I Traumi e le Identità

Per Dimitri l’incompiutezza della nuova Berlino fa di lei una città dell’immaginario che offre uno spazio ideale per un giovane cresciuto a cavallo dei due millenni.

E io rifletto sul fatto che nelle persone l’interruzione del regolare corso delle cose generato da un trauma, da una frattura nella biografia personale, produce un interstizio fra l’evento e la rigenerazione del nuovo tessuto biografico. Per riprendere a vivere questo interstizio viene colmato dalle persone - sia il soggetto che gli osservatori interloquenti - con l’immaginale: un artificio animico, una compensazione di oggettualità e realtà storica ampiamente virtuale.

Questo può tuttavia assumere diverse forme nessuna delle quali "normale". Il caso socialmente riconosciuto (anche se per molti meno creativi di quanti ce ne siano in giro per il mondo) della produzione artistica o delle concezioni geniali di natura scientifica o concettuale, nei casi in cui il gap sia stato adeguatamente compensato. Vi sono poi le esperienze incistate, che non trovano una via d’espressione come nei casi della "maladie d’ailleur", la nostalgia del vivere, la melancolia in quanto irrecuperabilità del tempo interrotto e definitivamente perduto, o come quelli delle allucinazioni paranoidee o dell’hybris maniacale, dove il gap è decisamente inflazionato e prende il sopravvento sull’esperienza socialmente condivisa e quindi sull’individualità pregressa.

Berlino è quella che vuoi che sia ma per i più diventa uno spazio e un tempo percorribile in cui ognuno può trovarsi a suo agio a vivere il proprio script senza doverlo condividere se solo prende il semaforo in tempo e non cammina sulla pista ciclabile. Ma Berlino può essere anche storia di altri, rimozione dei vissuti precedenti il crollo del muro: per molti versi la sutura di una ferita sanguinante ma per molti altri l'annullamento dei progetti di chi su quella ferita aveva costruito una naturale e normale identità. Un doppio trauma e forse ancora di più: la rimozione dell'umiliazione successiva al primo conflitto e quella degli eccidi programmati, dagli Ebrei ai Nomadi e i dissidenti. Fantasmi che si appropriano degli interstizi e si muovono nel suo immaginale come mostri lovecraftiani, schiume dei giorni esistenzialiste, uomini di febbraio ericksoniani, rovine circolari borgesiane.

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