Con quale intenzione

Caravaggio, Incredulità di San Tommaso, 1600–1601 (particolare)

Molti in questi giorni mi stanno chiedendo quale sia il rapporto tra +Europa e Movimenta.

Mi pare doveroso e utile fare il punto a riguardo, e farlo adesso, alla vigilia della formazione di un governo Lega-M5S che rende ancora più necessaria la costruzione di una alternativa e non solo di una opposizione.

Parto da +Europa.

Il 4 marzo abbiamo raccolto quasi 900 mila voti, la stragrande maggioranza dei quali — di questo sono profondamente convinto — non legati ai singoli soggetti costituenti (Radicali Italiani di Riccardo Magi, Forza Europa di Benedetto Della Vedova, Centro Democratico di Bruno Tabacci) ma di cittadini che hanno votato per una intuizione politica, per una vocazione dichiaratamente europeista — che poi vuol dire per una visione dell’Italia e del mondo, non solo di cosa dovrebbe essere l’Europa — per la credibilità di Emma Bonino. Chiamiamoli: elettori nativi di +Europa.

Con le elezioni abbiamo portato quattro rappresentanti di +Europa in Parlamento: Emma Bonino (Senato), Riccardo Magi (Camera) e Bruno Tabacci (Camera), eletti su collegi uninominali, ed io (Camera) nella circoscrizione estera “Europa” su un collegio proporzionale e quindi come lista unicamente +Europa. Mi sono ritrovato così nella situazione curiosa di essere, in senso stretto, l’unico eletto di+Europa ma anche l’unico degli eletti a non rappresentare nessun soggetto fondatore di +Europa. Rispetto alle sorti di +Europa, quindi, senza alcun potere di decisione ma — ritengo — con un certo potere di argomentazione.

Dal giorno dopo le elezioni, probabilmente anche a causa di questa limitata consistenza parlamentare, sto assistendo come tutti ad una lunga e faticosa transizione che ha generato molta incertezza sul futuro di +Europa e ancora più perplessità in chi ci ha votato.

Sono riemerse in fretta tutte le (di)visioni rispetto a cosa sia, o possa essere, +Europa. Con, ad un estremo, chi ritiene che debba evolvere rapidamente da mera lista elettorale a soggetto politico forte, riconoscibile, autonomo; e con, all’altro estremo, chi pensa che +Europa non sia mai stato più di un cartello elettorale e che l’esperienza si sia conclusa la sera del 4 marzo.

Personalmente, mi sono espresso su dove — in tutto questo — mi colloco io. L’ho fatto più volte e pubblicamente, da ultimo all’incontro di Forza Europa a Milano. Ho detto che c’è ancora più bisogno di +Europa oggi di quanto ce ne fosse due mesi fa. Aggiungo oggi: basta osservare quello che sta succedendo con la formazione del Governo per rendersene conto.

Serve una voce ferma, autorevole, chiara che non lavori solo per contenere, ma che ambisca a diventare la prossima vera alternativa a questo degrado della democrazia e a questa grande illusione che ci stanno proponendo Lega e 5stelle.

Ho pure argomentato, però, come servano almeno 3 condizioni perché questa ambizione sia ben riposta:

(1) la prima è rivedere alcuni passaggi del programma, per mettere una maggiore e diversa attenzione su certi temi, in primis la dignità del lavoro, la formazione orientata ai mestieri del futuro, la crescita di impresa, lo sblocco vero della burocrazia, e in generale tutto ciò che concorre alla creazione di opportunità;

(2) la seconda è facilitare l’emergere di gruppi attivi a livello territoriale. Non basta il voto e la mobilitazione d’opinione, per crescere c’è bisogno di puntare su un voto di opinione locale, di prossimità; c’è bisogno di entrare nel vissuto quotidiano delle persone e di portare l’Europa al livello delle loro preoccupazioni. È un passaggio difficile e delicato, ma non penso che la mobilitazione su singoli grandi temi possa essere sufficiente;

(3) la terza è far sì che +Europa si apra alle iscrizioni individuali e che queste iscrizioni pesino e possano influenzarne la governance. Questo è un punto estremamente delicato: se non siamo pronti ad accettare che non tutto vada esattamente come ce lo aspettiamo, se non ci lasciamo margine per essere sorpresi, per essere presi in contropiede noi per primi, allora uccidiamo sul nascere +Europa semplicemente per eccesso di controllo.

