Di quello che la depressione fa (a me).

A volte mi sveglio e non ho neanche la forza per togliermi le coperte di dosso, che diventano pesanti macigni di piume e tessuto che mi intrappolano. Il materasso mi risucchia, mi lega, mi tiene ferma lì a pensare a tutti i fallimenti come in una galleria fotografica triste.

La depressione è così, mi fa questo. Ogni tanto se ne va, mi lascia vivere, mi lascia prendere il controllo e poi torna e mi prende a pugni di sorpresa, mi butta in terra, mi piscia addosso e mi fa venire voglia di morire. Ma non solo nell’accezione del togliersi la vita, fa proprio venire voglia di abbandonare il corpo e tutto il peso delle coperte, dei vestiti, dei rapporti sociali, del guidare la macchina, del doversi impegnare per guadagnarsi da vivere, tutto il peso di tutti i gesti che devo fare, dal lavare i piatti al fare la doccia.
Tutto pesa 100 kg, quando la depressione mi prende a calci nei denti e mi toglie la parola e fa sbocciare la vergogna negli occhi, la vergogna di non sentirsi normali, di non poter fare cose normali in tempi normali. Il cibo non ha sapore, le cose divertenti fanno ridere di meno, gli amici diventano un bagaglio da abbandonare perché io non sono più la stessa e non sono in grado di essere più la stessa, e non sono capace di rispondere allo stesso modo, di essere felice per le piccole cose, di vedere la bellezza nel mondo. Ho smesso anche di rispondere al telefono, mi invento impegni che non esistono per evitare tutti e la depressione, l’ansia e l’isolamento ora fanno una cosa a tre davanti a me e io torno sotto le coperte a dormire, dormire, dormire, che è l’unica cosa che mi riesce benissimo.

Non scrivo più perché non trovo le parole per parlare di niente, perché non mi succede niente, non vado da nessuna parte, non sto con nessuno, non ho la forza per fare niente.