Sulle note di Mattia Battistini

Teatro Flavio Vespasiano di Rieti

La musica è sempre stata lo strumento con cui si sono abbattute barriere. Per questo una città come Rieti non può, proprio oggi, trasformare la sua geografia in un limite.

Un territorio che si propone di crescere – anzitutto culturalmente, non solo economicamente, e quindi anche nel campo musicale – deve essere in grado di offrire opportunità e occasioni di (alta) formazione per vivere la musica da protagonisti.

In questo senso la realtà reatina dispone, da quasi dieci anni, della presenza importante, ospitata presso la storica dimora del baritono reatino Mattia Battistini (1856 – 1928), del prestigioso Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, che ha delocalizzato, in tale sede, i propri percorsi di studio.

Villa Battistini (Contigliano, Rieti)

Negli ultimi anni, la sopravvivenza di questa struttura è stata legata ad un filo sempre più sottile per la mancanza di fondi: gli unici che arrivavano erano stanziati dall’ente Provincia, e, per una parte importante soprattutto nell’ultimo periodo (2014 – 2015), dalla Fondazione Varrone. Ma già dallo scorso anno la situazione è mutata drasticamente, per le ragioni che hanno interessato tutte le province d’Italia – e si è aperta la «crisi», non essendoci più le risorse per coprire i costi della sede reatina.

Al Ministero abbiamo molto apprezzato la mobilitazione che c’è stata, prima da parte di allievi e genitori, a seguire delle diverse istituzioni del territorio, che hanno prodotto – grazie alla conferma dell’impegno della Fondazione e all’intervento importante della Regione – una sorta di legittimazione dello sforzo straordinario richiesto al MIUR per sostenere l’esperienza del Conservatorio a Rieti.

Adesso, dopo l’impegno economico dello scorso anno accademico (2015/2016), arriva una notizia importante, che il MIUR ha comunicato ufficialmente oggi al Conservatorio – oggi, sì, perché si lavora pure di sabato – e che renderà serena l’estate di tanti ragazzi e delle loro famiglie che hanno creduto nella sede di Mattia Battistini: un accordo dal valore economico di 250 mila euro (90 mila del MIUR, 115 mila della Regione Lazio, 45 mila della Fondazione Varrone) garantirà anche per l’anno 2016/2017 non solo la prosecuzione dei corsi per gli allievi già frequentanti ma anche per l’accoglienza dei nuovi iscritti. Insomma, un’ottima prova di orchestra, che meritava il bis. E che impone adesso a tutti, a partire da questo autunno e non dalla prossima estate, di capire come assicurare una sostenibilità di medio periodo. La fine dei «miracoli», per capirci, e il ritorno alla normalità.

Firma Protocollo di Intesa — Ottobre 2015

Su queste basi, Rieti, da un lato, deve continuare ad “esportare” artisti, creativi e musicisti; dall’altro, deve iniziare ad “importare” le migliori storie ed esperienze straniere per contaminarsi e diventare pienamente un luogo di incontri che producono la migliore formazione classica e il meglio delle nuove avanguardie.

Rispetto alla sede di Rieti, e per il futuro, la partita che il Conservatorio di Santa Cecilia può giocare si disputa in campo internazionale, favorendo l’arrivo nel nostro Paese di studenti di talento provenienti da tutto il mondo, per arricchire i nostri allievi con esperienze fuori dal comune, preparandoli a loro volta a farsi strada nel mondo.