MATTEO E MAURIZIO, ANDREA & MICHELE

Orlando dice di crederci, cosa ovvia e pure legittima.

Dello stesso parere è Michele Emiliano, pugnace collaboratore del ministro (sì, proprio così) nel creare un asse che copra la variabile populista per alimentare — alla fine e com’è nelle corde di chi finalizza alla politica — il sostegno al titolare della Giustizia. Verso la pacificazione, il ritorno dei transfughi e di un PD da mezze misure figlie di un certa ipocrisia da finto moderatismo.

Due terzi della contesa in odor di apparentamento sono chiari nel modello di partito che hanno in mente. Della trattativa sine die, della consociazione che blocca e di un PD che torna alle premesse antecedenti il 2007. Con in mezzo l’incomodo renziano da sacrificare per non morire, costretto ad un 50 + 1 % al primo colpo tutto da costruire.

Individuare un modo per uscire da quello che sarebbe un impasse letale per partito e paese, vuol dire semplicemente darsi da fare. Nei circoli, nei territori e nel rapporto diretto con le persone.

Un racconto però diverso, di una dimensione più umana della politica che salvaguardi una passione che si racchiude, anzitutto, nelle primarie. Un valore prima che uno strumento, l’esaltazione di una partecipazione che può diventare un modello per ridefinire la forma — partito del PD, da riavvicinare alla sua idea originaria.

La stagione delle tessere ha mostrato più volte i suoi limiti. Immaginando un coinvolgimento che si leghi alla sottoscrizione dei principi fondativi nei gazebo, in una festa di popolo senza preclusioni, dando voce ad una vocazione maggioritaria che non è il cammino maldestro di un’autosufficienza. Ma la capacità di intercettare e rappresentare le istanze di un insieme molto più ampio ed articolato.

La scelta vera è quella tra due identità di rappresentanza politica. L’una, quella dell’amalgama mal riuscita di dalemiana memoria, con la frattura tra ex compagni ed ex amici verso un trattino sempre più ampio tra centro e sinistra su cui trattare, dividere ed “unire”. L’altra, di una comunità reale che sappia fondersi nelle sue diversità proprio attraverso le primarie.

Dunque un’appartenenza differente, svincolata dalle logiche di cordata soppesate sulla base di un tesseramento. Ma su valori comuni, prospettive condivise ed una “militanza” più snella che si rinnovi ad ogni primaria. Con al centro la concretezza dei risultati da portare, pensando che nei banchetti le persone siano un’idea e non un numero da gestire.

Noi ci proveremo con un ticket nuovo e più fresco anche nell’impatto: Renzi e Martina, due maniere differenti di vivere la politica ma capaci di coesistere costruttivamente. Per il PD, per l’Italia e non per qualche mero strapuntino presente e futuro in vista delle Politiche. Per cui la fila è già lunga, passando per i movimenti congressuali che ci dicono già molto su chi ci crede e chi no.

PS: per me il segretario deve essere anche il candidato Premier. Per non mortificare con giochi strani la scelta delle persone.

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