Bike noise the sound of freedom

Federico Del Prete
Aug 7, 2014 · 8 min read

For english speaking people: this is a comment on recent Harley Davidson’s LiveWire project, highlighting the HD’s choice to give this prototype the sound of a military jet.

È una notizia che risale ormai alla fine di giugno, ma l’annuncio di voler concepire una Harley Davidson full electric è troppo interessante per non essere meglio analizzato, a freddo. Ricapitolando i termini essenziali della vicenda: la HD, centoundici anni di storia nelle motociclette, vorrebbe entrare neanche troppo timidamente nel firmamento della sostenibilità con una motocicletta a propulsione interamente elettrica. Bene: per chi avesse poco o nessun interesse nella storia della motocicletta o nei destini di HD, scatterebbe subito il chissenefrega. Siamo per di più circondati dall’idea che la propulsione elettrica sia cool e sostenibile, e le nostre vite — i nostri device, per meglio dire — chiedono sempre più Litio per portare con noi l’energia che ci serve in batterie sempre più efficienti. Che la HD abbia preso questa strada può sembrare normale.

Ma è l’idea che ad accendere la miccia di una tale rivoluzione sia proprio una delle marche di moto più tradizionaliste a colpire l’immaginario. Per l’assolutistico brand dall’alito al benzene, dalle cubature imponenti, dall’immaginario capace di rendere chiunque un ribelle – tranne quando si pagano le rate — l’aver rivelato di andare in direzione della propulsione elettrica assume le dimensioni di un vero e proprio outing. A ciò si può aggiungere il fatto che per ora poche altre case motociclistiche hanno dimostrato di voler entrare nel mondo dell’alta tensione, almeno non come ha deciso di fare HD con Live Wire (altre case hanno proposto per lo più degli scooter).

In Italia, paese inconsapevolmente devoto all’immagine di Alberto Sordi a cavallo di un’HD in Un americano a Roma (Steno, 1954), le prime reazioni alla notizia da parte dei tanti appassionati HD sono state molto contrastanti. In alcuni casi, sgomente. In una famiglia conservatrice come quella dei motociclisti puri e duri tutta pelle nera e tatuaggi, pensare a un’Harley elettrica è peggio che aver scoperto il proprio fratello a cavallo di una moto giapponese.

Dagli anni Settanta la HD è stata mandata più volte sull’orlo del fallimento dalla capacità giapponese di imitare e innovare la tradizione motociclistica europea, proponendo prodotti più semplici e più performanti, a un prezzo migliore. Ricordo la gestione di HD da parte di AMF (American Machine and Foundry) alla quale si deve almeno la XLCR 1000 “Café Racer” (1977), una HD dal DNA tutto europeo, quindi più interessante, oltre che elegante, rispetto ai soliti trattori tipicamente HD. Ma non bastò a fermare il declino della casa. Finché, decidendo di valorizzare i contenuti storici, l’heritage, piuttosto che quelli tecnici, la HD si salvò e tornò – inaspettatamente — ad essere un successo. Ma arrivo all’oggi.



Il progetto Live Wire per una HD completamente elettrica è per ora soltanto un tour promozionale – negli USA entro il 2014, in Europa nel 2015 — per tastare il polso di un’eventuale futuro mercato. I dodici prototipi che gireranno i concessionari fanno però pensare a qualcosa di più di un test; sono elettrociclette fatte e finite, complete di tutti i dettagli e perfettamente funzionali, immatricolazione compresa. Di che moto si tratta? I prototipi visti non sono moto “custom” ma modelli sportivi, cafè racer: un po’ in stile Buell, il brand nato da una costola sportiva della HD. Ciò indica come gli Hell’s Angels non sono, per ora, il target. Live Wire è una mutazione potente nel DNA di Milwakee: il Novecento è passato, forse anche per HD. Capisco il perdurare del chissenefrega, foste arrivati fin qui; ma c’è di che continuare.

Il nome di questa nuova HD (Live Wire) non è male, visti gli altri nomi dati a veicoli con la scossa, a quattro ruote: Leaf, Prius, Volt. Bah. Sanno di futuro imperfetto. In italiano live wire sarebbe letteralmente “cavo vivo”, cioè sotto tensione, attraversato da corrente. Per quelli della mia generazione echeggia una strofa di Psycho Killer (1977), la celebre canzone dei Talking Heads: “Don’t touch me I’m a real live wire”, dove in inglese essere un “live wire” è anche avere i nervi a fior di pelle. Quindi il nome è azzeccato, almeno per una muscolare HD. Ma più che il nome, in una HD conta il suono del motore.

Il paesaggio sonoro delle città si è da tempo arricchito con la sempre meno silenziata tonalità di scarico del bicilindrico più famoso (?) del mondo, da tempo messa sotto copyright dai suoi autori. Proprio così: il rumore del motore del V-Twin HD è considerato così importante per il brand che, vista la temibile concorrenza ancora una volta giapponese nel segmento custom, la HD si è premurata (1994) di definire e quindi proteggere legalmente la specificità del suono prodotto dai suoi motori. Come dire: rendere il suono del chopper di Easy Rider un trademark, affinché nessuno osi rabbuiare il sorriso di Captain America.

