CIÒ CHE CI ASPETTA

Lettera aperta agli iscritti di Movimenta

Scultura di Nicolas Lavarenne

Vi scrivo nelle ore in cui prende avvio la XVIII Legislatura e inizia la mia attività parlamentare come Deputato della Repubblica.

Questa è una lettera che parla di Movimenta e di +Europa, ed è una lettera aperta perché solo così può diventare una conversazione. Non solo con voi, ma con tutti coloro che stanno magari considerando di unirsi a noi.

Anzitutto condivido tra noi — ancorché pubblicamente — le riflessioni che ho maturato nelle ultime settimane, alla luce della campagna elettorale che ho fatto in Europa, dei racconti che hanno condiviso altri candidati (di Movimenta e non) nello stesso o in altri collegi, così come dell’esito elettorale e dei primi sviluppi relativi a +Europa che ci sono stati in questi venti giorni trascorsi dal voto.

Partirei da tre segnali tutt’altro che deboli che emergono con forza e di cui dobbiamo tenere conto per la nostra attività politica futura.

  1. Il primo è che non hanno vinto solo i nazionalisti e i sovranisti. Lo scontro non è stato solo tra europeisti e sostenitori della società chiusa, ma tra “sistema” e “anti-sistema”. In tantissimi hanno votato non necessariamente per qualcosa, ma contro qualcuno: l’establishment, inteso come il raggruppamento di coloro che da posizioni di rendita mantengono in vita un sistema ingessato, fatto di favori e clientele, che non lascia a disposizione risorse (economiche, di tempo, di attenzione) per chi non ne fa parte. La promessa fatta negli ultimi anni di una discontinuità della classe politica e dirigente — servita per arrivare al potere ma non mantenuta una volta iniziato l’esercizio del potere — ha aumentato il senso di impotenza dei cittadini. Anzi, al crescere della frustrazione di questi ultimi, sono cresciuti l’arroccamento e il tasso di autoreferenzialità di chi si era messo al comando.
  2. Il secondo segnale importante riguarda l’attenzione — direi quasi l’empatia — con chi in questi anni è rimasto indietro o comunque ha sentito di non avere un’opportunità. In una fase storica di grave e protratto malessere, e di insofferenza per un Paese bloccato, siamo stati poco in grado di spiegare e convincere che abbiamo non solo la credibilità, ma prima di tutto la volontà di lottare contro le crescenti disuguaglianze e di garantire l’effettivo esercizio del diritto che l’art. 34 della Costituzione riserva ai capaci e meritevoli. Non siamo riusciti a trasmettere alle persone che sentiamo il loro disagio economico e sociale e che la rimozione di questo disagio è la nostra priorità. Un disagio diffuso, a diversi livelli di gravità, dalla famiglia che non arriva a fine mese, al papà cinquantenne che fino a ieri faceva un lavoro poco qualificato e che si ritrova improvvisamente per strada; alla ragazza che non vede occasioni di emancipazione, se non oltre frontiera. Abbiamo tutti gli argomenti per smontare le risposte inadeguate che a questo disagio e a questa insofferenza danno gli altri, ma non abbiamo prestato abbastanza attenzione al fatto che le persone si aspettano una risposta che parla non di politica macro-economica, ma della loro quotidianità. Di ciò che non hanno oggi. Di ciò che possono essere domani.
  3. Il terzo segnale ha a che fare con la fisicità della politica. E con la necessità di prendere atto che la fisicità associata alla singola battaglia, alla singola raccolta firme, non è più sufficiente per generare il consenso che oggi serve per avere un impatto strutturale e di sistema che vada oltre quella battaglia stessa. Oggi che non ci sono più presidi sociali sui territori, l’ascolto quotidiano dei cittadini e la lettura “in diretta” di cosa sta succedendo — a loro e nel mondo — nelle periferie delle medie città, nei piccoli centri urbani, per non parlare delle aree più interne e isolate, non può più essere lasciato senza contraddittorio ai cinquestelle o ai leghisti. Esiste un potenziale di aggregazione civica e politica che cresce, non diminuisce, con il permanere dell’influenza della televisione e con l’aumento della pervasività del web. E noi abbiamo bisogno di questa fisicità. Abbiamo bisogno di essere conosciuti e toccati, per poter essere riconosciuti e perché la gente senta che siamo fatti di carne. Che siamo veri. Non mi sfugge: tutto questo rappresenta uno sforzo enorme. Tutto questo presenta un rischio enorme. Ma dobbiamo farlo. Dobbiamo correrlo. Alla nostra maniera.