C’è chiaramente un’ulteriore condizione che le racchiude e precede tutte: +Europa non può continuare ad essere un luogo dove quattro maschi adulti decidono nel chiuso di una stanza cosa si fa e cosa non si fa. La maniera in cui si è deciso di gestire la presa di decisione relativa ad una lista elettorale non è adatta a gestire lo sviluppo di un progetto politico tra un’elezione e l’altra.

Se +Europa deve diventare un soggetto politico a tutto tondo, e non la promanazione dei tre soggetti politici di partenza, ha bisogno di una leadership sua, autonoma e legittimata da un processo di partecipazione proprio, non di una camera di compensazione o di un comitato di conciliazione.

Quello a cui sto invece assistendo invece è la difficolta di superare le posizioni di rendita (politica) di partenza. Ci sono DNA e storie molto diverse tra loro, che meritano rispetto, ed è per questo che sto ripetendo a tutti che capisco. Ma non per questo posso accondiscendere, per la ragione che non stiamo facendo quello che abbiamo promesso in campagna elettorale — o almeno quello che ho promesso io — vale a dire che +Europa avrebbe avuto un seguito a prescindere dall’esito elettorale, perché credevamo nella bontà dell’intuizione e nella possibilità di costruire un progetto politico diverso.

Questa difficoltà nel superare noi stessi rischia di tenerci intrappolati in una transizione permanente e di far diventare +Europa il “dopo-lavoro” di tutti e il primo impiego di nessuno. Noi non abbiamo bisogno di un bel progetto, abbiamo bisogno del progetto; non ci serve arrivare a +Europa, magari stanchi e come compromesso tra i soggetti costituenti; ci serve, al contrario, partire da +Europa per capire come distribuire il lavoro tra questi ultimi.

Inevitabilmente, la voce di + Europa non si è sentita molto dal 4 marzo in poi. A dire il vero, non si è sentita proprio. Non è stato costituito un luogo di elaborazione politica proprio di +Europa e gli incontri dei tre soggetti che hanno dato vita alla lista sono sempre e solo serviti a confrontarsi sul futuro del contenitore.

Anche le iniziative portate avanti in queste settimane sono state iniziative separate, non di +Europa. Compresa la bellissima iniziativa Welcoming Europe, gelosamente promossa da Radicali Italiani. Ed è diventato difficile, in questo modo, seguire anche l’invito della stessa Emma Bonino, di partire dai contenuti e dalle iniziative.

Assieme ad un gruppo nutrito di attivisti che vivono tra Bruxelles e altre città europee ci siamo messi al lavoro sulla riforma del voto degli italiani all’estero, e su altre possibili iniziative collegate alla proposta di bilancio pluriennale dell’Unione fatta dalla Commissione europea. Sono iniziative “native di +Europa”, ma sono certamente troppo poco rispetto a ciò che servirebbe e che si potrebbe fare se solo +Europa fosse in questo momento la voce che manca, posizionata al fronte a respingere i Tartari, e non fosse invece completamente ostaggio di infinite discussioni interne.

Inevitabilmente, con questa situazione, molti si allontanano. Si sono già allontanati o lo stanno facendo in queste ore. E siamo ormai ad un passo dalla profezia che si auto-avvera: a forza di dire che è difficile, che non è il caso di farsi illusioni perché le persone perdono facilmente entusiasmo, che non ce la faremo, ecco che costruire +Europa diventa impossibile, che le persone effettivamente si disamorano, che senza nuova legna da ardere il fuoco di +Europa si spegne.

Passo adesso a Movimenta.

Molti hanno avuto l’impressione che sia nata dopo le elezioni, ma non è così. Movimenta è stata fondata in tempi non sospetti, un anno fa, quando nulla era certo, e neppure chiaro, rispetto alle elezioni; e soprattutto non è nata con un obiettivo di corto respiro. Assieme a molte persone con storie e percorsi anche diversi, interessate ad avvicinarsi e impegnarsi in politica in questo momento storico così delicato, abbiamo deciso di dichiarare le nostre intenzioni non alla vigilia di una campagna elettorale — non come cooptati del momento — ma partendo da niente, con l’ambizione di costruire giorno dopo giorno, convinti che fosse possibile sviluppare un modo nuovo di fare, ed essere, politica.

Sin dal primo giorno, abbiamo condiviso questo desiderio e queste intenzioni con Emma Bonino, che per noi è stata, e resta, una figura di grande ispirazione e un esempio. Emma ci ha offerto consigli, sostegno, presenza; e ha facilitato la nascita in questi mesi di un rapporto con i radicali.