Una HD così radicalmente diversa come la Live Wire deve quindi offrire qualcosa in più non solo tecnicamente, ma anche foneticamente, musicalmente parlando: qualcosa di altrettanto identitario del buon vecchio scorreggione a scarico aperto, considerando che la propulsione elettrica non ha una sua specificità sonora. un veicolo elettrico è silenzioso, al massimo emette un sibilo, un ronzio; e non ha necessità di un vero e proprio cambio meccanico, un elemento che incide anche sul suono, dunque sulla percezione del carattere del veicolo al suo passaggio. C’è anche il problema dell’eccessiva silenziosità, emerso con l’incremento di incidentalità a carico dei poco rumorosi veicoli ibridi, soprattutto nei confronti dei pedoni che, abituati al livello di rumorosità infernale delle città, non sentono arrivare l’automobile “verde”. Figuriamoci una moto. Questo innesca poi un altro tema su cui riflettere: se non faccio rumore, esisto? Il silenzio è cool? Ma rimanderei queste riflessioni.

Ecco qua la soluzione: il suono scelto per la Live Wire è quello di un jet; per meglio dire, di un caccia militare. Che sia proprio il suono di un aereo militare autorizza a pensarlo una dichiarazione del vice presidente e responsabile marketing di HD, Hans Richer: il suono di Live Wire è quello di “un caccia che decolla da una portaerei”, come si può constatare anche guardando il trailer del Live Wire Experience Tour.

Ma lo scopo ultimo del progetto, secondo Matt Levatich, presidente di HD, è preservare la libertà di guidare per le nuove generazioni, che cercano il contatto con la natura su veicoli sostenibili. Infatti, uno degli elementi tipici del consumo di motociclismo è da sempre quello della fuga dalle città congestionate, durante il tempo libero. Una bella smanettata, e poi via con le gambe sotto il tavolo in qualche accogliente trattoria di campagna. Che male c’è? Live Wire è parte dello sforzo di HD “per proteggere e rinnovare la libertà on the road per le future generazioni”. E un bel rumore da caccia militare è proprio il modo giusto di cercare la libertà on the road, non c’è che dire. Una bella sintesi tra cielo e terra, una nuova ipoteca sul futuro paesaggio sonoro delle città. Con la potenza di fuoco in termini progettuali e produttivi di una grande casa motociclistica sarebbe lecito aspettarsi altro, in fatto di suono. Per un prodotto così cruciale, perché diavolo affidarsi a un immaginario scadente come quello militare, che oltretutto di sostenibile non ha proprio una mazza?

Per attribuire un rumore caratteristico alla motocicletta elettrica, HD compresa, ci sarebbe invece un mondo da inventare. Non so: cavità risonanti con il flusso d’aria della corsa, magari intercambiabili secondo i gusti del motociclista; rumori calibrati per essere percepiti diversamente alla guida e al passaggio, magari in ragione dell’effetto Doppler; per andare sul surreale, ma neanche poi tanto, si potrebbe semplicemente pescare nell’immaginario rumoristico prodotto da Lucas nei suoi film della saga Star Wars (in Episodio 1, ad esempio, nella corsa degli “sgusci”: accanto ai rumori da jet ci sono anche strani suoni pulsanti che non starebbero affatto male su una moto “del futuro”. Ma la motocicletta fa parte del futuro? se pensiamo a Tron e alla stessa serie di Lucas, forse sì.). In ogni caso, il suono della nuova HD elettrica potrebbe davvero essere qualsiasi cosa. O forse anche niente: magari nel futuro non c’è bisogno di rumore. Magari uno degli obbiettivi del nostro futuro sarà togliere rumore, non aggiungerne, per tornare agli interrogativi di poco fa.

Ma una relazione tra (rumore di) jet e libertà (di guidare) c’è. Mi è tornato in mente uno slogan, diffuso proprio negli Stati Uniti: “Jet noise sound of freedom”, il rumore dei jet è suono di libertà. Lo si trova su una quantità di prodotti, che vanno dai mugs (le tazze da caffè, americano) ai bumper sticker (quegli adesivi “parlanti” che molti americani amano mettere sui paraurti delle auto). Lo si trova anche all’ingresso delle basi militari da dove decollano aerei da combattimento. Negli anni della Guerra Fredda, mentre i reduci e gli sbandati inventavano i chopper (da to chop, nel senso di tagliar via i pezzi inutili) demolendo vecchie HD dismesse da esercito e polizia, i cieli americani traboccavano rumore, tra bang ultrasonici o continui passaggi di aerei militari, specialmente in vicinanza delle basi aeree. Il continuo aggiornamento di modelli di aerei da combattimento per contrastare l’analoga corsa all’armamento di Oltrecortina imponeva test continui, voli reiterati. Si rese necessario quindi educare gli americani alla necessità di quell’insopportabile rombare, promuovendo un banale inquinamento acustico a sound of freedom.

Nel 1955, sul «National Geographic» comparve una pagina pagata da un insolito inserzionista, la Convair, divisione di General Dynamics; un noto brand pacifista che cercava appunto di persuadere gli americani a non stramaledire i caccia di passaggio sui tranquilli (?) borghi residenziali, prima animati solo dal tenue carillon del camioncino dei gelati e altre amenità. “La prossima volta che un jet tuona sulle vostre teste, ricordate che i piloti non sono disturbatori volontari della vostra pace: sono patriottici giovani Americani che affermano il vostro Nuovo Suono della Libertà!” (corsivo e maiuscole sono originali, la traduzione è mia). Fino ad arrivare agli anni Sessanta, quando la nazione iniziò a confrontarsi anche con l’impalpabile Sound of Silence, evocato in modo più mesto da Simon & Garfunkel.

Per sottolineare una maggiore attenzione alla sostenibilità come motivo di innovazione del brand HD, Live Wire non sembra quindi un buon punto di partenza: è intatta solo la libertà di guidare, ma aver unito questa idea di libertà al suono dei jet militari confonde un po’, nell’epoca dei droni senza pilota e dei progetti fallimentari come quello degli F-35. Quanto alla sostenibilità ambientale della propulsione elettrica, lascerei proprio perdere.

    Federico Del Prete

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