europee rimangano formalmente parte di una o più nazioni.

E’ inutile chiedere l’indipendenza dalla Spagna o dall’Italia nel momento in cui ti trovi in una dinamica sociale, economica e politica palesemente europee. E’ il momento di lavorare a una maggiore integrazione Europea, bene allora mettiamo sul tavolo di Bruxelles anche la questione delle Autonomia Regionali Europee. Questa, secondo me, è una via percorribile e costruttiva. Questo dovrebbero fare i Governi Regionali, portare la questione a livello Europeo. Fare referendum per l’indipendenza di Casalecchio dalla provincia di Bologna, o di Auderghem da Bruxelles Capitale non ha senso. Le regioni, i territori, soprattutto quelli trans-nazionali sono una ricchezza non una rivendicazione.

Pensate per un attimo se la Slovenia, la Croazia e la Bosnia avessero potuto ricevere fondi e aiuto come Regioni Europee della Yugoslavia 25 anni fa, pensateci. Forse avremmo potuto evitare tre guerre e milioni di morti. Pensateci, sono passati appena 25 anni, e stiamo ancora discutendo Europa Si o Europa No. E lo stiamo facendo sopra i cimiteri di due guerre mondiali e sopra le fosse comuni dall’altra parte dell’Adriatico. Per quanto mi riguarda ci stiamo comportando da sonnambuli. E per giunta idioti.

Va bene, l’ho messa giù dura e difficile, ma chi mi conosce sa quanto questi temi siano nel mio cuore e nel mio sangue. Qui bisogna pensare lungimiranti, bisogna pensare Europeo, agire Europeo e creare le condizioni perché ciò avvenga. Qualcosa sta già accadendo, bene, magari facciamolo più in fretta.

Cominciamo tutti quanti col non guardare solo il cortile di casa, e non pensare che la nostra identità finisca dove finisce il quartiere, il fiume, o il confine della nostra nazione. Oltre i cofnini le identita’ si rafforzano e si arricchiscono a vicenda. E’ la natura umana. Perché nessun uomo è un isola.

E non lo è nemmeno l’Europa.