Terminillo Lab

Veduta del Terminillo — foto di Enrico Ferri

Il bando del MIUR sui Laboratori Territoriali — ideato alla fine dello scorso anno, partito a ottobre, e arrivato a conclusione due giorni fa con la pubblicazione della graduatoria dei vincitori — è nato per creare spazi dall’alto profilo innovativo, a disposizione di più scuole del territorio, dove sviluppare pratiche didattiche avanzate e connesse con le politiche di sviluppo locale.

Tradotto: è nato per costruire luoghi cittadini dove i ragazzi possano fare esperienza e scoprire quel mondo del lavoro fatto di innovazione, imprenditorialità e Made in Italy.

I laboratori sono guidati dalla scuole, ma in partenariato stretto con le imprese, le istituzioni locali, le associazioni e le fondazioni del territorio. Se progettati bene, sono quindi destinati a diventare dei nuovi centri civici di formazione e aggregazione. Dove gli studenti non solo imparano delle nozioni, ma soprattutto imparano a crescere. Dove teniamo viva la loro attenzione e alimentiamo la loro curiosità e voglia di scoperta.

La risposta a questo bando è stata fortissima in tutta Italia, segno che le scuole si concepiscono sempre di più come luoghi di crescita ben oltre l’orario scolastico, e che sono disposte a sperimentare, avendo capito che al giorno d’oggi non si impara solo studiando, ma anche facendo.

Al bando hanno partecipato oltre 500 progetti, le prime cinque regioni per numero di progetti presentati sono state Campania, Sicilia, Lazio, Puglia, Lombardia. Di essi, 58 si sono aggiudicati un contributo fino ad massimo di 750.000 euro ciascuno.

Anche a fronte di questa fortissima partecipazione e bella competizione, non posso che apprezzare il lavoro che hanno fatto tre dirigenti scolastiche di Rieti (alberghiero, agrario, liceo scientifico), che hanno saputo mettere insieme un progetto di qualità e visione che — partendo dalla valorizzazione delle peculiarità del territorio reatino — è stato in grado di correre e vincere. Prova che anche a Rieti c’è un tessuto vivo e che le cose «possono succedere», a condizione di dedicarci impegno e di farle con un respiro lungo, sapendo che i ragazzi di Rieti devono essere formati per giocarsela tra 5 o 10 anni non tanto — o non solo — tra di loro in città, ma con i loro coetanei di tutto il mondo.

Mi auguro adesso che gli studenti di Rieti si prendano cura di questo spazio nuovo e ne facciano un luogo di attrazione per tutta la comunità reatina. Un luogo dove sperimentare con l’obiettivo di diventare parte di una generazione creativa che servirà in futuro a Rieti, all’Italia e — aggiungo non a caso — all’Europa.

Il tutto con una attenzione ad una delle cose più preziose che Rieti ha: il Terminillo. Grazie alla presenza di questi ragazzi e attraverso un percorso formativo mirato a favorire la crescita imprenditoriale nei territori montani, la montagna reatina può diventare infatti una palestra di innovazione per la gestione, la valorizzazione e la difesa di tutta la dorsale appennica del Paese.

Sfoglia la graduatoria a questo link