C’è un Tweet nel tuo futuro

Perché il prossimo anno saremo tutti su Twitter (e con gli smartphone)


Beh, credo che siano in molti ad aver saputo del successo riscosso dalla collocazione in borsa del titolo del secondo social network più famoso del mondo al momento, ovvero di Twitter. Penso che quei pochi che mi leggono sappiano tutto così come immagino che da quel momento in poi la cosa sia stata definitivamente consegnata agli esperti di finanza, cosa della quale di certo il sottoscritto non ne capisce un bel niente.

Quello che trovo particolarmente interessante è che di tutti quelli che sembrano conoscere ciò di cui si parla, seppure abbiano un account su Twitter, perché oggi un account non lo si nega a nessuno e senza averne uno su Twitter sei proprio uno sprovveduto, ad usarlo sul serio sono giusto un pugno di aspiranti giornalisti o sognatori delle notizie di prima mano e fan per costituzione di gente famosa.

L’altro fatto che ha del curioso è che, per il solo peccato originale di essere considerato un social network la rappresentazione pubblica ampiamente condivisa almeno nel nostro paese è che si tratti di una copia un po’ più intellettuale o yankee del libro delle facce. Cosa che, bisogna dirlo, è molto sbagliata per quanto delle similitudini qua e là non possano non esserci. Twitter sta a Facebook come un ipermercato sta a un self service.

Non ci capisco niente

Il nostro social cinguettante, infatti, risulta ai più — specie alla popolazione giovanile e a quella femminile — piuttosto ostico. Poco gradevole e poco attraente, l’opposto della visibilità di un Pinterest o di uno stesso Facebook, nonostante abbia acquisito diversi prodotti mediatici come Vine, appare ai più come uno strumento tecnico volto soprattutto alla condivisione rapida di informazioni “alla spina”. Con Twitter puoi farci di tutto, ma fino a prima dell’avvento di smartphone e tablet le cui App lo hanno reso meno indigesto, assomigliava più a Telnet, ad un linguaggio di script o a una di quelle paleolitiche BBS labirintiche di fine anni ‘80 che ad un servizio di condivisione 2.0. È un po’ come negli anni ‘70, quando andava di moda farsi gli stereo con i kit di montaggio o quando, invece di andare dall’elettricista ci si iscriveva alla Scuola Radio Elettra per fare poi tutti i radioamatori. Tutti hanno Twitter ma, snob mediatici a parte, da noi nessuno lo usa e ancor meno lo hanno capito.

Presto cinguetteremo tutti

Accanto alla collocazione di Twitter in borsa, i sintomi di una montata di interesse per questa via alternativa spuntano proprio dal principale concorrente, ovvero Facebook. Questo, nonostante vanti un margine di diffusione irraggiungibile da tutti gli altri social messi insieme, essendo fatto tutto di un pezzo invece di essere scomponibile come una cucina Salvarani o come un Twitter da montaggio, si è scoperto ad implementare parecchie delle caratteristiche di comunicazione che hanno avuto successo nell’altro, a partire dai celebri hashtag (i cancelletti # incompresi dai più).

Dall’altro lato, dopo molti rumor, lo stesso board di Facebook si è trovato ad ammettere di stare perdendo quote rilevanti di adolescenti, giovanissimi e giovani, ma si direbbe che le categorie potrebbero allargarsi. Aggiungeremmo che se questi se ne vanno non è per approdare su Twitter, ma casomai alle App di messaggistica, prima fra tutte Whatsapp e poi tutte le altre di cui vediamo grandi pubblicità in giro.

Ciononostante, se Whatsapp aprendo ai gruppi ha fatto un vero miracolo spodestando gli SMS, è anche vero che è lungi dal fornire i principali vantaggi dei social. Questo significa che i giovani dovrebbero trovarsi su due o più posti e, si sa, questo fatto mal si abbina con il carattere abitudinario, gregario e pigro della maggior parte dei ragazzi. D’altro canto, la ragione che fece la fortuna di Twitter fu di offrire proprio quel servizio di Texting, o da noi di Short Message Service — SMS, che ai tempi degli esordi ornitologici gli operatori statunitensi non fornivano perché in quel paese dominava ancora il cercapersone o pager. Per questo viene da affermare che Twitter ha il messenger nel suo albero genealogico e nel patrimonio genetico e quindi, non mancando di nulla sotto il profilo social e della fama, ha tutte le carte in regola per diventare virale nel prossimo futuro.

Che cosa ci farei dei soldi

Va da sé che il successo al Nasdaq, se da un lato rende l’uccellino meno volatile, dall’altro ha reso dorata la sua ampia gabbia. Questo comporta anche una responsabilità non inferiore al duro lavoro che spetta a questa ormai matura società della Rete. Penso che le idee ci fossero ben prima di andare in borsa, altrimenti perché farlo?

Posso provare comunque ad immaginare da dove partirei io se fossi loro. Ad esempio, in questo momento non mi dispererei a battere l’affollata e confusa via della pubblicità che non poco sta contribuendo al rapido invecchiamento di Facebook. Prenderei ispirazione da Whatsapp approfittando dell’esperienza di battipista nel chiedere un abbonamento irrisorio di 1 dollaro per abbonato (già questo porterebbe a casa una fortuna!) e aprirei ai servizi aziendali che già avevano emulato i cinguettii con casi di successo come Yammer.

Poi potenzierei ulteriormente il servizio perché ancora troppo vulnerabile al sovraccarico nei momenti di picco, peraltro difficilmente prevedibili. Non dimenticherei affatto che in questo momento il successo di un servizio sociale in Internet dipende quasi esclusivamente dalla mobilità e per questo farei il massimo per scalzare i competitore proprio dove vanno peggio e produrrei o farei produrre tante App quante possono essere le varie combinazioni di moduli del “Twitter-Kit”.

Approfitterei del vento in poppa che sta tirando sugli Interesting Websites e sui Curation Tools per migliorare le da sempre trascurate Liste e proporle come Magazines, sulla scorta di Flipboard e di Scoop.it.

Tutto questo a patto di fare avanzare notevolmente il lato dei gruppi in stile Whatsapp e la messaggistica privata. Ma a questo sono convinto che ci stiano già lavorando da un po’. Non a caso, non solo le funzioni di molte App non girano più, ma quelle che facevano dello sfruttamento della messaggistica diretta il loro business hanno smesso da un po’ di funzionare e lo stesso vale per i principali aggregatori di messaggistica che hanno visto sparire Twitter dai servizi offerti.

Presto quindi vedremo comparire un “Twitter Messenger” in grado di mandare messaggi ad amici, colleghi e gruppi e allora sì che anche i giovani italiani cominceranno a capire Twitter, anche se per uno degli aspetti più normali. Da lì il passo sarà breve per sollecitare la creatività ad allargare l’esperienza a più combinazioni inedite e chissà mai che anche l’attività social media nostrana diventi anche un po’ più intelligente.

Insomma, anche se oggi lo conoscono in pochi e ad usarlo sono molti meno, sono certo che fra non molto ci sarà un usignolo mobile nelle tasche di tutti i ragazzi italiani e di molti dei loro genitori pure.

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