Un’alternativa ai Muri

Nelle ultime settimane, osservando ciò che sta accadendo nel mondo e in modo più specifico in Europa, si ha quasi l’impressione che l’idea di Occidente come terra delle opportunità, come mondo di inclusione e condivisione di valori, stia passando molto rapidamente in minoranza, a vantaggio di un bisogno superiore di sicurezza, con una maggioranza abbattuta dalla crisi, dalla disaffezione per la cosa pubblica e dal timore verso il futuro.

Un cambio di rotta sostanziale è stato impresso sicuramente dal nuovo presidente americano Donald Trump, che in pochi giorni ha messo in pratica le tante promesse “radicali” fatte durante la sua campagna elettorale come il “via libera” al muro con il Messico, le prime defezioni all’Obama Care, e il discusso “Muslim Ban”.

Tornando al nostro Continente, pochi giorni fa i movimenti sovranisti europei, con la spinta e il fascino del “trumpismo” d’oltreoceano, si sono riuniti in Germania a Coblenza, stringendosi intorno ad un nuovo percorso comune delle destre europee, presenti il partito di Matteo Salvini per l’ Italia (Lega Nord), Marine Le Pen per la destra francese (Front National), Frauke Petry per la Germania (Afd) e Geert Wilders per l’ Olanda (Pvv). Oltre ai movimenti euro-scettici, sullo sfondo europeo permangono le incertezze sulla Brexit e il caos del Partito Conservatore Inglese, l’ambiguità del Movimento 5 Stelle in Italia, il sogno di Orban, primo ministro Ungherese, sul ritorno ad un continente fatto di Nazioni e le sinistre europee con un rigurgito di radicalismo e la tentazione di tornare tra le braccia dell’ortodossia storica, con proposte lontane dalla realtà, questo vale a ogni latitudine, dal Labour di Corbyn, passando per Podemos che sopravanza il Psoe, il Partito Socialista Francese nel quale trionfa la minoranza della sinistra radicale di Hamon, finendo con Syriza in Grecia e con tentazioni anche in Italia di seguire la strada della divisione.

Si profila un anno molto impegnativo e di sfide per l’Europa, nel 60esimo anniversario dei trattati di Roma, dovrà affrontare le delicate elezioni in Francia ad Aprile-Maggio, in Germania a Settembre, in Olanda a Marzo, con possibili evoluzioni della politica italiana già in primavera o al più tardi ad inizio 2018.

In questo sentimento di paura che aleggia in tutto il mondo occidentale le cause si possono ricondurre a tre emergenze significative: la crisi economica-finanziaria, con un’emergenza drammatica del lavoro, il terrorismo islamista e un’ondata migratoria senza precedenti. Tutto ciò, insieme a numerosi altri fattori esterni, ha portato ad una sensazione sempre maggiore di insicurezza per il cittadino, insinuando il pensiero che emergenze improvvise di questo tipo sfondino la sovranità nazionale e la svuotino. Il cittadino inquieto di oggi sarebbe anche disposto a cedere quote della propria libertà in cambio di porzioni crescenti di sicurezza. È proprio in questa circostanza che un discorso identitario rivolto agli “arrabbiati”, agli “esclusi”, ai “disillusi”, basato su una semplificazione del mondo, utilizzando verità deformate e raccogliendo adesioni di tipo sentimentale, riesce a fare leva tra l’elettorato, persino a portare a credere che tra gli “esclusi” della globalizzazione possa rientrare anche un plurimiliardario americano, che con questo leit-motiv è arrivato alla Casa Bianca.

Un elettorato che non crede più nella politica, che non si riconosce più nei partiti tradizionali che fino ad oggi avevano garantito un assetto democratico basato su alcuni valori fondamentali, i quali non riescono più ad essere catalizzatori di valori identitari, idee e programmi. In questo clima, il cittadino si sente spaesato, escluso dalla politica, ignorato dalle istituzioni che non lo rappresentano più, arrivando persino a credere che la democrazia si fermi prima di arrivare a lui, e cosi vede il lavoro sfumare, i figli che nonostante gli sforzi non trovano la propria strada e sente che la propria libertà e la propria ricerca della felicità sia minore del suo prossimo.

E’ proprio dentro tutto questo caos che nasce la più grande sfida per i partiti riformatori ed europeisti, riuscire ad intercettare il malcontento delle persone, confrontarsi in modo diretto con loro, dimostrando gli errori e la non sostenibilità di alcune proposte radicali e populiste, incarnando il bisogno di cambiamento in modo positivo e propositivo, combattendo la rassegnazione e la paura. E’ solo smettendo di inseguire i populismi e i nazionalismi che si può creare una vera alternativa.

Oggi più che mai c’è il bisogno che quell’Europa di valori faccia sentire la propria voce di fronte alle emergenze del mondo, che non si nasconda dietro a delle percentuali ma che faccia capire al “cittadino comune” quanto è importante il suo lavoro sui bilanci degli Stati nella riduzione dei debiti pubblici, i numeri di vite salvate, quanto è bello poter viaggiare e spostarsi senza alcuna limitazione, quanto è utile e importante avere una moneta unica, quanto è fondamentale che ad affrontare la globalizzazione e le super potenze sia un’ unione di stati non paesi singoli e quanto sarebbe controproducente e irrazionale affrontare il mondo e le emergenze in modo individualista.

Scene di vita quotidiana nel Mediterraneo

Nel momento più buio della Storia, nel 1941, al confino di Ventotene, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, diedero vita ad un documento fondamentale che avrebbe tracciato le linee guida della carta fondamentale dei diritti dell’Unione Europea. Un sogno, nato dalla polvere, che avrebbe cambiato le vite degli Europei per più di settant’anni. Spesso lo dimentichiamo ma è aver condotto un continente distrutto dalle guerre verso mezzo secolo di Pace, la più grande conquista dell’Europa Unita e della fine dei sovranismi.

La sfida che attende chi crede nella politica con la “P maiuscola” non sarà per niente facile, ma è abbastanza evidente che oggi in gran parte del mondo il confronto è tra partito dell’apertura e partito della chiusura. Cercando di battere la retorica della post-verità con il riformismo, scommettendo sul linguaggio della verità di chi entra nei problemi e li affronta non solo parlando alla pancia ma anche alla testa degli elettori che si può tornare a guardare al futuro con progetti concreti e positivi.

Continuo a credere che movimenti politici di stampo riformista, democratici, di apertura, progressisti ed europeisti, creino un mondo migliore rispetto a chi gioca sulla demagogia, sul populismo, sulla chiusura, sul sovranismo e sul reazionismo.

Forse potrei essere anche qui in minoranza, ma questo posto mi piace molto di più che l’alternativa dei “muri”.
Porta di Lampedusa — Porta d’Europa