Denunciare online: la nuova frontiera dell’anticorruzione

L’ India detiene nella classifica del “Corruption Perceptions Index”, pubblicata da Transparency International, il 76esimo posto. Per combattere questo fenomeno i paladini di Janaagraha, un’associazione no profit molto importante a livello nazionale, hanno creato “Ipaidabribe” una piattaforma online dove i cittadini possono denunciare atti di corruzione scoperti o di cui si è stati vittime. Il sito è composto di tre sezioni: “Ho pagato una tangente”, “Mi sono rifiutato di pagare” e “Ho incontrato un dipendente onesto”. In queste tre sezioni si ritrovano 70 mila storie di cittadini che in totale denunciano di aver elargito 35 milioni di dollari a funzionari pubblici corrotti. L’obbiettivo di questa iniziativa era sensibilizzare il governo a prendere misure contro la corruzione. Primo obiettivo raggiunto: il governo indiano nel 2011 ha approvato il WhistleBlowersProtectionAct e nel 2013 ha instituito la ”Lokpal” (un ente specializzato nella lotta alla corruzione). Ma con il passare del tempo è accaduta una cosa ancora più inaspettata: le segnalazioni su “Mi sono rifiutato di pagare” sono sensibilmente aumentate di pari passo con quelle su “Ho incontrato un dipendente onesto”. Cosa effettivamente è successo?
Da sola l’autodenuncia può risultare sterile, ma 70 mila autodenunce online non sono un caso. Soprattutto in un paese come l’India dove, secondo una recente stima, 920 milioni di persone non possiedono un accesso ad internet. Quindi una denuncia così difficile da attuare e così ricercata rappresenta una forte voglia di cambiamento. Infatti denunciando un dipendente corrotto i cittadini hanno iniziato ad evitarlo a vantaggio del dipendente onesto che non chiede tangenti. Tutte queste informazioni condivise sul sito, tutte queste storie raccontate hanno aiutato altri cittadini. Una rivoluzione “silenziosa”, partita dal basso, grazie alla volontà di cittadini indiani coraggiosi e stufi di pagare tangenti a funzionari approfittatori. Tangenti assurde, che vengono pagate ogni giorno dalla popolazione indiana anche per le cose più semplici e pertanto più inaccettabili. Scorrendo il sito si può notare che molte, moltissime persone pagano tangenti per una registrazione del contratto matrimoniale, per un trattamento ospedaliero, per un passaporto e soprattutto alla polizia. Sì, strano ma vero, la polizia indiana, che di solito dovrebbe proteggere i cittadini, risulta non solo essere all’interno dell’elenco, ma prima della classe con il 15% di segnalazioni che la riguardano. Segno fortissimo questo di uno stato debole, non in grado di proteggere i cittadini e non in grado di proteggersi. Non bisogna dimenticare infatti che l’atteggiamento permissivo dei governi ha portato a creare un sommerso economico considerevole che danneggia in maniera sostanziale l’economia indiana. Questo non va assolutamente sottovalutato per il bene dell’economia ma soprattutto per il bene dei cittadini che ogni giorno vedono i propri risparmi volare via nel portafoglio di funzionari disonesti.