Vengo a Movimenta.

Dal primo giorno, e con convinzione, abbiamo sostenuto l’idea di una lista europeista guidata da Emma Bonino.

Abbiamo contribuito a raccogliere oltre 1.300 disponibilità a firmare quando questo sembrava ancora lo scoglio più grande da superare. Per quanto riguarda le liste dei candidati, ci è stata data grande libertà e responsabilità nella circorscrizione Europa, dove la lista alla Camera era composta per metà di soci fondatori di Movimenta, e dove anche tutti gli altri candidati esprimevano storie coerenti con il messaggio che volevamo portare avanti. Per il resto, abbiamo avuto come candidati che sono iscritti a Movimenta il nostro tesoriere Francesco Galtieri in America Settentrionale, Federica Thiene in Veneto, Mara Mucci in Lombardia, Sergio Stumpo in Calabria. Allo stesso tempo, sono dispiaciuto perché non abbiamo potuto contribuire al programma come avremmo voluto. Sappiamo tutti che quando si mette in moto una macchina per un’elezione si finisce inevitabilmente per fare ciò che si può, non sempre ciò che si vuole. Ed è quindi comprensibile la difficoltà di gestione e inclusione da parte di chi ha organizzato il lavoro di tutti. Ma su tanti temi avremmo potuto esprimere molto di più, ed io posso solo chiedervi scusa per non essere riuscito a creare in quella fase un adeguato spazio di confronto interno con i promotori di +EUROPA. In generale, ci è mancata quella possibilità di partecipare in quanto associazione che avevo auspicato e che ci avrebbe permesso di rendere riconoscibile, e motivare ulteriormente, lo sforzo di ciascuno di voi e di rendere più agevole la leva sulle tante realtà associative e territoriali con cui negli anni abbiamo costruito rapporti di buon vicinato e fiducia.

Premesso questo, ogni volta che ci è stato chiesto — così come in tante altre occasioni in cui serviva esserci senza aspettare che qualcuno lo chiedesse — non ci siamo risparmiati.

A sostegno di +Europa abbiamo corso e volato in lungo e largo, organizzato decine di eventi, investito circa 80 mila euro (di cui il 5% come comunicazione a carico di Movimenta, il resto come spese di campagna dei singoli candidati). Lo abbiamo fatto perché era anche il nostro progetto: il progetto più vicino alle motivazioni profonde che ci avevano portato a costituire Movimenta meno di un anno fa, e perché sapevamo che sarebbe stata una palestra importante per misurarsi e imparare.

Oggi vi dico che il bagaglio di ciò che abbiamo appreso non appartiene ai candidati, ma è patrimonio di tutta Movimenta.

Tutto questo impegno ha portato a risultati incoraggianti in alcuni dei collegi dove siamo stati presenti (il 6% in America Settentrionale e Centrale) e ha portato soprattutto al traguardo sorprendente dell’8% nella ripartizione “Europa” dove sono stato eletto. Sorprendente perché abbiamo corso con un sistema proporzionale puro, senza accordo col PD, contro la retorica del “voto utile”.

Le prossime settimane saranno adesso decisive per il futuro di +Europa e per quello di Movimenta.

Per +Europa è stato costituito un gruppo di lavoro che ha la responsabilità di proporre a Radicali Italiani, Forza Europa e Centro Democratico il nuovo Statuto, senza il quale +Europa cesserà di esistere a giugno.

Ho già detto pubblicamente — e lo ripeto qui — quale ritengo che sia la priorità: confermare che +Europa non è (stata) solo un cartello elettorale, ma l’avvio di una realtà politica rilevante e nuova nel panorama nazionale, e nel medio periodo anche in quello europeo.

