Ritrovata a Rieti la scatola nera della città

Il 29 gennaio 2016, RENA ha presentato a Rieti il Report che racconta i due anni di lavoro che l’hanno portata a pensare, elaborare e condividere un processo di rigenerazione urbana e territoriale, a partire dall’area industriale ex SNIA Viscosa.

Si tratta di un documento che contiene molte azioni significative, in più casi già in corso di attuazione, e tutti gli approfondimenti più operativi relativi alla complessa opera di recupero ambientale e urbanistico dell’area.

Il gruppo di Next Rieti è al lavoro perché nulla di ciò che è contenuto nel Report resti una promettente buona intenzione. Rintracciare le origini di questa storia, collocarla nel tempo e nello spazio, può essere utile.

Partiamo dalla città.

Rieti è una piccola realtà, rappresentativa delle contraddizioni di tutto il Paese: tesori storici e culturali, risorse naturali e umane convivono con una difficoltà antica a riconoscere questi elementi e a valorizzarli, ad uscire da logiche di contrapposizione localistiche, mettendo a sistema un processo di sviluppo.

Dal paesaggio incontaminato ai prodotti tipici, dal rapporto sbilanciato con la Capitale alle ambizioni spesso compresse, la necessità di mantenere l’esistente sembra prevalere sulla capacità di immaginare e progettare un futuro solido, un avvenire in cui siano centrali i giovani (quelli veri, non gli over 30) — a fronte di un progressivo invecchiamento della popolazione — e gli asset territoriali affrancati da una condanna all’abbandono.

Grazie alla crisi la città è diventata il terreno di sperimentazione per una nuova generazione di “pioneri urbani” che grazie a internet si installano nelle vecchie fabbriche di downtown o midtown. «Oggi Detroit è il racconto di due città», ha dichiarato di recente Edsel Ford II, pronipote del fondatore. L’immagine del degrado urbano è ancora innegabile, ma si comincia a vedere anche una emozionante e fiorente metropoli a downtown. È la Detroit che conosco, la stessa che si deve alzare in piedi e aiutare la Detroit che è nei guai». (…) Detroit rappresenta il paradigma di questo fenomeno del ritorno delle fabbriche nelle città: non più stabilimenti inquinanti, assordanti e alienanti, ma spazi ibridi, sostenibili ed ecologici, che riportano la manifattura al centro.

(estratto di un bel pezzo di Manuel Orazi su Pagina99 del 27 febbraio)

foto di Enrico Ferri per Next Rieti

A queste condizioni (di partenza), non è scontato che un gruppo volontario di individui si prenda la responsabilità di intraprendere un percorso di riattivazione del territorio.

Costruire senso è un processo complesso. La difficoltà di immaginare scenari diversi dall’esistente è uno degli ostacoli più duri da superare. “Perché tutto deve andare come è andato sempre?”

Molto spesso a facilitare l’adozione di un atteggiamento progettuale, inteso come la propensione ad agire per trasformare il proprio contesto, è l’individuazione di un simbolo su cui intervenire, sul quale riuscire ad immaginare un primo abbozzo di risultato.

RENA ha deciso di partire da un potenziale “luogo del cambiamento”. Era lì, a pochi passi dai portoni delle nostre case. Per quanto mi riguarda, era letteralmente a pochi km dalla casa in cui sono nato e cresciuto.

Abbiamo trovato uno spazio che potesse accogliere lo spirito del nostro impegno. Abbiamo scelto l’ex SNIA Viscosa, consapevoli della centralità del valore storico che ha assunto nel tempo (dal 1925 — anno della prima pietra), in relazione alla sua irrinunciabile peculiarità ambientale, sociale ed economica (32 ettari nel cuore della città).

La Snia sta a Rieti come la Fiat a Torino. È parte integrante dell’immaginario collettivo della città, dell’identità dei reatini.

Lo stato di abbandono in cui versa il sito (ormai da più di trent’anni) è parsa come una enorme provocazione a cielo aperto, sotto gli occhi di tutti, a cui tutti eravamo abituati, assuefatti fino a considerarla normale.

Una provocazione che durava da anni e a cui era necessario reagire. E reagire in fretta, ma con “nuove” consapevolezze di fondo:

Non partiamo da zero

Come RENA sapevamo anzitutto di muoverci in un campo segnato da chi, prima di noi, si è cimentato con il recupero di quest’area dismessa. Imparare dai tentativi e dai fallimenti vuol dire essere in grado di raccogliere un patrimonio prezioso di conoscenze ed esperienze. Lungo tutto il processo abbiamo raccolto le informazioni necessarie, abbiamo incontrato i soggetti che negli anni hanno avuto a che fare a diverso titolo con l’area. Abbiamo ritrovato la scatola nera di una comunità, per disegnare un percorso nuovo. La scatola nera custodisce e preserva la memoria di un territorio. È l’unico strumento in grado di fornirci gli elementi per ricostruire la nostra storia e riprogettare il futuro, dopo che le nostre ambizioni hanno perso quota.

Cerchiamo persone che sappiano fare domande

Abbiamo messo al centro il capitale umano; prima di chiederci chi avrebbe investito nel nostro progetto, ci siamo domandati chi avrebbe potuto immaginare insieme a noi che cosa fare dell’ex SNIA Viscosa; chi avrebbe avuto la curiosità di venire a Rieti a toccare con mano l’oggetto delle nostre attenzioni. Era così fine maggio 2015 quando progettisti arrivati da tutta Italia ed Europa (selezionati tramite una call internazionale) hanno presentato alla città, dopo giornate intense di lavoro e co-progettazione, una strategia su come recuperare l’area e valorizzare il territorio.

Non bastano una banca, un’impresa, un’istituzione, un’associazione

Nessuno si aspetta che una figura dalle sembianze quasi mitologiche (l’investitore, l’istituzione e la banca fusi in un soggetto unico) possa vedersi affidato il recupero di un’area industriale dismessa della portata dell’ex SNIA Viscosa. Al contrario, quello che abbiamo voluto costruire a Rieti è un percorso inclusivo in cui il coinvolgimento non fosse sinonimo solo di “scegliere tutti insieme” una direzione. Avevamo bisogno che in tanti si assumessero la responsabilità di non divergere dalla meta. Una sola cosa era per noi indispensabile: che fosse impossibile tornare indietro.

Reclutiamo incursori, formiamo ambasciatori

Abbiamo capito che occorreva muovere i primi passi per diventare una città glocal, dove il talento locale ritrova nei processi di condivisione una nuova opportunità per creare valore, contando sull’ispirazione di dinamiche di tipo globale. La vera sfida è stata quella di cercare di trasformare quello che è sempre stato considerato un problema locale in una grande opportunità nazionale. Abbiamo alzato il livello delle nostre ambizioni innescando un processo di scambio che permettesse a Rieti di respirare a pieni polmoni in un’atmosfera internazionale.

Partire da Rieti vuol dire farsi pionieri di un approccio innovativo, replicabile in tanti altri luoghi quanti sono i territori che hanno bisogno di intraprendere un processo collettivo di ridefinizione della propria identità e direzione. Anche per questo il Report non riguarda solo Rieti.

Buona lettura.
Per scaricare il pdf del report: http://bit.ly/reportNextRieti