Strampelli, come siamo arrivati qui

Discorso tenuto all’evento di presentazione del progetto di recupero e valorizzazione dell’Istituto Strampelli, Rieti — 19 ottobre 2016

Foto da RietiLife, a questo link la gallery: https://goo.gl/Nq9Cam
«Se fosse presente l’onorevole Ministro certo mi direbbe che quella che io gli prospetto è una questione sentimentale. Vorrei anche non essere cattivo con l’onorevole Ministro e, quindi, sarei quasi pronto ad accettare tale rilievo, e a dichiarare candidamente che io sono per il sentimento; ma sono anche per una questione morale, ed infine per il doveroso rispetto verso queIli che si resero utili per l’economia del Paese, elevandone, in pari tempo il prestigio verso il mondo intero.»

È un brano tratto dal discorso che Marzio Bernardinetti, senatore della Repubblica, pronunciò mezzo secolo fa — il 5 dicembre 1967.

Lo rivolge a Dario Antoniozzi, Sottosegretario per l’Agricoltura e le Foreste.

Sono entrambi di Rieti.

Il senatore Bernardinetti si scaglia contro il Governo e parla della «irragionevole iniziativa per sopprimere la stazione di granicoltura Nazareno Strampelli».

Nel 1967, con la Legge 1318 relativa alla riforma della sperimentazione agraria, lo Strampelli di Rieti, da centro di primo piano diventava una sezione periferica dell’Istituto Sperimentale per lo Studio e la Difesa del Suolo di Firenze.

Bernardinetti vuole scongiurare l’oblio di un’attività di ricerca di lunga data, che farebbe un torto alla memoria di un grande genetista proprio mentre nel mondo cattedre e stazioni di granicoltura vengono intitolate a lui, e alle prospettive economiche e sociali di Rieti.

Ma non lo scongiura. Non è nella condizione di farlo. E da allora iniziano un lento declino del centro che dura cinquant’anni. L’arco di tempo che trasforma quello che un tempo era stato un centro di rilevanza nazionale e internazionale in un luogo sconosciuto su una collina a pochi chilometri da qui.

Le attività negli anni proseguono con dignità. Ma senza più alcun legame con la storia che aveva costruito Nazareno Strampelli. E senza alcuna possibilità di rilancio.

Tutto ciò fino a due anni fa, quando il luogo dove un secolo fa erano state condotte le sperimentazioni genetiche sul grano che hanno cambiato per sempre la storia dell’agricoltura mondiale, è arrivato ad un centimetro dal chiudere.

Mi ricordo un sopralluogo, guidato dall’«ultimo ricercatore» dello Strampelli. Stavamo visitando quello che resta oggi della serra. Si è fermato e mi ha detto: «tra due mesi vado in pensione. Non ci sarà più nessuno dopo di me. Non solo per fare ricerca. Ma nemmeno per aprire i cancelli».


Oggi raccontiamo una storia a lieto fine.

Una storia fatta di tanti protagonisti diversi che hanno saputo lavorare uniti e mostrare come ci siano ormai davvero poche cose di valore che siamo in grado di fare da soli.

È un giorno speciale, perché tutti coloro che hanno contribuito a rimettere in piedi lo Strampelli sono qui, in questa sala.

Anzitutto le istituzioni locali, a partire dal Comune e dal Sindaco Petrangeli.

Ma anche molte associazioni e comitati, e tanti singoli cittadini. Sui loro solleciti si è innestato l’interesse dell’ente — il CREA — che era in una fase di riorganizzazione complessiva e non aveva ancora sciolto la riserva su quale futuro dare a questo sito, e che alla fine ha deciso in favore di Rieti grazie anche al forte interessamento del suo ministero di riferimento, guidato dal Ministro Maurizio Martina.

C’è stata la grande disponibilità dell’Agenzia del Demanio e del suo direttore Roberto Reggi ad assecondare la soluzione che stava emergendo.

