Non ci sono procedure di emergenza

#SIYlab: perché l’unico che può salvarti è un ventenne spagnolo (o greco, o portoghese, o sloveno, o irlandese, o finlandese, o tedesco) che ancora non conosci.

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In questi ultimi mesi mi è capitato spesso di provare un grande senso di impotenza di fronte alle tante minacce mosse contro l’Europa, considerata come l’intuizione politica più importante della Storia (almeno contemporanea). Non penso sia capitato solo a me.

Populismo, radicalismo, pensiero corto. Nessuna nuova idea e tante, troppe crisi gestite come se si trattasse solo di capire quale fosse la procedura d’emergenza burocratica di turno da attivare. Nessuna risposta ai tanti traumi — terrorismo, migrazioni, insicurezza economica, povertà — che hanno reso inospitale quella che dovrebbe essere “la terra delle opportunità”.

Cecità e opportunismo segnano l’agenda di quella che quasi 60 anni fa è nata come un’aspirazione politica e che rischia adesso di tornare ad essere una mera espressione geografica. So benissimo che ci siamo ormai assuefatti. Che sono almeno vent’anni — per quello che ricordo io da quando ho finito la scuola e ho scoperto l’università e l’Erasmus — che ripetiamo che c’è la crisi in Europa e che bisogna intervenire “adesso o mai più”. Ma ho come l’impressione che stavolta il problema sia un po’ più serio che in passato; che tutto vada (e quindi potenzialmente precipiti) un po’ più in fretta che in passato.

E mi sono detto che c’era una cosa che potevo fare per reagire. Mi sono messo a disposizione di chiunque volesse lavorare per abilitare una generazione di “nativi europei” in grado di re-innamorarsi di questa storia e di rilanciarla. Partendo non dall’ingegneria istituzionale (“ci serve una riforma dei Trattati”, come si diceva a Bruges o Fiesole quando ero giovane io) ma da tanti ragazzi vulcanici, allergici ad ogni muro o barriera, e nati dopo Maastricht — nati quindi cittadini europei ma che magari non sanno neanche di esserlo.

La mia generazione, quella dei trentenni e quarantenni assillati dal rischio di dissipare l’eredità dei nonni tramandata dai genitori prima di aver messo in sicurezza qualcosa per i propri figli, ha una responsabilità gigantesca, che si gioca nei prossimi anni, e forse nei prossimi mesi. La responsabilità di offrire know-how, storie di fallimenti, esperienze e relazioni a tutti quei giovani (veri) che con coraggio vogliano lavorare oggi per creare una cittadinanza europea compiuta nei fatti. Una cittadinanza unica. E pionieristica.

La prossima fase di integrazione europea non arriverà da una riforma dei Trattati. Arriverà se non ci stancheremo troppo presto di fare quel faticoso e difficile lavoro di unire i puntini delle comunità del cambiamento europee che — ancora troppo solitarie e sconnesse — hanno tuttavia già deciso di alzare la posta, di reagire, e stanno cominciando a guardarsi intorno.

Da dove partire? Ci penso da mesi e alla fine la risposta che mi sono dato a questa domanda è “da quale parte”. La risposta a “da dove partire” molto probabilmente è, semplicemente “partire!”.

Per questa ragione ho trovato molto bello e dirompente il percorso innescato dall’Università di Siena con lo European Millennials Lab: una pista di lancio per buone idee e pratiche in grado di generare una mobilitazione degli europei volenterosi.

Pochi giorni fa è stato presentato pubblicamente un bando innovativo con il quale reclutare da tutta Europa una trentina di giovani con l’obiettivo di portarli a Siena a maggio, per 5 giorni di lavoro pancia a terra, per confrontarsi sui temi europei e partorire idee di “riqualificazione continentale” ambiziose e realizzabili. A questo link la call con tutti i dettagli: http://www.siylab.eu/call/.

Saranno selezionati 35 “nativi europei” che parteciperanno ad una esperienza di formazione nel corso della quale imparare a concepire e sviluppare possibili attività di aggregazione tra comunità appartenenti a diversi Paesi su temi centrali per la cittadinanza europea e l’integrazione del continente. Particolare attenzione — nella selezione dei 35 — sarà data a coloro i quali stiano già sviluppando “consapevolezza” e cambiamento nelle loro rispettive comunità: associazioni, fondazioni, università, istituzioni pubbliche, imprese.

Durante le cinque giornate di Siena sono previsti incontri con “mentori”, personalità del mondo delle istituzioni, dell’economia e della cultura con cui il gruppo potrà confrontarsi, a cui potrà chiedere consiglio, a cui chiedere di commentare il lavoro in corso.

Questi incontri serviranno, complessivamente, anche da “sounding board” per il gruppo selezionato che via via nel corso delle cinque giornate elaborerà varie ipotesi con l’obiettivo di arrivare ad un progetto complessivo. Tutte le attività si terranno nel contesto del Santa Chiara Lab, uno spazio magnifico che l’università senese ha da poco rimesso a nuovo e oggi offre non solo ai suoi giovani studenti. È uno spazio che ho visitato qualche settimana fa e che davvero mette voglia di fare comunità (l’ho raccontato in un breve post su Medium).

Non distraiamoci. Dopo Parigi, dopo Bruxelles: serve rinunciare alla spossatezza del “quello viene dopo”. Serve realizzare la prima azione volenterosa e pan-europea per “fare gli Europei”. Sarebbe davvero importante se poteste far sapere di questa opportunità a ragazzi/e (prima di tutto di altri paesi europei) che vogliano non tanto diventare esperti di policy europee per poi fare carriera a Bruxelles, ma che siano convinti che la “cittadinanza europea” e il “destino continentale comune” sono le uniche cose su cui valga la pena investire per far (ri)partire un processo di integrazione “dal basso”.

Conoscete senz’altro qualcuno che ha il profilo giusto. Diamoci da fare.

alcuni materiali da far girare online