Dipendenza digitale: il ruolo chiave della dopamina

Digital Detox
Sep 7, 2018 · 3 min read

La dopamina, scoperta nel 1957, è uno dei 20 maggiori neurotrasmettitori presenti all’interno del nostro organismo. Come dei corrieri trasportano messaggi tra neuroni, nervi ed altre cellule del corpo.

Negli anni ’80 una serie di esperimenti sui ratti di Wolfram Schultz, ora professore di neuroscienza all’Università di Cambridge, dimostrò che all’interno del mesencefalo la dopamina sembrava avere a che fare con desiderio, ambizione, dipendenza e desiderio sessuale.

Secondo Schultz la dopamina anticipa una ricompensa a un’azione e -se e solo se- la ricompensa viene soddisfatta, consente al comportamento di diventare un’abitudine

Qual è allora il collegeamnto tra il digitale e dopamina? A spiegarlo è Sean Parker, 38 anni, presidente e fondatore di Facebook.

Ha recentemente ammesso che il social network è stato fondato, non per unirci, bensì per distrarci. Ha detto a un evento a Philadelphia lo scorso novembre : “Come consumiamo il più possibile il tuo tempo e la tua attenzione consapevole?”.

Per raggiungere questo obiettivo, gli architetti di Facebook hanno sfruttato una “vulnerabilità nella psicologia umana”, ha spiegato Parker. Ogni volta che qualcuno gradisce o commenta un post o una fotografia ottiene un “piccolo colpo” di dopamina.

Non solo un problema di etica

Pur sorvolando su problemi di natura etica, sono comunque diversi gli esponenti che si esprimono dubbiosi sul comportamento delle aziende leader del settore.

Il già citato dottor Shultz, afferma che stiamo abusando di un sistema utile e necessario. Non dovremmo assolutamente farlo.
La dopamina ci ispira a intraprendere azioni per soddisfare i nostri bisogni e desideri, anticipando come ci sentiremo dopo averli concretizzati.

L’evoluzione non ha preparato il nostro cervello per queste droghe, non siamo capaci di gestirle, le aziende quindi non dovrebbero strumentalizzare tecniche che mirino alla dopamina per i loro affari.

L’editorialista del New York Times, David Brooks, ha scritto: “Le aziende tecnologiche comprendono ciò che causa picchi di dopamina nel cervello e propongono i loro prodotti con tecniche che ci attirano, creando cosi dei “cicli compulsivi”.

Brooks continua scrivendo che la maggior parte dei social media creano ricompense a tempo irregolare, una tecnica a lungo impiegata dai produttori di slot machine che si basano sul lavoro dello psicologo americano BF Skinner. Lo psicologo ha scoperto che il modo più forte per rafforzare un comportamento appreso nei ratti è di premiarlo con ricompense casuali. “Quando un giocatore si sente favorito dalla fortuna, viene rilasciata la dopamina”, dice Natasha Schüll, professoressa alla New York University e autrice di Addiction By Design: Machine Gambling in Las Vegas.

Questo è il segreto del successo definitivo dell’era di Facebook: controlliamo il sito in modo compulsivo perché non sappiamo mai quando il delizioso successo dell’affermazione sociale da parte di «amici» potrà manifestarsi.

Effetti nuovi, problemi vecchi.

La capacità della cosiddetta “tecnologia persuasiva” di influenzare il comportamento è ben poco ancora compresa. Il potere del sistema della dopamina di modificare le abitudini è, però, già noto ai tossicodipendenti e ai fumatori.

Ogni sostanza che crea dipendenza, dalle anfetamine alla cocaina, dalla nicotina all’alcol, influenza il sistema dopaminico disperdendo molte volte più dopamina del solito. L’uso di questi prodotti supera i percorsi neurali che collegano il circuito della ricompensa alla corteccia prefrontale, permettendo a chi ne faccia uso di domare gli impulsi. Sappiamo però che più l’uso diventa frequente, più l’individuo sarà costretto ad un uso sempre maggiore della sostanza, o in questo caso della piattaforma social.

É questa dunque la droga 2.0?

I social sono davvero capaci d’interagire talmente in profondità con i nostri bisogni da legarci in maniera così dipendente al senso di soddisfazione ed accettazione sociale?

Forse occorre ridefinire le nostre priorità e le nostre abitudini, il Digital Detox ci viene in aiuto consigliandoci alcuni piccoli trucchi (rituali) per riprendere in mano la nostra vita.

Il passo decisivo però spetta a te. Spetta a te decidere le tue priorità, decidere di vivere una vita reale o una vita dipendente dai social. La prima, circondato da interessi concreti e persone autentiche. La seconda, facendo magari a gara per un pollice in sù o un cuoricino in più.

Digital Detox

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