Un piccolo bilancio di Marat

Esattamente un anno dopo la prima puntata di questa seconda stagione Marat si ferma per un po’. La newsletter ha provato a raccontare i primi mesi del mandato di Emmanuel Macron e i cambiamenti che sta vivendo la Francia. Era un esperimento, perché non c’era un grande evento come le presidenziali che scandisse la narrazione e risvegliasse l’interesse dei lettori, e posso dirvi che l’esperimento è riuscito: Marat ha guadagnato iscritti costantemente, oggi sono circa 2500; le notizie da commentare sono state moltissime, non ho mai avuto difficoltà a trovare un argomento di cui occuparmi. Anzi, molto spesso sono stato costretto a trascurare alcuni spunti interessanti perché c’erano questioni più importanti da affrontare. Ho anche dovuto rinunciare ad alcuni reportage a causa dell’attualità che ha stravolto i miei piani, in particolare l’affaire Benalla e le proteste dei Gilet gialli.

Avere la possibilità di uscire dalla redazione e andare spesso a vedere con i miei occhi cosa stesse succedendo nei luoghi che avevo deciso di raccontare è stato fondamentale per me come, immagino, per voi. Le puntate dedicate ai reportage sono state tra le più lette e le più condivise sui social network, e questo dimostra ancora una volta (ma non c’era bisogno di Marat per capirlo), che il giornalismo ha un futuro soltanto se prova a fare qualcosa in più rispetto a quello che, grazie alle tecnologie, possono fare ormai tutti. Come sapete, la newsletter ha dedicato tre puntate speciali ai tre anniversari di quest’anno: il maggio 1968, la nascita della V Repubblica, il centenario dell’armistizio tra Francia e Germania dopo la Prima guerra mondiale. Queste tre puntate sono tra le dieci più lette e sono quelle che hanno generato più email di commento da parte dei lettori: è un risultato inaspettato, e segnala quanto affrontare degli eventi storici può essere un modo diverso e apprezzato di occuparsi di temi politici. E’ un insegnamento da parte vostra che ricorderò con tantissimo piacere.

Un anno è un periodo sufficiente per aprire e chiudere un piccolo ciclo, e credo che le newsletter settimanali debbano continuare ad essere, nel loro piccolo, un evento. Non ho ancora pensato a cosa collegare la futura terza stagione di Marat, di sicuro una stagione sarà dedicata alla campagna presidenziale del 2022, e comincerà quindi nel settembre 2021. Potrebbe esserci un’altra stagione prima delle presidenziali, ma non sono in grado di prevedere quello che farò da qui a due anni e mezzo.

Una newsletter settimanale ha un impatto molto rilevante sulla vita privata di chi decide di prendere questo impegno, e ho bisogno di ritrovare il weekend di festa. Inoltre da settembre mi sono ritrasferito a Roma a lavorare per Radio24, e il servizio che posso offrire stando lontano dalla Francia è meno profondo e puntuale. Tuttavia, come molti di voi sanno, senza Marat non farei il giornalista e senza il sostegno e la fiducia di chi si è iscritto settimana dopo settimana, mi ha scritto per segnalare errori, storie o chiarimenti il contenuto di questa newsletter sarebbe molto meno interessante e in evoluzione. Grazie a tutti davvero di cuore.

Devo ringraziare in modo particolare mia zia Alberta (che molti di voi già conoscono dalla prima stagione) e Marzia Rositani, altra lettrice tanto appassionata da avermi chiesto di rileggere Marat prima di ogni invio, se il numero di refusi e imprecisioni è sopportabile. Qualunque errore è ovviamente imputabile soltanto a me.

Come promesso, ho fatto anche un piccolo bilancio economico: senza le donazioni che ho ricevuto in questi mesi Marat non sarebbe stata sostenibile. Ho visitato 15 città (in alcune di queste sono tornato più volte per completare quello che avevo cominciato, o vedere nuove persone che la prima volta non erano disponibili), scritto 9 reportage, incontrato decine di persone che mi hanno raccontato la loro storia, aiutato a scoprirne di nuove, spiegato perché avevano votato Emmanuel Macron o Marine Le Pen. Insomma oggi sono più ricco dal punto di vista personale grazie alle vostre donazioni che mi hanno consentito di muovermi.

