Riconoscersi nella follia delle libertà

Oggi ascoltavo un docente universitario che nelle vesti di consulente esponeva gli interessanti risultati di una ricerca sociologica. Le conclusioni, corredate da molti calcoli e anche complessi, portavano a delle valutazioni abbastanza note agli osservatori interni più attenti disincantati, non perché pessimisti, ma solo meno stereotipati da slogan e tabelle; niente comunque che non sia di per sé comune in questo genere di aziende.

Spiegava come fosse colpito dal fatto che in un'impresa così apparentemente omologata esistessero miriadi di clan e logiche locali che costituiscono i criteri operanti, quelli autentici, quelli di clan, lobby, "cartelli" in barba alle universalissime ricette imposte da MBB, le big three consulting firms, e dalle big four accounting firms: scaling agile, disruption, digital transformation, deep learning, data analysis eccetera, eccetera.
Considerava come fosse inefficiente contrastare un modello gerarchico con quello agile quando poi li fai convivere entrambi nonostante gli imbarazzanti impedimenti che portano a dare il peggio di ognuna delle due.

Io riflettevo su quanto fosse assurdo che l'uomo abbia creato delle tecnologie e dei modelli per replicare e riprodurre la razionalità nei propri schemi sociali, da quelli politici, a quelli economici, dall'istruzione alla sanità. No, non le procedure, né le macchine, né i calcoli possono riprodurre gli aspetti per davvero caratteristici della condizione umana. Dimostrano piuttosto un insano desiderio degli esseri umani di rappresentarsi come fatti della sostanza di cui sono fatte le tecniche e le scienze da loro inventate per rifarsi una impribabile verginità come razionali, logici, calcolati…

Ora che quest'affermazione di identità è stata ampiamente consolidata e ha contaminato le persone e gli ambienti possiamo finalmente affermare che si tratta di un "mondo photoshoppato": l'irrazionalità, l'impulsività, la mancanza di logica e di buon senso, tutti completamente impermeabili alla formalizzazione, sono i veri principi guida dell'umanità e più l'uomo cerca di affermare il contrario più porterà alle estreme conseguenze questa vera specie specificità, che il totale arbitrio dell'Assurdo imponderabile perché fondato sulle buffée - va ricordato - ha sempre costituito la fondamenta dell'evoluzione umana. Siamo evoluti attraverso la guerra - la più immediata, distruttiva e spietata.

Tanto vale sostituire il pensiero positivista dalle Organizzazioni e riprendere in mano l'analisi istituzionale e la vivisezione, i sogni, gli incubi, l'Es e il microbiogramma delle comunità economiche e trasformative umane.

Ora che abbiamo con l'aiuto delle macchine portato al massimo estremo la riproduzione programmata della logica che fa funzionare al meglio ogni cosa salvo non sapere a che scopo sarà utile, non ci rimarrà che riconoscerci in quello che resta: la follia!

Oggi ascoltavo un docente universitario che nelle vesti di consulente esponeva gli interessanti risultati di una ricerca sociologica. Le conclusioni, corredate da molti calcoli e anche complessi, portavano a delle valutazioni abbastanza note agli osservatori interni più attenti disincantati, non perché pessimisti, ma solo meno stereotipati da slogan e tabelle; niente comunque che non sia di per sé comune in questo genere di aziende.

Spiegava come fosse colpito dal fatto che in un'impresa così apparentemente omologata esistessero miriadi di clan e logiche locali che costituiscono i criteri operanti, quelli autentici, quelli di clan, lobby, "cartelli" in barba alle universalissime ricette imposte da MBB, le big three consulting firms, e dalle big four accounting firms: scaling agile, disruption, digital transformation, deep learning, data analysis eccetera, eccetera.
Considerava come fosse inefficiente contrastare un modello gerarchico con quello agile quando poi li fai convivere entrambi nonostante gli imbarazzanti impedimenti che portano a dare il peggio di ognuna delle due.

Io riflettevo su quanto fosse assurdo che l'uomo abbia creato delle tecnologie e dei modelli per replicare e riprodurre la razionalità nei propri schemi sociali, da quelli politici, a quelli economici, dall'istruzione alla sanità. No, non le procedure, né le macchine, né i calcoli possono riprodurre gli aspetti per davvero caratteristici della condizione umana. Dimostrano piuttosto un insano desiderio degli esseri umani di rappresentarsi come fatti della sostanza di cui sono fatte le tecniche e le scienze da loro inventate per rifarsi una impribabile verginità come razionali, logici, calcolati…

Ora che quest'affermazione di identità è stata ampiamente consolidata e ha contaminato le persone e gli ambienti possiamo finalmente affermare che si tratta di un "mondo photoshoppato": l'irrazionalità, l'impulsività, la mancanza di logica e di buon senso, tutti completamente impermeabili alla formalizzazione, sono i veri principi guida dell'umanità e più l'uomo cerca di affermare il contrario più porterà alle estreme conseguenze questa vera specie specificità, che il totale arbitrio dell'Assurdo imponderabile perché fondato sulle buffée - va ricordato - ha sempre costituito la fondamenta dell'evoluzione umana. Siamo evoluti attraverso la guerra - la più immediata, distruttiva e spietata.

Tanto vale sostituire il pensiero positivista dalle Organizzazioni e riprendere in mano l'analisi istituzionale e la vivisezione, i sogni, gli incubi, l'Es e il microbiogramma delle comunità economiche e trasformative umane.

Ora che abbiamo con l'aiuto delle macchine portato al massimo estremo la riproduzione programmata della logica che fa funzionare al meglio ogni cosa salvo non sapere a che scopo sarà utile, non ci rimarrà che riconoscerci in quello che resta: la follia!