La panchina

Ma a voi non piace passeggiare al parco? Io lo adoro. Il profumo dei fiori, il verde negli occhi, il vento tra gli alberi. Sentirsi parte della natura. È come un calmante. Se poi in mezzo al parco c’è un laghetto, come a Wimbledon Park, allora è finita. C’è voluto un torneo di tennis affollatissimo e una marea di tifosi per tenermi lontana da lì per qualche giorno.

Passeggio. Penso. Libero la mente. Osservo.

E l’altro giorno osservavo le panchine. Per me la panchina è un po’ il riflesso del carattere del londinese doc. Il londinese, da solo, si siede sempre da una parte della panchina, quasi sull’angolo.

Il londinese è polite. È così educato da sedersi su un angolo per lasciarti libero l’altro, nel caso in cui tu fossi stanco di passeggiare e avessi voglia di sederti due minuti. Non riempie le panchine di borse della spesa (caso mai, le appoggia da parte, per terra), non si sbraca come facciamo spesso noi italiani. L’inglese, nella sua politeness, ti lascia lo spazio libero.

Il londinese in fondo è anche molto pratico. Si siede da una parte perché il parco è di tutti. Soprattutto quando è molto affollato, come St. James Park dove tutti corrono a guardare i pellicani, si fatica a trovare una panchina all’ombra, tranquilla. E allora, suvvia, condividiamone una, è più pratico per tutti.

Certo, è anche un po’ una forma di individualismo. Ognuno seduto nel suo angolino, non si parla, a volta ci si fa un cenno del capo come a dire “posso, vero?” Ma poi si torna a immergersi nei propri pensieri e nelle proprie letture. Ma sarà individualismo o indipendenza?

Può capitare, quando scendono due gocce di pioggia, che ti lasci scappare un commento ad alta voce. E allora scambi quattro chiacchiere. 
Perché il londinese sul tempo non lo troverai mai impreparato.

[Credits: Le foto sono tutte mie]

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