C’è stata la disponibilità immediata dell’Università della Tuscia, ad intervenire finanziariamente e scientificamente, per costruire con il CREA un progetto che valorizzasse le competenze e le specificità di tutti, e che facesse della Tuscia, già presente in città, un attore ancora più rilevante per lo sviluppo economico e culturale di questo territorio.

Ringrazio inoltre Fabio Melilli, per un ruolo informale ma di attenzione costante su questo dossier, che è stato prezioso per facilitare gli scambi di informazione tra i vari attori in campo e per dare suggerimenti utili su ciò che il territorio si sarebbe potuto aspettare in termini di progettualità.

Con queste circostanze, il MIUR — su impulso molto forte e determinato del Ministro Stefania Giannini — non poteva non fare la propria parte.

La riassumo con tre verbi:

1. ascoltare, che è spesso la cosa più difficile da fare;

2. coordinare tutti gli attori interessati al rilancio del centro Strampelli, grazie ad un tavolo tecnico che per un anno — tra la fine del 2014 e la fine del 2015 — ha sviluppato ipotesi e alternative di rinascita; lavoro che non saremmo riusciti a fare senza le competenze e la pazienza di Marco Mancini e Vincenzo Di Felice;

3. finanziare il 50% del valore complessivo del progetto.

Tutto questo ci ha portato, alla vigilia dello scorso Natale, alla delibera CIPE con cui è stato approvato un recupero da 3 milioni di euro, di cui 1,5 milioni a carico del MIUR e 1,5 milioni di euro di co-finanziamento da parte di CREA e Università della Tuscia.

Questa delibera è stata poi registrata in Gazzetta Ufficiale a fine aprile 2016, e i mesi successivi, da maggio a settembre, sono stati utilizzati per rendere operativo il progetto, e quindi per arrivare ad un Accordo di programma MIUR-CREA-TUSCIA e ad una Convenzione Operativa, dove si chiariscono nel dettaglio: (1) gli interventi strutturali e funzionali sugli edifici; (2) il Programma tecnico-scientifico; (3) la governance, che prevede un comitato di indirizzo: dove ci sono i promotori e primi finanziatori, ma che — voglio dirlo chiaramente qui oggi — sarà aperto ad altre collaborazioni, del territorio e non solo.

Ci sono voluti, dai primi incontri alla firma di questi accordi operativi, quasi due anni, ma sono serviti per far rinascere il centro Strampelli nei mesi in cui l’Italia organizzava l’EXPO su «nutrire il pianeta» e nell’anno in cui festeggiamo i 150 anni dalla nascita del grande genetista.

Il centro Strampelli rinasce non per farci un museo impolverato che nessuno conosce o visita, ma un luogo dove si fa ricerca. Un luogo dove, grazie al brand e alla qualità del progetto, si attrarranno risorse e persone non solo da fuori Rieti, ma anche da fuori Italia.

Le risorse non sono state stanziate perché si doveva “salvare” lo Strampelli, ma perché tutto il sistema della ricerca agricola in Italia aveva bisogno di un nuovo campo base. Ci sono i 3 milioni per “partire”, che serviranno per infrastrutture, laboratori e ricercatori. E ci sono ulteriori 500 mila euro del programma del MIUR PhD Cibo e sviluppo sostenibile portato avanti dalla Fondazione CRUI (la fondazione delle università italiane) assieme a Coldiretti, e grazie al quale dottori di ricerca potranno contribuire ad arricchire le attività del nuovo istituto di Rieti.


Lasciatemi dire un’ultima cosa. Lo Strampelli non è solo un progetto di ricerca. È un progetto che vuole diventare un simbolo per tutti i giovani di questo territorio.

