Andate e contaminatevi

Subito prima di Natale, il Governo ha approvato un progetto che punta a mandare studenti universitari e giovani ricercatori all’estero, con lo scopo di acquisire mentalità e competenze imprenditoriali, per poi tornare ad innestare le comunità di partenza.

Si chiama Go for IT, è stato proposto dalla Fondazione CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) e vedrà il coinvolgimento, oltre al MIUR, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il progetto vale complessivamente 3 milioni di euro e darà ogni semestre la possibilità a 40 giovani di fare un’esperienza unica, puntando sulla collaborazione e sull’“ospitalità” delle comunità di imprenditori, innovatori e investitori italiani nella Silicon Valley, a Tel Aviv, a Singapore, a Boston. Terminato il semestre di “incubazione” all’estero, gli studenti riporteranno “a casa” ciò che avranno imparato e riceveranno delle offerte, di stage o di lavoro, da parte di imprese italiane.

Go for IT mira a:

(1) migliorare l’occupabilità e le competenze legate all’imprenditorialità dei giovani studenti e ricercatori italiani;

(2) promuovere presso le imprese e i centri di ricerca italiani il trasferimento delle competenze e dei risultati maturati dai giovani selezionati durante le esperienze di lavoro all’estero;

(3) creare un’alleanza strategica con le comunità italiane di imprenditori, ricercatori e investitori nel mondo per accogliere i nostri giovani e guidarne la crescita su scala globale.

foto presa da Google immagini

Ieri il giornale online Linkiesta ha fatto un buon pezzo (lo trovate a questo link) su Go for IT, spiegando come il meccanismo sia stato pensato esattamente per superare la retorica della “fuga dei cervelli” e per estrarre lezioni di sviluppo (imprenditoriale, sociale e culturale) da innestare in Italia a partire da questi luoghi di “generazione permanente di innovazione globale”.

È chiaro, però, che l’investimento che lo Stato fa non è solo su futuri imprenditori o innovatori, ma anzitutto su futuri leader: perché le esplorazioni che i singoli studenti e ricercatori faranno durante il loro soggiorno all’estero, le connessioni che creeranno, la prospettiva che i benefici ricadranno nel tempo anche sui contesti in cui questi studenti e ricercatori approderanno al rientro, lasciano sperare che sempre più comunità in Italia potranno contare su membri specializzati in “cambiamento”. Vale a dire che sempre più comunità impareranno come mutare ed adattarsi in un’epoca - e un mondo - caratterizzati da crescente complessità e velocità.

Qui è disponibile il comunicato del MIUR.