Vero Giorgio. Però credo che non basti parlare di «contenuti» tout-court. L’automazione ci costringe a sfidare noi stessi, lavorando di più sulle forme espressive per «ridimensionare il potere del significante», come dicevano gli strutturalisti e creare nuove combinazioni sinergiche tra messaggio e forma, un po’ com’è avvenuto con la musica dove la partitura, il «motivo», pur rimanendo fondamentale è passato dall’essere tutto a costituire parte della traccia, uno degli elementi campionati, che esaltano il savoir-faire creativo dell’artista, o come nell’arte figurata quando si esce dalla tela per trasmettere la forma in quanto evento, e così via. Ad esempio, non comprendo più il valore della prolissità descrittiva di certi articoli o libri: casomai andrebbe demandata ad una modularità multidimensionale che ne consenta un ricorso facoltativo.
Le immagini hanno una potenza indiscutibile, senza dubbio.
giorgio rinaldi
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