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Insopportabile

Era un bambino saggio. Aveva una risposta per tutto. Il peggio era che non poteva neppure dirsi presuntuoso: non era il classico violino, la compagna del primo banco che pigolava «Io lo so, signora maestra». Se ne stava nei banchi di mezzo, si mimetizzava, né primo né ultimo. Alla fine ci era diventato invisibile. Avevamo bisogno di qualcuno di presuntuoso nella sua competenza, tanto che fosse matematica, calcio o ragazze, poco importa, ma da crederci per tifo o superstizione; e soprattutto qualcuno da criticare per i suoi difetti e per gli errori. È la competenza dei nostri limiti e della nostra ombra ad arricchirci. Avevamo bisogno di sbagli o ignoranza. Ne avevamo bisogno per imparare, per migliorare e per poterci sentire qualcuno anche noi.

Abbiamo fame dei difetti degli altri, più che dei loro pregi e della generosità.

Ora che ho compreso che quella sua saggia generosità era il suo difetto e la sua solitudine la malattia, ora vorrei averlo vicino. Per essergli utile, per chiedergli scusa, per aiutarlo.

Se fosse qui ora, grazie a lui mi potrei sentire qualcuno io e non invisibile e trasparente come una goccia di pioggia sul vetro della cucina.

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