La medicina delle informazioni

Il cambiamento omeopatico come modello alternativo al di là dello strumento utilizzato per realizzarlo.

Estratto dell’articolo originale costantemente aggiornato nel sito personale.

Le informazioni producono trasformazioni. Queste possono tradursi in comportamenti come pure in effetti somatici. Nel caso in cui queste trasformazioni si verificano in caso di malessere percepito nel corpo come pure nelle emozioni o nel ragionamento possiamo parlare di un intervento terapeutico. Nello stesso modo, gli strumenti per comunicare informazioni trasformative possono essere di natura comportamentale, come pure energetica o materiale. Quello che cambia è sostanzialmente la strategia e il processo utilizzato da chi opera con questi strumenti sulla base di quanto e quali sono quello che si conoscono.

L’informazione è il sapere del "come" in quanto alternativa di quello del "cosa".

Ebbene, l’omeopatia proprio come l’ipnosi o le terapie sistemiche e molte altre pratiche su cui non mi soffermo, non ha a che fare con aspetti massivi, ovverosia di quantità oggettuale, materiale tanto cara alle professioni tradizionali, ma nemmeno con quelli energetici sottili cui fanno ricorso - a torto o a ragione - gli scienziati "divergenti". Si tratta di un metodo basato sulla risonanza, esattamente come quella che avviene fra due diapason quando le frequenze siano prossime fra di loro.

Per fare un esempio, va ricordato che non si somministra arnica "contro i traumi" ma quando è il contatto a produrre sofferenza, così come aconitum non è "il rimedio contro la febbre, ma l’informazione necessaria per fare percepire "in modo subliminale" all’ecosistema-paziente lo stato glaciale di perdita di energia in cui versa.

Qualcosa del genere si fa anche in psicoterapia. Da un punto di vista cognitivo la situazione il più delle volte è nota al destinatario; ma non al corpo, non al sistema che genera il disagio, non all'inconscio. E soprattutto non viene trasmesso con il codice riconosciuto dal corpo, dalle emozioni, dall'inconscio. Sia nell'una che nell'altra un'importante efficacia è costituita dalla reazione ad un necessario peggioramento funzionale iniziale.

Per trasmettere l’informazione di cambiamento occorre che il sistema inconscio percepisca una proiezione del peggioramento, un messaggio sul trend patologico che interrompa il ciclo di adattamento alle condizioni penalizzanti caratteristico della cronicità. La reazione a questo messaggio è indicativa del fatto se sia possibile una reale ristrutturazione risolutiva (il cambiamento, la rottura dello stallo - non il trauma, ma il loop - che costituisce il fondamento della cronicità, l’ostacolo al processo evolutivo) o se l’unica risorsa sia quella che Hahnemann chiamava la cura "palliativa", ovvero la riduzione della sofferenza in assenza di possibilità di trasformazione.

Infine, perché mai questo non potrebbe avvenire attraverso l’utilizzo di schemi o simboli, come quelli della Nuova Omeopatia di Körbler anche se imputati ad un’origine radionica (e pertanto "energetica")?

La vera difficoltà nell’utilizzo dei simboli non è la spiegazione del "perché" questi funzionino, ma piuttosto è il come vadano usati che presenta ancora molte lacune.

Quando ci potrà concentrare su questi aspetti nella massima libertà si potrà anche ragionare su delle serie teorie e pratiche di un sapere trasformativo basato su modelli sostanziali, energetici e relazionali dell’informazione.