Giorno #7 Eia!

Cala Mariolu

La sveglia suona all’alba delle 7. Scendiamo dalla nostra camera sul soppalco, giù per la scala a pioli di legno e l’aroma di caffè che sta venendo su nella moca ci solletica le narici. Io non lo bevo, ma non c’è niente di più italiano e più famigliare di quel profumo: è subito casa, amore e famiglia. Metto a bollire un pentolino d’acqua e in qualche minuto anche il mio te verde alla menta è pronto. Sul tavolo in giardino ci aspettano succo di frutta, caffè, tè, latte freddo, cereali, torta al cioccolato, dolcetti sardi e pane e nutella. La colazione dei campioni per affrontare una giornata piuttosto intensa.

Prepariamo i panini stile catena di montaggio e zaini in spalla, occhiali da sole sul naso, cappellino calcato in testa, partiamo. Siamo al porto di Arbatax giusto in tempo per l’imbarco su un piccolo traghetto, che ci porterà a cala Mariolu, nel golfo di Orosei.

Mentre la barca segue la costa Ogliastrina, osserviamo il panorama con i capelli al vento. Sfila davanti a noi una parata di rocce rosse a picco sul mare; una piccola isoletta abitata solo da gabbiani e uccelli; uno scoglio a forma di pinguino; un’insenatura dal nome curioso, sempre all’ombra, dove i pescatori sono soliti trovare ristoro in pausa pranzo: Cala la Pasta; la spiaggia degli innamorati, raggiungibile solo in gommone e la limitrofa spiaggia 'dei Separati’; cala Goritzè che si affaccia sul mare cristallino con uno scoglio a forma di arco, raggiungibile anche via terra con una camminata di un paio d’ore e infine cala Mariolu, su cui approdiamo.

La cala è affollata da tutti quei turisti che stanno facendo il giro della costa su un’imbarcazione, per i quali Cala Mariolu è una delle tappe. Il sole è caldissimo e accecante, sembra di essere su una zattera in mezzo al mare, per quanto scalda. La spiaggia è formata da tantissimi sassolini bianchi e levigati, è frastagliata e intermezzata da scogli. Da alcuni dei quali ci si può tuffare in mare, poiché raggiunge la profondità di 5 metri a poche bracciate dalla spiaggia. Nonostante questo, l’acqua è chiarissima e limpida: trasparente vicino alla riva e di tutte le sfumature del bianco, del turchese, del verde e del blu man mano che ci si allontana verso il mare aperto. Da un lato gli scogli formano una piccola grotta che è possibile attraversare a nuoto e più avanti un’altra più grande, raggiungibile in barca e visitabile a piedi. Nel complesso lo scenario è molto particolare e bellissimo: nel suo sapore selvaggio trasmette una sensazione di lontananza dalla realtà e dalla civiltà. Man mano che i turisti raggiungono dinuovo le loro imbarcazioni per continuare il tour, la caletta si svuota e diventa più vivibile e silenziosa. Ci immergiamo in quell’acqua limpida e variopinta, rinfrescandoci un po’. La giornata è talmente calda, che la trascorriamo quasi interamente in acqua o sulla riva, con i piedi al fresco, e sulla sabbia finissima che sembra velluto sulla pelle. Il paesaggio è incantevole e immergendosi con la maschera è possibile scorgere tantissimi pesci argentati di tutte le dimensioni. Soprattutto nel pomeriggio, il mare vicino alla riva diventa un acquario e nuotare tra tutte quelle creature silenziose è qualcosa di davvero suggestivo. Peccato per il vento, che ci insegue ovunque andiamo in questa vacanza e che si diverte ad agitare il mare man mano che passano le ore. Tuttavia non potrei desiderare posto migliore dove trascorrere il mio compleanno, se non in quest’oasi di colori, luce, pesci argentati, sassolini bianchi e natura incontaminata.

