MATTEO, MATTEO E POI MATTEO

Fioccano i malumori amici nei confronti di Matteo Renzi. Ma non sarà che ancora una volta avrà ragione ?

Le aperture “proporzionali” sulla legge elettorale e alle sofferte vicende interne, alla fine potrebbero favorire uno scontro tra minoranze. In una sorta di redde rationem privo di scissioni che porterebbe definitivamente allo scoperto le innegabili ambiguità di alcune anime, con la tendenza ad annullarsi a vicenda. A partire dal gruppone franceschiniano (della “ditta” tutto è noto anche nella sua funzione di paravento quelli che stanno nel mezzo) che da anni si pone come ago della bilancia decisivo nei territori, parte integrante di un governo propaggine del precedente. Nella necessità — diciamocelo — di trovare un modo digeribile e Gentiloni permettendo per finirne prematuramente il mandato verso le elezioni anticipate. Essenziali per riprendere il filo del riformismo (e di un’Europa decente anche alla luce dei nuovi USA targati Putin) pesantemente frenato dal referendum del 4 dicembre.

Nel frattempo “Orfini” ricorda alla fu AreaDem che con il premio alla coalizione finirebbe il senso del Partito Democratico. Verità lampante se la cosiddetta “vocazione maggioritaria” è ancora un valore e Giovani Turchi che tentano di smarcarsi dal ruolo abbastanza stretto che li caratterizza. Intestandosi la parte di interlocutore di peso nelle dinamiche Dem e soppiantando, con toni e contenuti differenti anche per la lealtà fin qui dimostrata, le derive diessine e gli equilibrismi cari al ministro della cultura. In un sostanziale gioco di sponda con lo stesso segretario per isolare le dissidenze più o meno marcate.

Il rischio più grande, del resto, è quello di smarrire quanti, attraverso il SI’ referendario, hanno manifestato un chiaro gradimento alle riforme “renziane”. Un elettorato persino nuovo e più maturo (meritevole di un soggetto politico aperto e meno costretto alle rigidità tradizionali) che si fonda sulla chiarezza dei contenuti e degli obiettivi. Ma anche mobile in caso di proposte che restino tali e di accordismi da caminetto.

Ora, a fronte di quelle che sono solo considerazioni personali magari molto lontane dal vero, evidentemente non sappiamo come andrà a finire. Pensando ai quasi tre anni che sono stati e a quelli, ben più lunghi, che potrebbero essere se davvero dovesse stabilizzarsi il clima da restaurazione in atto. Condannando l’Italia alla sua irriformabilità e a un declino definitivo per la fuga di chi ricominciò a credere nel nostro paese, con un’ autostrada aperta ed irreversibile ai populismi organizzati. Riferimento per chi, a livelli più alti e più ampi, tenta di avviare un nuovo ordine, con le conseguenze che già si intravedono e che inevitabilmente riguarderanno anche il nostro paese.

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