Il “public speaking” tra i banchi di scuola

Sabato scorso, a Bologna, il primo TEDxYouth d’Italia: 16 studenti sul palco con la loro idea per “un nuovo inizio”. Davanti ai rappresentanti di TEDx di tante città italiane. In attesa della prossima tappa — a Bari il 26 novembre — dedicata al deserto.

Cicerone denuncia Catilina, affresco di Cesare Maccari (1880)

Cosa sarebbe stato di Catilina, se i discorsi di Cicerone fossero finiti su YouTube? Ragionando su cosa ci sia dietro ad un discorso di successo, mi sono chiesto quanta forza dipenda dai contenuti, quanta dalle abilità dell’oratore, quanta dalle piattaforme di condivisione, quanta ancora da una dose di imprevedibile casualità. Di sicuro, non esiste una formula magica in grado di definire l’esatto peso specifico di ciascuna delle componenti di un discorso potente. Ma certamente esistono buoni allenamenti, ottimi maestri, e qualche iniziativa abilitante. Da offrire a quanti vogliano misurarsi con sfide nuove, mettendo a frutto le proprie intuizioni e il proprio carisma. Mi piace credere che TEDxYouth rappresenti proprio questo: una palestra per elaborare idee e soprattutto imparare a condividerle al meglio.

Al MIUR ne siamo conviti: gli studenti italiani, per essere competitivi, devono valorizzare la propria dote di ingegno con espressioni creative. Potranno così coltivare spirito di iniziativa, ravvivare la curiosità, raffinare le forme espositive, capire come coinvolgere i propri compagni di oggi — e colleghi di domani. Per farlo, occorrono strumenti semplici, come un curricolo volto a incrementare le competenze argomentative e la capacità di parlare in pubblico, in italiano e inglese. Badate: tutto questo non ha niente a che vedere col crescere nuovi teleimbonitori, quanto una generazione di “viri boni, dicendi periti”, le cui abilità oratorie torneranno utili quando ci sarà da generare la mobilitazione di una comunità, tenere un efficace elevator pitch, diventare agenti di cambiamento. Se pensiamo che non serva — se pensiamo che non servirà sempre di più, forse è perché ci siamo distratti su quello che ci sta succedendo intorno e che l’attualità ci sta proponendo. In questi mesi. In questi giorni.

Gli studenti vincitori del primo concorso nazionale per scuole.

Per tutto questo, qualche mese fa, abbiamo siglato un Protocollo triennale d’intesa tra il MIUR e TED (Technology, Entertainment e Design), grazie a cui i docenti e gli studenti delle scuole secondarie di II grado di tutta Italia potranno utilizzare i percorsi formativi dei TED-Ed Clubs “Lessons Worth Sharing”.

Contestualmente, abbiamo dato il via al progetto pilota TEDxYouth @ Bologna2016, il primo evento-concorso TEDxYouth in modalità italiana. Gli studenti delle scuole secondarie di II grado si sono candidati e hanno raccontato le proprie idee con un talk in 11 diverse categorie: scienze, matematica, musica, arte, pensiero critico, start-up/idee imprenditoriali, tecnologia, sostenibilità, informatica, sport, “altro” (categoria libera).

Abbiamo messo in piedi un concorso nazionale, finalizzato a sviluppare l’ingegno diffuso nella scuola secondaria superiore italiana e incrementare le competenze degli studenti in materia di argomentazione e public speaking. Ogni proposta è stata giudicata sulla base di diversi criteri (chiarezza espositiva, originalità, correttezza dei supporti, uso dell’inglese). Gli 11 finalisti, selezionati grazie a un contest digitale e a una giuria qualificata, si sono misurati col palco, presso l’Opificio Golinelli di Bologna lo scorso 12 novembre, in contemporanea con molti altri eventi in tutto il mondo. Il risultato ci ha lasciato a bocca aperta. Tutto merito di Andrei, Chiara, Mohammad, Alessandra, Eduardo, Anna, Giorgio, Simona, Alice, Špela, Giovanni, Gabriela, Matteo, Claire, Octavian, Cesare.

Attenzione, la cosa importante è che non stiamo parlando di un’iniziativa episodica. Il modello di TED è sbalorditivo dal momento che, come effetto collaterale positivo, ha il merito di aver generato una comunità globale che si preoccupa di stimolare, fertilizzare e diffondere idee di valore. Di allenare alla leadership.

Solo per citare due casi che mi stanno particolarmente a cuore, curiosamente entrambi pugliesi: poco più di una settimana fa si è tenuto nel Salento TEDxLecce, che per un fine settimana ha trasformato il Teatro Politeama nell’ombelico del mondo, grazie anche allo sforzo dell’Associazione Diffondere Idee di Valore e all’attenzione dell’assessore Alessandro Delli Noci.

Adesso, tra meno di due settimane si terrà TEDxBari, con una traccia affascinante che riguarda terre lontante e sentimenti vicini: il deserto. Non sono affatto sorpreso che il gruppo di giovanissimi pionieri che ha messo in piedi il palinsesto abbia attratto relatori di altri tempi, e di altre geografie, che parleranno di storie di cui non possiamo più fare a meno. In bocca al lupo, Davide, Silvia, Giovanna.


TED è un’organizzazione non-profit votata alla disseminazione di “idee che meritano di essere diffuse” — “ideas worth spreading”. Nata come una conferenza in California 30 anni fa, TED è cresciuto nella sua missione attraverso molteplici iniziative e progetti finalizzati alla creazione di una piattaforma globale per diffondere conoscenza e idee. In occasione delle conferenze ufficiali di TED i maggiori protagonisti del “pensare” e del “fare” sono stati invitati a raccontarsi in presentazioni di massimo 18 minuti. Gli interventi, diffusi in varie lingue su canali gratuiti (internet, app, televisione e radio), sono stati visualizzati quasi 2,75 miliardi di volte.

P.S.: è capitato anche a me di fare un TEDx. Lo scorso anno, a Roncade. Per raccontare una storia che è ancora soltanto all’inizio:

video da http://www.tedxroncade.com/