Giorno #9 Eia!

Spiaggia del Riso

La signora del campeggio che ci prepara i panini, stamattina ha un gran da fare: li abbiamo ordinati per tutta la ciurma. L'abbiamo soprannominata Bradipo per la straordinaria lentezza che la caratterizza. Ogni suo movimento è studiato con cura, pacato e guidato da una flemma invidiabile persino dagli inglesi. Il suo modo di fare si addice bene alla cadenza strascinata e lenta della tipica parlata sarda.

Guadagnati i panini, guidiamo verso la Marina di Villasimius. Il paesaggio che scorre aldilà dei finestrini è meno incolto e disordinato del solito, è un po' più verde per via delle piante che colorano la collina e sembra più curato, perché formato da prati ingialliti dal sole o grandi terreni. Qua e là si vedono villaggi turistici, hotel con piscine e complessi residenziali, sempre più numerosi man mano che ci avviciniamo. Il punto di arrivo è un parcheggio un po' rialzato da dove si vedono barche bianche galleggiare sul mare blu acceso. Siamo non lontani dal porticciolo turistico e guardando più in basso scorgiamo la Spiaggia del Riso: una piccola caletta protetta dalle colline da un lato e dal molo dall’altro. Qui il vento forte di questi giorni dovrebbe arrivare smorzato, per cui scendiamo giù con i nostri amici, che abbiamo incontrato nel parcheggio, perfettamente sincronizzati.

La baia è di sabbia bianca e pesante, sembra quella che disolito si trova sulla riva, dà l’impressione di essere bagnata, tanto è dura e compatta, ma in realtà non lo è. L’acqua è molto bassa per diversi metri e trasparente. È azzurro chiaro e il particolare fondale di quella sabbia pesante, le permette di rimanere limpida e cristallina. Essendo un’insenatura protetta, il mare è piatto, nonostante le onde e il vento che impazzano al largo. Ci sistemiamo e andiamo a tuffarci tra quelle acque così chiare e invitanti. Poco più avanti a noi ci sono delle rocce levigate e liscissime color tortora, che decorano la spiaggia e si sparpagliano in acqua, disegnando uno scenario ancora più bello. Guardando verso la collina che si allunga in mare, come una ballerina che si sta riscaldando, scorgiamo uno scoglio a forma di testa di drago. Sono completamente rapita da questo scorcio e scatto un milione di fotografie. Per la prima volta da giorni, alcune nuvole fanno capolino da dietro la collina, si mettono tutte in fila e piano piano ci raggiungono, coprendo il sole per un paio d’ore. Sembra quasi che là dietro ci sia un camino che le crei e la carovana appare infinita. In realtà non sono poi così tante e il vento onnipresente, interviene in tempo per spostarle e guidarle verso altre mete. Noi nel frattempo ne approfittiamo per giocare a pinnacola e pranzare. Appena il cielo riguadagna il suo colore azzurro intenso e il sole riprende ad arroventare la nostra pelle, i miei compagni di viaggio si lanciano all’esplorazione dei fondali con maschera e boccaglio e vanno a fare un po' di snorkeling. Io sono troppo pigra e non ancora abbastanza accaldata per tuffarmi, così preferisco fare un giro al bar. Il terrazzo è posto dietro la spiaggia e un po' rialzato, per cui ne approfitto per scattare foto, godermi il panorama nel silenzio e mangiare un gelato. Al mio ritorno, trovo i miei compagni eccitati dalla loro escursione: il fondale era ricco di pesci argentati e colorati e inoltre hanno portato con loro un bottino. Sull’asciugamano hanno appoggiato una conchiglia che sembra aprirsi. E' poco più grande di un sasso e tra i due gusci ha una membrana spumosa. Ci mettiamo ad osservarla curiosi; mentre si apre, vediamo fuoriuscire un mollusco arancione come un pastello colorato, che si allunga per almeno 7cm come una lingua della conchiglia. Si contorce e si dimena come una biscia, probabilmente in cerca d’acqua, riversandosi sull’asciugamano e poi rientra nel suo guscio in tutta fretta. Lo spettacolo è a metà tra lo strabiliante e il disgustoso. Tra mille versi e risate di stupore, recuperiamo dell’acqua e bagnamo lo strano essere. Lui in cambio sbuca altre volte dalla conchiglia venendoci a trovare, con il solito balletto. Nel frattempo un gruppo di bimbi biondissimi con le loro mamme, si è raccolto attorno a noi ad osservare la strana "lingua”. Alla fine, abbiamo pietà della povera malcapitata e la riportiamo in mare, nonostante uno di noi volesse provare a mangiarla (!). Dopo questo incontro del terzo tipo, la giornata scorre allegra e divertente tra una partita a pinnacola e una a Beach, un caffè al bar e un tuffo nell’acqua fresca. Nel tardo pomeriggio, i nostri amici si congedano, dal momento che casa loro è un po' lontanuccia da qui e ci salutiamo perché domani sera loro partono per ritornare a casa. È stato bello incontrarci in modo così casuale e passare del tempo assieme, ci siamo divertiti in compagnia e come tutto ciò che è inatteso, questa riunione è stata una piacevole sorpresa. Noi rimaniamo ancora un po' per l’ultimo tuffo in quell’acqua così liscia , limpida e trasparente e per guardare il sole che si tuffa nel mare, colorandolo di blu e riflettendo la luce sulla superficie in un gioco di chiaro scuri.

Tornati in campeggio organizziamo una cena sfiziosa dal sapore sardo, con pecorino di diversi tipi, Michetti, insalata di pomodoro, Ichnusa ghiacciata e wurstel alla piastra. 
Pensiamo che non potrebbe proprio esserci di meglio, mentre siamo comodamente seduti in pineta a leggere un libro, pance piene e frescura della sera sulla pelle. Una pagina tira l’altra ed è tardi quando decidiamo di ritirarci e infilarci sotto le coperte.

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