Giorno #11 Eia!

Cala Piras

Passiamo con l’auto come ciclisti all’ultima tappa, tra file di cactus come spettatori. La strada è sterrata e alziamo nuvole di polvere. Ci sentiamo come cowboys nel Texas, arroventati dal sole cocente, ci mancano solo i cavalli per l’arrivo al saloon. Tuttavia ad attenderci non è un bicchiere di whisky, ma la piccola spiaggia di Cala Piras. Si trova in un’insenatura tra le colline e prende il nome dalla torre che la sorveglia dall’alto. La sabbia è sofficissima e bianca e quello che vediamo al nostro arrivo è una piscina naturale azzurro elettrico, di acqua limpida e trasparente. La conca è abbracciata dalle colline e questo rende il mare piatto come una tavola. Il fondale degrada dolcemente: tutto sembra creato apposta da Madre Natura per invogliare grandi e piccini a immergersi in mare. Quando ci tuffiamo, scopriamo che l’acqua è così limpida perché è molto fredda, ma è lo stesso un piacere nuotare in questa piscina naturale. E' tutto così azzurro e perfetto, che quando vado sott’acqua, quasi mi stupisco di vedere famiglie di piccoli pesciolini argentati, sul fondale sabbioso, anziché piastrelle celesti e strisce che segnalano le corsie. Galleggiare è semplice e le labbra sanno di sale, anche questo sorprende l’olfatto che si aspetta di annusare cloro anziché salsedine. Lo spettacolo è meraviglioso: la superficie del mare sembra uno specchio ondulato, in cui si sono imprigionate macchie di luce tremolante; le piccole onde sembrano intagliate nel vetro, che riflette il cielo azzurro intenso. Uscendo dal mare zompettiamo sulla sabbia morbida come velluto e soffice come un cuscino, candida come il viso di una principessa, ma calda come il sole, e ci stendiamo un po’ ad asciugarci. La spiaggia è super affollata e abbiamo trovato un posticino per miracolo, ma lo scenario vale la pena di sopportare famiglie rumorose con bambini piagnucoloni e strillanti.

Decidiamo di allontanarci un po’ dalla calca e camminiamo verso la torre. Per farlo, attraversiamo la spiaggia in tutta la sua lunghezza con i piedi nell’acqua fresca e trasparente, godendoci quel fondale meraviglioso e scattando mille fotografie. Arriviamo fino agli scogli, bagnati dal mare trasparente con un pigro sciabordio e da qui, guadagnamo una posizione un po’ rialzata da cui possiamo vedere l’intera baia, in tutte le sue tonalità di azzurro. Non servono filtri per migliorare questa foto, che è un flash di colori accesi e di luce accecante. Salendo più in alto, imbocchiamo un sentiero di sabbia fine, che ci porta dentro la macchia mediterranea. La vegetazione ci accoglie con una ventata di profumi: le fragranze emanate da eucalipti e pini marini ci solleticano il naso, mentre l’ombra delle piante rende la passeggiata ancora più piacevole. Guardando indietro, le piante si aprono come tende su una vetrata che rivela il mare, lontano e azzurro. Procediamo, scavalcando radici e arbusti, in sentieri sempre più stretti fino alla cima. Qui torreggia la Pira, costruzione di pietra alta e imponente, dalla quale possiamo ammirare il paesaggio mozzafiato e rimaniamo senza parole. Un pittore ha usato tutti i suoi colori più accesi: il celeste, il verde, il bianco, il blu e il giallo, per disegnare la baia con pennellate decise: da un lato rocce e scogli si riversano sul mare, come chips fuoriuscite da un sacchetto; più al largo barchette bianche ondeggiano sulla superficie azzurra; un groviglio di ombrelloni di tutti i colori ricopre quasi interamente la spiaggia bianca; tutto intorno la collina è ricamata da alberi bassi e verdi, fino a tuffarsi nel mare aperto blu intenso. Ci abbeveriamo di tanta bellezza, come assetati nel deserto, rimanendo in silenzio a contemplare quel quadro per un pò.

Quando ritorniamo alla cala, il sole è alto nel cielo e sembra di essere atterrati ai Caraibi, per quanto l’acqua è trasparente e sfumata dal bianco all’azzurro chiaro. Il mare è così invitante che facciamo un sacco di bagni. Dopo pranzo, andiamo a prendere un gelato nel bar della spiaggia, che scopriamo avere delle chaise longue blu, su cui sono stati appoggiati soffici cuscini bianchi. Così andiamo a coricarcici, all’ombra dei gazebi color crema, guardando il mare, che offre uno spettacolo che non mi stufo mai di ammirare. Sdraiata con la testa sul grembo del mio compagno, mentre penso che probabilmente questo è il posto più caraibico che abbiamo visto negli ultimi giorni, gli occhi mi si chiudono da soli e mi faccio cullare dalla brezza marina e dal tepore del sole in un sonnellino inatteso.

Il pomeriggio scorre divertente tra mille bagni diversi, l’ultimo dei quali accompagnato da volley-ball dentro il mare. Il mio compagno è anche andato a fare un po’ di snorkeling verso gli scogli ed è tornato soddisfatto dal mondo marino che ha scorto sotto di sé. Così la sera arriva presto e, cantando Max Pezzali a squarcia gola, rientriamo in villaggio.

Lì andiamo a mangiare nel ristorante, dove gustiamo delle saporitissime cozze alla marinara e due primi piatti tipici sardi: fregola con marselle e con pomodoro e pecorino. La cena è ottima, le pance sono super piene e il sonno è dietro l’angolo, così ci avviamo verso i nostri letti e ci lasciamo accogliere dai sogni.

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