Mi sarebbe piaciuto farlo di più, ma purtroppo Marat è un progetto che ho portato avanti nel tempo libero, trovando a volte il modo di farlo coincidere con i vari lavori che ho fatto quest’anno, altre no. Non è (ancora) possibile per me dedicarmi soltanto a un progetto del genere, ma forse il fatto che la newsletter resti un impegno per me a metà tra il lavoro e la passione è ciò che rende possibile la sua realizzazione.

Ho raccolto in totale 4576 euro, la maggior parte di questi via PayPal come potete vedere dal grafico, gli altri via bonifico bancario o carta di credito. In totale hanno donato 349 persone, di queste soltanto 18 hanno deciso di contribuire con una donazione mensile (non so questo cosa voglia dire, ma è un dato interessante). La donazione media è stata di 13,1 euro, la più alta 500 euro, la più bassa 1 euro.

A cosa sono serviti questi soldi? Ho cercato di tenere il conto di tutte le spese che ho sostenuto, ma posso avere dimenticato qualcosa. Anche per questo lascio fuori il costo dei pasti e delle metropolitane/taxi che ho dovuto prendere ogni volta che sono stato in una città diversa da Parigi. Ci sarebbero troppi dettagli e troppe soste da ricordare.

-360 euro per pagare il costo del server MailChimp, grazie al quale ogni domenica vi è arrivata questa newsletter

-990 euro di treni

-515 euro di aerei

-150 euro di collegamenti tra aeroporto e centro città

-150 euro di autostrada

-150 euro di benzina

-535 euro di alberghi e AirBnb, devo dire che questa cifra poteva essere molto più alta se molti amici in giro per la Francia non avessero avuto la cortesia di ospitarmi più volte.

-60 euro di noleggio auto. Anche qui la cifra sarebbe potuta essere molto più alta, se quando era possibile alcuni amici non mi avessero prestato la loro macchina.

-129 euro di libri

-235 euro tra riviste e abbonamenti digitali (da questi tolgo il costo del Monde e del Figaro, che leggerei comunque anche se non avessi una newsletter sulla Francia da scrivere)

In totale Marat è costata, esclusi le spese per mangiare durante i miei viaggi, circa 3.400 euro (la somma di tutte queste voci è 3.424 euro). Ne restano poco più di 1.000 per pagare il mio lavoro, meno di 100 euro al mese. Che è allo stesso tempo molto e molto poco, a seconda di come la si vede, di sicuro molto più di quanto mi aspettassi e più di quanto abbia fatto per pubblicizzare la raccolta fondi, raggiungibile soltanto attraverso questa mailing list. In un momento in cui tutti i giornali cercano un modello di business da utilizzare per cercare di sopravvivere, queste cifre possono aiutarvi a capire quanto costi produrre un lavoro giornalistico (prima di quest’anno anche io avevo idee molto vaghe, e Marat mi ha aiutato a chiarirle).

Il più grande ringraziamento (scusate se sono ripetitivo ma ve lo devo), è alle persone che hanno sostenuto Marat dal punto di vista economico, e mi hanno consentito di diventare un giornalista migliore di quanto fossi un anno fa. La strada è lunga ma questo è un piccolo mattonino che devo più a voi che a me, che avete deciso di pagare per un progetto gratuito e di cui avreste potuto beneficiare anche senza fare nulla.

Noi ci sentiamo presto su Facebook, su Twitter, sul Foglio e sull’Opinion, che restano i giornali su cui scrivo. Il mio lavoro in radio, invece, c’è ma non si vede! La promessa è che se nei prossimi mesi dovesse succedere qualcosa di grosso, in Francia, utilizzerò Marat per provare a spiegarlo. In ogni caso, per tutte le comunicazioni, potete scrivermi a francescomaselli@live.ito rispondere a una qualsiasi delle newsletter.

Grazie mille, ancora una volta, a tutti.