Inevitabilmente il progetto va ricalibrato, e spetta a coloro che hanno di +Europa la responsabilità formale creare le condizioni affinché ciò accada. Ma io per primo, e tutti noi assieme, abbiamo il dovere di fare ciò che occorre perché l’entusiasmo di tanti — il loro desiderio di partecipare attivamente e in prima persona — non venga disperso.

+Europa cresce se dopo l’inevitabile veloce incubazione pre-elettorale non torna adesso nel chiuso di una stanza, ma riparte invece da quella “domanda di +Europa” che in questi giorni sta arrivando con appelli diversi che chiedono un processo aperto e partecipato, e sottoscritti da militanti e sostenitori a Milano, in Europa, nel Mezzogiorno; che sta arrivando da tanti che ci stanno scrivendo messaggi magari più personali e meno organizzati.

Così come da tutti coloro che stanno solo aspettando di capire le intenzioni e di vedere le prossime azioni; e che chiedono di sapere, prima di che cosa fare, a che cosa appartenere.

A questo proposito, sono convinto che l’incontro del 13–14 aprile a Bruxelles sia una tappa importante di questa maturazione e spero davvero che molti di voi riusciranno ad essere presenti.

Per quello che riguarda Movimenta — sulla base della nostra partecipazione fino ad oggi e dei risultati che abbiamo ottenuto — siamo pronti a contribuire a scrivere la storia di +Europa che inizia adesso, per fare in modo che +Europa diventi ciò che serve, non ciò che potrebbe.

Siamo ancora più convinti oggi di qualche mese fa che il futuro del lavoro, le opportunità per i giovani e per chi le ha perse, la prospettiva di un’Europa dei cittadini siano il percorso da costruire insieme.

E siamo convinti che serva fare tesoro di ciò che abbiamo imparato in queste ultime settimane.

Noi lo faremo.

Arrivando alla prossima assemblea di Movimenta, a Milano il 15 aprile, con la convinzione profonda che dobbiamo:

  • riprendere e sviluppare la nostra proposta politica, con idee e progetti che ci consentano di investire in ciò che riteniamo davvero prioritario per il futuro dell’Italia e dell’Europa;
  • rimettere al centro il merito, che poi vuol dire non tollerare che un capace disonesto, ma anche un onesto incapace — in posti di responsabilità nel pubblico o nel privato — possa più decidere il futuro degli altri;
  • darci una presenza territoriale, partendo dalle città o regioni dove i nostri compagni sono più attivi e disponibili a fare il delicato e dispendioso lavoro di prossimità che serve per costruire quel dialogo locale senza il quale ci neghiamo ogni possibilità di crescere politicamente.

Lo faremo anche impegnandoci nei prossimi mesi per far partire iniziative di formazione (e di auto-formazione), su contenuti e strumenti, con cui fare quel rigoroso lavoro su noi stessi che ci servirà per accelerare il nostro impegno politico.

Vi invito quindi tutti ad essere presenti a Milano il 15 aprile, e invito chi di voi non abbia ancora provveduto a rinnovare la propria adesione a Movimenta per il 2018.

Ricordo che la quota di iscrizione è pari a 100 euro, salvo che per gli under 30, per i quali la quota è ridotta a 25 euro.

Sentita la presidente Denise Di Dio e d’intesa con il tesoriere Francesco Galtieri, mi fa piacere farvi sapere che abbiamo anche previsto di dare — a chi lo vorrà — la possibilità di accantonare il 25% della propria quota di iscrizione per +Europa, nel caso in cui il nuovo corso rifletta la volontà non di mantenere uno status quo, ma di rilanciare il progetto in maniera vera e credibile.

Spero che molti di coloro che avete incontrato in questi mesi, e molti di coloro che ci hanno scoperto — in Italia e fuori — grazie al nostro recente sforzo elettorale, vogliano adesso trasformare il loro sostegno ideale in un impegno capace di durare nel tempo.

Dopo i primi mesi di prove generali e di apprendimento sul campo, Movimenta deve adesso acquistare velocità e consistenza.

Tocca a ciascuno di noi fare in modo che ciò accada.