E l’iPhone 7 diventò un“pene”

Problemi per il lancio del nuovo dispositivo in estremo Oriente. Anche a Cupertino fanno errori di comunicazione

Immaginate di assistere all’ultima fantasmagorica presentazione della Apple. L’ad Tim Cook è sul palco, destreggiandosi in ammiccanti giri di parole, mentre fan di mezzo mondo freme. Gli sta per mostrare il nuovo smartphone della Mela. Le luci si abbassano. La musica cresce. E, finalmente, il modello appare sul maxi schermo. Applausi, standing ovation. Subito dopo, una scritta. Voltatosi verso il pubblico e il muro di telecamere, indice puntato, Cook la declama: “Questo è un pene”!

No, non è andata esattamente così. Ma dev’essere stato proprio questo l’effetto per molti spettatori cinesi nel vedere scritto nella loro lingua il nuovo slogan: “This is 7”. Perché nel dialetto cantonese la parola “sette” si pronuncia tsat, esattamente come, in gergo, si fa per “pene”.

Questo è il caso più grave, ma anche in altri dialetti lo slogan scelto da Apple non mantiene certo il potere assertivo della sua versione inglese. Anzi, risulta piuttosto sciocco. A Taiwan, ad esempio, la traduzione sarebbe «È davvero 7». E, ancora peggio, a Hong Kong gli stato aggiunto un carattere ricavando qualcosa che in italiano suonerebbe tipo «Questo, è proprio un 7».

Anche l’azienda di Cupertino, che ha aperto una nuova era della comunicazione aziendale, sembra essere incappata in quello che in marketing è chiamato un epic fail. Peraltro, lanciando un prodotto di punta in uno dei suoi mercati più floridi. E dopo che l’agguerrito concorrente Samsung aveva commesso errori analoghi con il suo modello Note 7.

Dopo questo episodio le multinazionali dovrebbero decidersi a prendere maggiormente in considerazione i dialetti quando si troveranno a tradurre i propri motti.