Quando sono arrivate le elezioni, siamo stati tra i primi ad incoraggiare e sostenere la decisione di Emma Bonino di guidare una lista europeista, e abbiamo partecipato con generosità e massimo impegno allo sforzo elettorale. Segnalo che lo abbiamo fatto senza sottrarci e risparmiarci, per quanto a Movimenta non sia stato permesso di figurare tra i soggetti costituenti di +Europa (ed ecco perché forse solo pochi sanno che non è nata né con, né tanto meno dopo, le elezioni!).

Non abbiamo potuto incidere sul programma e le liste, con l’eccezione di quelle relative alle circoscrizioni estere, e in primis quella europea, dove abbiamo portato a sostegno di un logo molto riconoscibile e spendibile un metodo di lavoro politico che come Movimenta avevamo iniziato ad elaborare, e convinti di poter incarnare al meglio quell’Italia di avanguardia e mobile così diffusa in giro per l’Europa.

Superate le elezioni e — se posso dirlo — forte anche del risultato elettorale, ho sentito il dovere di dire la mia, non potendo fare al posto degli altri. Non sono mai stato guidato da tatticismo o attendismo, e ho sempre pensato che i nostri elettori e tutti coloro che ci avevano sostenuto meritassero una parola di verità e un gesto di coraggio. Soprattutto quando ha cominciato a diventare chiaro che invece di usare +Europa per provare ad affrontare i nodi del Paese, erano i nodi di +Europa a prendere tutta la scena e rubare ogni nostra attenzione.

Allo stesso tempo, ho sentito — assieme a Francesco Galtieri e agli altri soci di Movimenta — il bisogno e la voglia di riprendere il lavoro sospeso, e di sviluppare alcuni contenuti che ci stavano e stanno più a cuore, così come il dialogo con alcuni gruppi territoriali che chiedono solo referenti nazionali seri per alimentare e ancorare il loro impegno locale.

In queste settimane abbiamo anche avviato un confronto con altre esperienze politiche che consideriamo di avanguardia o che comunque ci hanno incuriosito, tra cui Diem25 di Yanis Varoufakis e Lorenzo Marsili, che stanno realmente e credibilmente inventando il primo vero partito paneuropeo, proprio come Volt, animato da giovani come Andrea Venzon e Federica Vinci, pieni di passione e fiducia nel futuro, o Italia in Comune, il nuovo partito dei sindaci civici guidato da Alessio Pascucci e Federico Pizzarotti. Abbiamo avviato questo confronto perché pensiamo che sia una fase di grande invenzione politica, perché riteniamo che da questi confronti ci sia solo da imparare per chi sa essere spugna, e perché ci interessa mantenere un confronto aperto con gli altri per evitare di discutere solo internamente a +Europa mentre là fuori cambia il mondo che noi vorremmo cambiare. Soprattutto, perché non possiamo permetterci che +Europa sia meno avanti, meno avanguardia, meno sperimentale di altre realtà che stanno provando ad inventare la politica di domani. Su tutto ciò faremo tra una settimana il punto a Bologna (per dettagli e per partecipare: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-movimenta-la-politica-45905444420).

Come Movimenta abbiamo quindi tutta l’intenzione di partecipare e fortificare +Europa, e il lavoro che abbiamo ripreso a fare è costruire mattoni che saranno preziosi — dentro e fuori il Parlamento — a +Europa.

Ma voglio dire con uguale franchezza: serve che chi ha la responsabilità di varare +Europa come soggetto politico lo faccia.

Lo faccia adesso.

E lo faccia non come compromesso al ribasso, non sulla base di un accordo che riflette anzitutto l’esigenza di preservare lo spazio di manovra e il potere di veto dei soggetti costituenti.

Ci serve +Europa ma non ci serve qualsiasi +Europa.

Di una +Europa minimo comune denominatore, dove c’è molto di minimo e poco di comune, nessuno avverte davvero il bisogno; certamente non io, certamente non Movimenta.

Ho detto a più riprese cosa dovrebbe a mio avviso diventare +Europa, e sto facendo adesso tutto ciò che è nelle mie possibilità perché succeda, azionando le leve che posso azionare: il mio ruolo di parlamentare, e quello di segretario di una associazione che ha creduto e crede in +Europa.

Sono consapevole che potrebbe non essere abbastanza, ma farò qualsiasi cosa perché il capitale di fiducia ed empatia che abbiamo generato durante la campagna elettorale non vada disperso.

Perché tutti coloro che — proprio come me — si riconoscono in +Europa senza necessariamente identificarsi con nessuno dei soggetti che l’hanno fondata, non si senta un elettore minore, non si senta ospite a casa sua.