Dobbiamo ricominciare ad innamorarci

Da pochi giorni è uscito l’ultimo numero della rivista “La Ricerca”, dedicato all’insegnamento dell’Europa. Contiene un’intervista su ciò che ne penso. La redazione l’ha intitolata “io sono un cittadino europeo”.

È un’espressione che uso da tempo, ma non l’avevo mai letta a caratteri così grandi, definitivi, sottolineati. E ho dovuto trovarlo scritto così, per pensare che è probabilmente l’affermazione più bella, avveniristica e politica che ciascuno di uno possa fare di questi tempi.

Cittadino. Europeo.

Perché per contrastare chi dice che l’Europa è solo rapporti brurocratici tra istituzioni di Bruxelles e governi nazionali, dobbiamo fare in modo che torni ad essere meta senza diventare miraggio, prospettiva senza diventare trompe-l’œil, terra promessa e non paese di balocchi.

Dobbiamo provare a guardarla diversamente. Sottosopra, magari.

Per renderci conto che ci sono poche cose più elettrizzanti che aspettano milioni di ragazzi di tutta Europa che non costruire una comunità che nei prossimi 10 o 15 anni ci porti su Marte, contribuisca ad abbattere drasticamente la povertà, e garantisca a tutti — senza distinzione alcuna — libertà individuale e “protezione senza protezionismo”.

Dobbiamo ricominciare ad insegnarla, questa Europa.

Dobbiamo ricominciare ad innamorarci.

Il link all’intervista (pagg. 56–59):

http://www.laricerca.loescher.it/la_ricerca_12/sorgenti/assets/basic-html/index.html#56