Facendo sinergia e rete con altre iniziative che in questi ultimi due anni si sono sviluppate a Rieti:

  • L’Alberghiero, il Liceo Sportivo e l’Agrario hanno saputo mettere insieme un progetto di qualità e visione che è stato in grado di partecipare e vincere il bando nazionale del MIUR sui laboratori territoriali — ottenendo un finanziamento di 750 mila euro — per realizzare a Terminillo un laboratorio d’alta quota che unisce sport, alimentazione e salute.
  • Per i futuri ragazzi dell’Agrario di Rieti ci sarà una nuova scuola, fino allo scorso mese oggetto — per la sua progettazione e realizzazione — di un concorso di idee internazionale. Ciò dal momento che è risultata tra le 51 #ScuoleInnovative che riceveranno un finanziamento di 4 milioni di euro grazie allo stanziamento previsto dalla legge su “La Buona Scuola”.
  • C’è poi l’energia dei ragazzi iscritti al corso di Scienze della Montagna dell’Università della Tuscia — che il MIUR ha sostenuto in fase di accreditamento e finanziamento — e che è secondo solo a quello di Milano, ma che è l’unico in Italia con una specifica vocazione appenninica.
  • Abbiamo visto — anzi sentito tutti — i ragazzi del Conservatorio di Santa Cecilia, che con le loro famiglie hanno chiesto con forza al MIUR di non trasformare la geografia in un limite, e che hanno “costretto” noi e il presidente Adolfo Vannucci, che ringrazio per essere qui, ad uno sforzo di attenzione e finanziario grazie al quale oggi possono continuare a studiare a Rieti presso la storica dimora di Mattia Battistini.
  • Mi vengono in mente anche gli studenti dell’Istituto a pochi chilometri da qui, che stanno ricostruendo a grandezza naturale e in grado di volare il CR1, il primo aereo caccia della Regia Aeronautica, progettato dal reatino Celestino Rosatelli.
  • Come i 400 ragazzi tra i 16 e i 18 anni che durante l’anno scolastico 2015/2016 si sono misurati con le sfide e i rischi di avviare un’attività imprenditoriale, mettendo alla prova la propria creatività e le attitudini personali, in un percorso altamente pratico di educazione all’imprenditorialità chiamato «Impresa in Azione», grazie al finanziamento della Fondazione Varrone e alla professionalità di Junior Achievement.
Tutte queste storie sono una storia sola.
Parlano di connessioni, non di puntini.

Lo Strampelli — il nuovo Strampelli — vuole essere prima di tutto un agente coagulante, il luogo capofila della riscoperta di una vocazione di tutto il territorio. Anche per questo si spiega come, senza perdere la memoria del grano, si è deciso di scommettere sull’olio d’oliva. Perché questa è la terra dove è nata la prima DOP italiana (olio sabino, 1996); ed è la terra dove, a Canneto Sabino, cresce l’ulivo millenario probabilmente più antico del mondo.

Il nuovo Strampelli avrà l’obiettivo di raccordare l’innovazione nella filiera olivicola-olearia e di favorire il trasferimento tecnologico agli operatori del settore.

Nel passare a loro la parola, voglio ringraziare calorosamente Salvatore Parlato e Alessandro Ruggieri perché hanno ritenuto importante costruire, qui a Rieti, una infrastruttura di ricerca avanzata, capace di durare e crescere.

Abbiamo scommesso sul fatto che non possiamo più farci sconti. Perché è finito il tempo delle piccole cose, di quelle cose fatte solo abbastanza bene perché tanto si vive isolati e nessuno si accorge che qualcun altro — a 50, 500 o 5 mila chilometri — sta facendo le stesse cose, ma le sta facendo decisamente meglio.

Abbiamo scommesso, in definitiva, sul fatto che Nazareno Strampelli può essere un modello. Uno strepitoso “alimentatore di sogni” per tutti quei ragazzi, non solo di Rieti, che stanno capendo cosa fare da grandi, a cui dobbiamo insegnare che nessuna cosa importante ha il respiro corto, e che oggi hanno una storia che non solo arriva da, ma anche porta, lontano.

Le slide della presentazione: http://bit.ly/StrampelliSlide

Il video integrale della giornata è qui: https://youtu.be/s4pYqydrcfk