Democrazia Diretta e Opinione

I limiti del modello di democrazia diretta di rete di Casaleggio e Grillo


Nella situazione politica europea e di certo in quella italiana la proposta politica del Movimento Cinque Stelle rappresenta di sicuro una speranza di risposta alla Casta bipartisan che ci sa offrire solo un’illusione di alternativa ad un monopolio imperialista dei fabbricanti del denaro.

È a partire da questa convinzione che voglio sottolineare come questo ragionamento non voglia essere una sterile critica, ma piuttosto una riflessione sui limiti di una non voluto ma sicuramente possibile rischio demagogico degli slogan di Casaleggio e Grillo.

L’impotenza delle opinioni

Proprio i Social Network su cui si appoggia la tecnica di Agora delle 5 stelle sono la dimostrazione di come esprimere un’opinione sia più uno sfogatoio che una proposta politica. Qualsiasi post può ricevere un’infinità di “Mi Piace”. Questo non significa né che il post sia veridico o giusto, né che i gradimenti siano veramente una condivisione politica. E proprio il fatto che ad ogni post del movimento corrispondano centinaia o migliaia di commenti di lettori e iscritti è la dimostrazione di quanto poco le opinioni dei lettori e dei simpatizzanti non possano tradursi in un vero pensiero comune, in una dialettica e neppure essere letti tutti e al pari venire presi in considerazione.

Scrivere può far contenti tutti, ma soprattutto gli avversari, perché un testo, per quanto aggressivo, quando finisce per restare sulla carta o sullo schermo, di sicuro non solo non fa male a nessuno, ma può far pensare ai più di aver detto la propria senza farla finire nelle piazze.

La rete referendaria

Ecco che il modello di democrazia diretta più semplice ed incruento che possa tradursi in fatti rimane quello dei referendum.

Per questo ritengo che sarebbe da auspicare un viraggio della politica in rete che vada in questa direzione.

La difficile proposta del Movimento 5 stelle

Quello che vorrei vedere espresso dal movimento della rete e quindi dai 5 stelle è sostanzialmente la promozione di due meccanismi:

  • La promozione di una raccolta di volontà popolari — a prescindere dalle simpatie politiche del propositore — che possa indicare le azioni auspicate dal popolo della rete; e che questa raccolta o archivio possa ricevere delle sottoscrizioni che creino una classifica di priorità e anche le critiche sulla realizzabilità (le proposte realizzabili, quelle da dettagliare meglio e quelle irrealizzabili o incongruenti). Io, ad esempio, potrei desiderare che venga presa in esame un’azione politica per favorire il riconoscimento delle class actions; “il popolo della rete” potrebbe volerla promuovere attraverso una votazione che la classifichi nelle prime posizioni accanto ad altre proposte realizzabili altrettanto sentite.
  • L’espressione di queste preferenze con una serie di referendum che avrebbero luogo sulla rete e/o nelle sedi istituzionali. Se il referendum è riconosciuto nel suo iter pubblico potrà essere votato da tutto il popolo italiano, ma se così non fosse potrebbe essere espresso dai rappresentanti parlamentari del movimento

Solo in questo modo il movimento in rete potrebbe evitare di finire trafitto dalla stessa spada dei propri strumenti apparentemente rivoluzionari, ma, in ultima analisi, più soggetti ad essere espressione di impotenza da inflazione di opinione che della propaganda populista di cui viene accusato dai difensori sello status quo.

Darwinismo democratico

Email me when Ennio Martignago publishes or recommends stories