La gente non ha più voglia di aperitivi con il candidato

Ovvero, perché le campagne elettorali non riescono più a produrre innovazione. E a battere la voglia di stare in casa.


A San Giuliano Terme (cioè a casa mia) domenica scorsa si è votato per le elezioni comunali. Si sceglie il sindaco, insomma.

Per i più vari motivi (ma soprattutto per farmi un’idea) ho partecipato a parecchi incontri pubblici dei vari candidati. Tutti più o meno deserti.

Intendiamoci, c’erano quelli con una decina di persone, e ho sentito parlare di incontri in cui si superavano abbondantemente le 30. Ma resta il fatto che a fronte di una scelta così importante, e di una platea potenziale di migliaia di persone, a questi incontri c’era proprio poca gente.

Sembra che il contatto faccia a faccia, il confronto, l’incontro fisico con i candidati, non sia più sufficiente a smuovere le persone dal divano di casa. E’ una cosa su cui mi sono interrogato, e che onestamente mi dà da pensare.

Voglio dire, sono anni che le iniziative politiche vedono scemare la partecipazione. Magari c’è il personaggio di richiamo, c’è la mobilitazione dei militanti e qualche piazzetta si riempie, ma suvvia. Suvvia. Guardiamoci in faccia. Sono anni che la curva di partecipazione a queste iniziative è in caduta libera. Ah, naturalmente parlo soltanto del mio Comune. Non ho dati per generalizzare. Anche se ho il sospetto che valga un po’ dappertutto.

E comunque. Possibile che nonostante tutta questa disaffezione, il massimo che viene proposto dalle campagne elettorali sia “Incontra il candidato!”, seguito da una serie di punti esclamativi variabile a seconda dello schieramento politico (la destra non indulge, la sinistra è scialona).

Tutti gli incontri con il candidato ai quali non vorresti andare

“Aperitivo con il candidato”. Perdio, mi vengono in mente almeno un centinaio di persone con cui preferirei prendere un aperitivo piuttosto che con il candidato.

“Biciclettata con il candidato”. Devo pure faticare?

“Cena di autofinanziamento con il candidato”. Vabbè, qui è facile. I militanti potranno anche svenarsi, ma che io aderisca a qualsiasi cosa che riguarda un “finanziamento” ad un candidato, no, questo non potete chiedermelo.

“Assemblea pubblica con il candidato”. E’ il grande classico. E probabilmente è qui che tocchiamo il fondo. Ho visto assemblee con una o due persone. Eppure lì si parlava di contenuti, spesso in maniera approfondita, a volte convincente. Ma niente.

Sono tanti, ma tanti davvero, quelli che non sentono il desiderio di uscire da casa per venire a confrontarsi sul futuro del proprio territorio. E non vale solo per la politica, ma per un sacco di altre realtà, a cominciare dall’associazionismo.

E allora?

E allora, come ripigliare questi pesci scappati dall'acquario pubblico?

Forse smettendo di considerarli come pesci scappati dall'acquario.

Forse succede perché i nostri candidati hanno smesso di ascoltare, per limitarsi a parlare.

E intendo a livello di strategia generale. I “suggerimenti” dei cittadini per comporre i programmi politici sono trucchetti a cui ormai non crede più nessuno. Le campagne d’ascolto non hanno mai davvero spostato di una virgola i programmi elettorali, e soprattutto la gestione dell’amministrazione una volta che si è vinto.

E gli incontri. Il moto è sempre un “moto a luogo”. Il candidato si manifesta, appare, si palesa ad un evento. E io dovrei muovermi e andare da lui.

No. Non può più funzionare così. Il candidato deve entrare nel vissuto delle persone, nella loro vita quotidiana. Nei bar, nei circoli, nelle piazze, con le associazioni. MEglio se all’aperto. E’ vero, molti lo fanno già, ma in modo poco convinto e disorganizzato (il famoso volantinaggio, o porta a porta).

E soprattutto, la presenza del candidato deve essere issue-focused. Tematica. Concreta. Mirata. A nessuno interessa “conoscere il candidato”. A pochissimi interessa “conoscere le proposte del candidato”, men che mai “del partito”. A molti interessa “il progetto per il parcheggio”. Tanto è vero che le assemblee sui progetti (soprattutto se contestati) sono le più partecipate.

Ascoltare i luoghi, tessere relazioni, creare micro-eventi spontanei (non “organizzati in modo da sembrare spontanei”), “irruzioni” nel quotidiano della Politica. Non dei partiti. Non del “candidato”. Ma delle issues. Dei progetti. Pochi. E ben comunicati. E che ti vengano a trovare a casa. Possibilmente.