Verso mezzogiorno ci prepariamo per la nostra esperienza di immersione subacquea con bombole d’ossigeno e il resto dell’attrezzatura. A differenza dei miei compagni di avventura, io ci metto un attimo a imparare a respirare sott’acqua. Sembra che il mio istinto di mammifero non voglia collaborare. Quando mi immergo con l’istruttore, un leggero panico mi pervade e la paura di non poter risalire in superficie insieme all’ossigeno che sembra non bastare, mi fanno riemergere un po’ titubante. Per fortuna il sub che si occupa di me è di una gentilezza e di una pazienza ammirevoli e, riesce a mettermi a mio agio, facendomi abituare alla respirazione subacquea poco alla volta con brevi immersioni consecutive. Mi chiede di guardarlo e di respirare con lui. Piano piano l’ossigeno basta, la respirazione si fa lenta e costante e gradatamente scendiamo in profondità. Le orecchie si devono abituare al cambiamento di pressione, per cui la discesa è lenta. Siamo un gruppetto di 5 persone oltre ai sub che ci accompagnano. Gattoniamo gli uni vicino agli altri, sul fondo del mare. Quando ci allontaniamo dalla riva, l’acqua diventa sempre più limpida e quello che vedo oltre ai sassolini bianchi sotto di me, è un mondo azzurro in cui tutto è rallentato e silenzioso. Un acquario di pesci argentati e colorati, di ogni dimensione, nuota attorno alle bolle che fuoriescono dai nostri boccagli. L’esperienza è unica e meravigliosa. Mi sento un astronauta nello spazio, spettatore della vita di un altro mondo, mentre tutto ciò che sento è il costante respiro profondo che esce dai miei polmoni. Stringo la mano del mio compagno mentre ammiro meravigliata una famiglia di pesci argentati che ci gira attorno. Ad alcuni diamo del pane per farli avvicinare e così li convinciamo ad inseguire le nostre bolle. Nel frattempo, gattonando, scendiamo ancora in profondità. Alzando la testa vedo un cielo di acqua e luce che tremola, 5metri sopra di me, ed è meraviglioso. Fa piuttosto freddo nelle profondità marine e sento il mio corpo tremare, nonostante il mio cuore sia colmo di gioia, meraviglia e adrenalina e la mia mente non voglia più ritornare in superficie, così cerco calore sui sassolini premendomi sul fondale. Quaggiù si muove tutto al rallentatore e anche il tempo sembra essersi fermato, mentre seguo con gli occhi ora un pesce ora un altro. Perdo anche la capacità di percepire lo spazio: per me potremmo essere in qualsiasi luogo, ai confini della realtà, e non riesco ad orientarmi: tutto è azzurro e freddo e sotto di me solo sassolini bianchi e qualche pianta marina. L’unica cosa che sento chiara e che scandisce il tempo è il ritmico suono del mio respiro, che mi rilassa e mi trasporta in questo mondo fantastico, impalpabile e irreale. Gattonando ancora e seguendo il gruppo, capisco che stiamo risalendo soltanto per il fastidio alle orecchie, dovuto al cambiamento di pressione. Riemergo tremante assieme a tutta la ciurma infreddolita, e, liberata dal peso sorprendente delle bombole, raggiungo la spiaggia cercando il calore del sole. Sono ancora frastornata dal groviglio di sensazioni nuove e meravigliose che mi ha lasciato l’immersione, quando mi sdraio sull’asciugamano a guardare il cielo.

La giornata procede tra nuotate, brindisi al mio compleanno, chiacchiere e foto ai miei amici che si tuffano dalla scogliera.

Il mare diventa sempre più agitato, come scopro mentre nuoto un po' più al largo con la mia amica, munite di maschera per scorgere pesci nella loro lenta e pacata attività. Per questo motivo la gita finisce prima del previsto e il traghetto torna a prenderci. Durante il viaggio di ritorno, la barca ondeggia non poco, a volte sembra quasi di essere sulle giostre o che l’imbarcazione debba ribaltarsi, ma sono tranquilla e non soffro il mal di mare. Le esperienze della giornata sono state troppo intense e mi addormento con la testa sul tavolo.

I festeggiamenti del mio compleanno non sono ancora finiti: la cena è un menu tipico sardo in un agriturismo della zona. Il ristorante è appoggiato sul fianco di una collina, immerso in un giardino costruito su terrazzamenti di fiori, erbe aromatiche, pini marini e piante di mirto. Lampioni bassi sono posizionati qua e là tra i cespugli e diffondono una luce soffusa nel giardino, che sembra un bosco incantato e profumato. Mentre ci accomodiamo al nostro tavolo, solo in un terrazzamento, mi aspetto quasi di veder spuntare dalle piante delle piccole fate alate e volanti, o che la cena mi venga servita da un gruppo di folletti agitati. Invece è umano il cameriere che ci porta l’antipasto di salumi, formaggi e olive tipici sardi. Della musica un po' datata ci fa da sottofondo e alle nostre spalle il maialetto infilzato nel girarrosto, spande un profumo delizioso attorno a noi, mentre si cucina nelle fiamme vivaci. La sera è fresca, così ci scaldiamo con vino locale rosso, facendo tintinnare di continuo i bicchieri. Sembra quasi di aver compiuto più volte gli anni nella stessa giornata, viste le 24 ore di festeggiamenti no-stop! Il proprietario è un signore sulla cinquantina che si preoccupa che tutto sia di nostro gradimento e ci spiega che le materie prime sono tutte genuine e di qualità. In effetti anche gli gnocchetti sardi al sugo di carne, i culurgiones alla mentuccia fatti in casa, il maialetto, la pecora arrosto e le patate al forno sono squisiti. Non è da meno il dolce sardo, la Seadas, caldo e coperto di miele, che è irresistibile e ci costringe a fare un bis. La cena si conclude con anguria fresca e mirto. Al termine siamo satolli e le pance piene, assieme alla super avventura di oggi, conciliano il sonno, per cui decidiamo di riattraversare il giardino fatato e scattare qualche foto per rientrare a casa. Prima però tardiamo un po’ ad ammirare la luna piena luminosa e argentata che si specchia sul mare nero in lontananza. Scorgiamo quel quadro inaspettato dietro le colline e pensiamo che sia davvero il tocco finale per questo posto così carino, dove profumi, gusti, natura e amicizia si fondono insieme in un perfetto connubio dal sapore sardo.